Strano ma vero: «L’intelligence deve cominciare a lavorare dietro le quinte»

26 aprile 2014

Quattro anni fa venne pubblicato il post che leggete di seguito. Molta gente è affogata, molte parole sono state spese, Regeni è stato morto ammazzato eppur qualcosa si muove. Procede inesorabile l’avanzata del M5S, altrettanto il crollo del PD e della sua inetta classe dirigente, mentre anche la Francia, quella che chiudeva i confini per quattro profughi, versa in una condizione miserevole a giudicare dal suo futuro presidente Macron, o Micron? Così, mentre Netanhyau rifiuta di incontrare il ministro degli esteri tedesco a causa delle Ong palestinesi o filo qualcosa e qualcuno si sveglia nel denunciare gli anomali contatti tra trafficanti di esseri umani ed esponenti delle Ong, ci sembra doveroso riproporre l’analisi che segue.  Buona lettura.

La redazione

24 maggio 2013

Russia, Putin firma legge anti-Ong estere

Un colpo al cuore delle organizzazioni non governative quello rifilato dal presidente russo Vladimir Putin con la firma di una legge controversa che defiisce le Ong che ricevono fondi dall’estero come «agenti stranieri». Le due camere del parlamento avevano approvato in settimana il testo che pone sotto uno stretto controllo le organizzazioni non governative che ricevono finanziamenti da paesi stranieri. Fonte Lettera 43, 21 luglio 2012

Merkel a Putin, preoccupazioni per ong

Mosca ha assicurato che non vuole disturbarne lavoro 08 aprile, 11:43, 2013

 (ANSA) – BERLINO, 08 APR – La Germania ha espresso ”le sue preoccupazioni” per i controlli sulle fondazioni tedesche in Russia e il presidente Putin ”ha assicurato che non c’è l’intenzione di disturbare il lavoro delle ong”. Lo ha detto la cancelliera Angela Merkel ad Hannover, in una conferenza stampa tenuta con il presidente russo Wladimir Putin. ”La Germania e’ per una vivace societa’ civile in Russia”, ha detto la cancelliera.

“La morte del multiculturalismo è una balla”

Alessandro Politi, analista politico ed esperto di terrorismo, racconta i retroscena della decapitazione di Londra e spiega come l’intelligence può prevenire tragedie di questo genere

[…] L’intelligence deve cominciare a lavorare dietro le quinte [!], attraverso una rete sociale come le ong. Fonte Panorama.it, 24.5.13

“Intelligenza” e “sicurezza” sono concetti correlati, al punto da poter essere considerati sinonimi. Se, infatti, gli antropologi definiscono l’intelligenza come la caratteristica principale degli esseri umani, che consente loro di sopperire alle “carenze biologiche” – ovvero, all’assenza di caratteri specifici funzionali alla sopravvivenza, intesa come garanzia di esistenza nella difesa dagli attacchi esterni e nello sviluppo delle potenzialità biopsico-fisiche –, il termine è anche usato in un’accezione specifica, come funzione dello Stato, di reperimento, raccolta e analisi di informazioni, a garanzia della sopravvivenza e dello sviluppo dell’entità statuale, e quindi finalizzata, appunto, alla sicurezza, all’autoconservazione e all’evoluzione.

Come il modo di intendere l’intelligenza in quanto facoltà individuale si è modificato nel tempo, adattandosi ai sistemi di vita e di pensiero che si sono affermati nel corso della storia e delle sue trasformazioni, così anche il modo di intendere l’Intelligence si è modificato e, soprattutto, necessita di essere modificato, per adeguarsi alle nuove condizioni di esistenza, nazionale, internazionale e planetaria. Occorre, cioè, ripensare una “cultura dell’Intelligence” adeguata ai nostri tempi e alla nostra realtà.

In Italia è assente un dibattito sufficientemente scientifico e articolato intorno ai nuovi concetti di intelligenza e di sicurezza. Tale carenza ha provocato una condizione di pericolo per il nostro Paese nell’attuale crisi internazionale e mondiale, caratterizzata dalla rottura degli equilibri politici e dal predominio dell’economia finanziaria virtuale, con mescolamenti culturali caotici, che sono seguiti, in particolare, alle nuove scoperte tecnologiche, soprattutto nell’informatica e nella comunicazione, con il diffondersi dei social network e di “circoli” telematici, come è parso particolarmente evidente negli avvenimenti della cosiddetta “Primavera araba”.

