Aldo Giannuli, con serietà, rilancia la necessaria discussione sul tema delle scelte politiche del M5S. Non tutto è perduto.

Finalmente, persone serie (Aldo Giannuli e i suoi lettori web) ci aiutano a ragionare, con pacatezza e rispetto reciproco, di cose serie in modo serio e costruttivo. Le scelte elettorali di 8,5 milioni di cittadini devono essere considerate nella loro complessità. Non tutto è perduto.

Oreste Grani

Qualche risposta a proposito delle scelte del M5s

Immaginavo molte delle obiezioni che mi sono state mosse a proposito delle scelte del M5s a proposito del governo, ma, ovviamente, non potevo rispondere preventivamente. Vengo al merito, sostanzialmente le obiezioni sono:

a- il M5s si  è presentato e si ritiene alternativo all’intero sistema politico, per cui, come potrebbe allearsi con una qualsiasi delle parti di questo sistema senza tradire le assicurazioni date e, quindi, perdere credibilità?

b- più in particolare, il Pd ha un orientamento di politica economica tutto interno alle compatibilità decise dalla Bce e dalla Ue, mentre il M5s ha un orientamento completamente diverso, per cui, su cosa potrebbero accordarsi?

c- La scelta di allearsi al Pd farebbe allontanare gli elettori di destra del M5s (e sono molti, mi si precisa)

d- forse la rappresentanza politica e consiliare grillina non è sufficientemente preparata, ma diamogli tempo e si formeranno e comunque questo abbiamo a disposizione

e- i sondaggi hanno così clamorosamente fallito che qualsiasi cosa dicano non sono più credibili, per cui, se prevedevano il 14% al M5s che poi ha preso il 25%, vedrete che anche la prossima volta il risultato sarà al di sopra delle previsioni.

Rispondo punto per punto:

A- Alleanze: effettivamente il M5s si è presentato ed è un movimento antisistema (che poi riesca realmente a rappresentare un’alternativa ad esso è altro paio di maniche di cui parleremo in altra occasione) per cui, comprensibilmente esclude alleanze con una qualsiasi delle parti di esso. Sin qui nulla da obiettare. Ma la politica è fatta di sfumature e c’è modo e modo e tempo e tempo. Personalmente non credo all’opportunità di un’ alleanza organica e di lungo periodo del M5s con il Pd, magari con una partecipazione al governo. Sarebbe un suicidio insensato del M5s. Ma ci sono molte altre soluzioni possibili, oltre quella della chiusura totale: ad esempio limitarsi a far formare il governo (con una astensione o uscendo dall’aula al momento del voto) con un solo punto da realizzare, la riforma elettorale, per poi andare a votare nel tempo strettamente necessario. Un accordo parziale e temporaneo che, se mi permettete, è cosa ben diversa da un’ alleanza. Il punto è questo: se votiamo con questa legge elettorale orrenda siamo punto e da capo, perché nessuno prende la maggioranza dei seggi al Senato. Ed allora  che facciamo, votiamo per la terza volta in un anno?

Questa è una legge elettorale che ha un doppio handicap: da un lato è follemente disrappresentativa perché dà il 54% dei seggi ad uno schieramento che rappresenta anche meno del 20% del corpo elettorale, dall’altro è costitutivamente portatrice di instabilità, perché produce numeri diversi nei due rami del Parlamento.

Dunque, quantomeno, un accordo di pochi mesi per fare la legge elettorale sarebbe una misura di buon senso. Ma si può fare anche di più, ad esempio, se ci fossero le condizioni, si potrebbe concordare un pacchetto di provvedimenti (ad esempio legge sul conflitto di interessi, sulla corruzione, sul sostegno alle imprese in crisi, su forme temporanee di reddito di cittadinanza, o quello che vi pare) per poi votare entro un anno, insieme alle europee. Occorrerebbe vedere cosa offre la controparte e, per il resto, giudicare caso per caso sulle misure del governo, riservandosi, quando il disaccordo fosse troppo forte, di passare alla sfiducia facendo cadere il governo.

Questa soluzione –ove possibile, cosa da verificare- offrirebbe due vantaggi: permettere al M5s di “portare a casa” dei risultati, dimostrando come, pur senza andare al governo, esso ottiene misure sin qui rifiutate dal sistema (e, quindi, rafforzare il suo consenso) e, in secondo luogo, fare passi avanti nella preparazione di una classe di governo idonea al compito. Un anno sarebbe pochissimo, siamo d’accordo, ma meglio di nulla.