Leonid Breznev

Leonid Breznev

Noi italiani, dopo il disastro libico, siamo drammaticamente fuori dalle dinamiche mediterranee, e quindi, da quella che sarà l’unica possibile soluzione strategica per la nostra identità ed economia.

La nostra finalità non è criticare i servizi segreti italiani, bensì il vedere se nuove prassi e metodologie possano migliorarne l’efficacia con la piena soddisfazione di tutti. In questo contesto, le strutture e i sistemi di Intelligence tradizionali italiani hanno mostrato la loro inadeguatezza, in più occasioni, interne ed esterne.

Le vicende politiche di “casa nostra”, almeno degli ultimi dieci anni, sono sfuggite al “controllo” dei servizi di sicurezza dello Stato, prestandosi ad “interferenze” esterne, che hanno orientato gli accadimenti italiani verso direzioni non rispondenti agli interessi nazionali. Certi comportamenti dell’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, a carattere privato o pubblico, comunque li si voglia definire a seconda della propria posizione politica, culturale, etica o ideologica, si sarebbero dovuti evitare grazie ad un ruolo realmente efficace dell’Intelligence. I “Servizi Segreti” italiani avrebbero dovuto far comprendere al Premier, per esempio, che era quantomeno “inopportuno” frequentare certa gente e condurre uno stile di vita che metteva a rischio l’autonomia e il bene nazionale.

Inoltre, non risulta che l’Intelligence sia stata capace di impedire l’uso illegale e destabilizzante per il Paese che un management corrotto e disinteressato al bene comune ha fatto di Finmeccanica, entità strategica per la sicurezza dello Stato. Dove sono finiti i “criteri base” per la concessione dei nullaosta di segretezza? Come si può consentire a personaggi quali quelli che si aggiravano intorno al vertice di Finmeccanica di violare continuamente e nella sostanza i criteri di sicurezza previsti nella fabbricazione di materiali classificati, e ignorare che, comunque, quando si producono per Paese terzo, si ha il dovere prioritariamente di proteggere l’appartenenza e la riservatezza di quel bene al committente? Cos’altro è stata se non un atto di sfiducia verso Finmeccanica la disdetta della fornitura dell’elicottero commissionata dagli Stati Uniti per il Presidente Obama, disdetta annunciata dal Presidente in persona nel febbraio 2009 a pochi giorni dal suo insediamento ufficiale alla presidenza? Quell’episodio non aveva forse già annunciato tutto ciò che puntualmente poi è avvenuto in Finmeccanica? Dove è finita, in questi anni, la categoria dell’abilitazione, cioè la valutazione delle persone autorizzate ad avere accesso alle notizie o a partecipare comunque ad attività “classificate”? Che cos’è “classificabile” in un Lavitola o in un Mokbel? Dove sono le richieste e gli eventuali esiti positivi di concessione di NOS di Lavitola e di Mokbel? La verità è che non ci sono, e che questi signori si aggiravano nel labirinto delle nostre cose riservate senza nessuna autorizzazione.

Anche in occasione della crisi libica, l’Intelligence italiana non si è distinta per capacità di conoscere quanto si concertava e si organizzava finanche tra Paesi alleati della Nato, e all’opinione pubblica e alla stampa internazionale non è sembrato che il nostro Ministero degli Esteri abbia saputo opportunamente prevedere gli avvenimenti che stavano per verificarsi, quindi, suggerire linee di azione funzionali a difendere il Paese e la sua economia dall’attacco degli interessi stranieri.

Ciò è accaduto anche a causa della legislazione italiana, che fa dipendere i Servizi di Intelligence dal potere (politico) esecutivo, che spinge e “convince” da troppi anni i vertici delle nostre agenzie di sicurezza ad “attaccare il somaro dove il padrone vuole”.

(Continua)

Oreste Grani e la redazione di Leo Rugens

Annunci