E questo non significa “sposarsi” ma solo sospendere temporaneamente le ostilità. In fondo, anche in guerra, non ci sono solo il momento del combattimento o il “cessate il fuoco”, ma c’è tutta una graduazione: l’armistizio, la tregua, la sospensione momentanea, magari per raccogliere i feriti sul campo ecc.

B- Le differenze programmatiche.
Anche qui sono d’accordo: la linea del Pd è compatibilista ed il M5s non lo è. Bersani al primo degli otto punti ha parlato di abbandono della linea del rigore a tutti i costi, d’accordo, ma è ancora poco per capire cosa significhi in concreto. Su questo però vorrei capire meglio anche quali sono le proposte del M5s al di là del generico rifiuto dell’Euro e delle sue compatibilità. Personalmente mi sono espresso contro l’Euro, sin dalla sua nascita, e penso da tempo che occorra uscirne, ma c’è modo e modo. Una uscita improvvisa e non guidata è possibile ma le conseguenze quali sarebbero? Anche dichiarare default potrebbe essere inevitabile, ma anche qui c’è modo e modo, ad esempio si potrebbe valutare l’ipotesi di un haircut concordato, oppure una discriminazione fra creditori interni ed esterni. Insomma, non è che si possa dire ai creditori “Non ti pago” e pensare che tutto finisca là. Ci sono conseguenze su cui occorre riflettere. Quindi, va bene che ci sono differenze programmatiche però entriamo nel merito per scoprire se non ci sia una fettina, magari piccola, di proposte condivise, ma, soprattutto, teniamo presente che non è una partita a due. Ci sono anche gli altri fuori e, soprattutto, il tetto può cascare in testa a tutti.

C- La fuga degli elettori di destra.
Verissimo: è un rischio che il M5s corre, ma, se è per questo, corre anche quello di un distacco degli elettori di sinistra, che sono anche di più. Ma questo è un rischio connaturale a un movimento come il M5s è: un momento di raccolta della protesta che mette insieme il leghista deluso che ha imparato ad apprezzare Grillo per le sue sparate anti immigrati, lo studente precario che, invece, vuole il reddito di cittadinanza, l’ex di Rifondazione che pensa che finalmente questo è il partito antisistema che cercava, il pensionato che vuole lo stato sociale, il commerciante brianzolo che odia lo stato sociale perché è stufo di pagare troppe tasse, la signora Maria di Voghera e il signor Alfio di Filicudi. Per quanto tempo pensate di tenere insieme questo minestrone? Il problema non è solo la fiducia al governo, perché divisioni del genere verranno fuori ogni giorno, che si tratti della legge sull’immigrazione o dei marò detenuti in India, della posizione da prendere sulla Siria o della nuova riforma degli studi universitari. Ogni movimento di protesta, prima o poi, si è trovato ad un bivio: trasformarsi in una forza politica con precisi connotati –e quindi amalgamare dei pezzi e perderne altri- o esplodere in mille schegge. Per ora questo caravanserraglio del M5s sta in piedi su due cose legate fra loro: la figura carismatica di Grillo e la protesta contro un sistema politico indecente.

A proposito: l’espressione di Battiato sul Parlamento era sgradevole perché si lasciava interpretare in senso misogino, quel che non era nelle sue intenzioni, ma, nel merito, vogliamo negare che questa classe politica ha una bella fetta di mercenari pronti a passare da una parte all’altra? La prossima volta, magari Battiato anzicchè dire troie dica lanzichenecchi, che fa più fino; però il vilipendio del Parlamento, il vero vilipendio, è quello di chi ci manda certa gentaglia.

Tornando al discorso principale: che si tratti della fiducia o di altro, il M5s deve mettere in conto che ha un elettorato vasto quanto disomogeneo e messo insieme in pochissimo tempo. Anche per questo, immaginare altre ondate plebiscitarie è poco realistico e, comunque, comporterebbero ulteriori problemi di gestione di un seguito sempre più disomogeneo.

D- i parlamentari grillini matureranno: speriamolo e se possibile facciamo qualcosa per aiutarli in questo senso, però diciamoci che la presentazione è un disastro, sia per la manifesta incompetenza, sia –consentitemelo- per alcuni tratti di rozzezza umana prima che politica. Sono rimasto trasecolato dall’uscita di Gessica Rostellato che ha rifiutato di stringere la mano a Rosy Bindi, dichiarando che “non è un piacere” e che lei è una persona “sincera”. A parte il fatto che la sincerità sta diventando l’alibi di una legione di selvaggi che si sentono autorizzati ai comportamenti più inurbani, il punto più grave non è il gesto in sé ma quello che sottintende. L’idea è quella di una superiorità morale in nome della quale  si rifiuta di riconoscere l’altro come pari: “Io sono una persona per bene e tu sei una merda alla quale non do nemmeno la mano”. In vita mia, a causa dei miei incarichi peritali o in commissione parlamentare o per delle interviste, mi è capitato di incontrare mafiosi, probabili stragisti ed accertati golpisti, truffatori dichiarati, ignobili depistatori, assassini acclarati,  tangentisti ed ogni altro genere di gentiluomini, ed ho sempre stretto la mano a tutti guardandoli negli occhi. Non “facendo finta di nulla” per un vuoto atto di cortesia formale, ma perché non mi sono mai sentito superiore moralmente a nessuno e non mi sono mai sentito il custode di alcuna virtù. E non ho mai pensato che l’ultimo delinquente, per il solo fatto di esser stato tale sino a cinque minuti prima, fosse predestinato a restarlo per il resto della sua vita. Nessuno è indegno di una stretta di mano. Tanto più se poi, questo rifiuto si basa non su qualche particolare comportamento personale, ma solo sulla appartenenza ad un partito. E’ questo che mi fa temere che dietro a questo rifiuto pregiudiziale di ascoltare l’altro ed aprire una qualche interlocuzione parlamentare ci sia, più che un giudizio politico, una qualità antropologica che non mi piace affatto. Sono sincero anche io: va bene?

Prendiamola per una dimostrazione di infantilismo e non facciamola troppo lunga, però non fateci più vedere cose di questo tipo. Dopo vedremo se e come riuscirete a fare il mestiere di parlamentari che, lo dice la parola stessa, presuppone il fatto che si parli con gli altri, non che li si copra di insulti. Le piazze sono le piazze ma il Parlamento non è una piazza, cerchiamo di ricordarlo.

5- I sondaggi non sono credibili: figuriamoci! Con me sfondate una porta aperta, anzi, una porta che non c’è. Però, attenzione: il sondaggio può truccare ma sino ad un certo punto. Poi c’è un’altra cosa: il sentire comune, per il quale l’opinione pubblica certe tendenze le coglie. Che Berlusconi fosse in caduta libera sino a dicembre, non c’era bisogno dei sondaggi per saperlo. Che poi abbia iniziato una rimonta preoccupante abbiamo iniziato a pensarlo tutti dopo la serata da Santoro e  bastava parlare con la gente al bar per percepirlo: il vecchio elettore del Pdl, che da un po’ di tempo stava muto e defilato, tornava ringalluzzito, vice versa, il vecchio pensionato militante del Pci, che sino a quel punto era certissimo della vittoria iniziava a mostrare qualche preoccupazione. E così si percepiva che la lista di Monti non stava affatto decollando, che la campagna elettorale del Pd era fiacca e che il M5s, invece, stava per avere un clamoroso successo. Ovviamente, nessuno era in grado di fare cifre, di dire di quanto il M5s sarebbe avanzato e di quanto Monti sarebbe affondato, ma le tendenze generali erano quelle.

Per capire dove soffia il vento mi basta parlare con la gente: al bar con i vecchi pensionati, in facoltà con gli studenti, dal barbiere o magari in taxi (i taxisti sono meglio della doxa, credetemi, perché parlano con un mare di gente ogni giorno). E la sensazione che sto ricevendo è che lo stato d’animo prevalente sia quello della preoccupazione per l’instabilità. La gente vuole un governo, comunque sia. Non dico che abbia ragione e che sia la cosa migliore da fare, registro solo un umore ogni giorno più forte. Mentre trovo pochissime persone disposte a prendere sul serio l’idea di un incarico per formare il governo ad un esponente del M5s. Persino fra elettori cinque stelle spesso sento dire che è una trovata propagandistica, magari per presentarsi alle elezioni, ma non ci si crede. Ci sono poi segnali di malumore di tutti i principali testimonial di Grillo: da Fo a Battiato, da Celentano alla Mannoia, tutti invitano Grillo a “non esagerare”. E non è poco.

Ma su tutto dovremo tornare ancora a lungo. Aldo Giannuli