Dopo la Turchia, tocca al Brasile. Gli italiani dietro gli incidenti a San Paulo e Rio de Janeiro

Cari lettori, si vocifera (i soliti ben informati!) che dietro alle manifestazioni delle donne e degli uomini di Turchia, da settimane “diritti” e coraggiosi, fino all’estremo sacrificio, a soffiare sui sacrosanti motivi della protesta democratica, ci siano i conti aperti di chi teme il ritorno dell’espansionismo ottomano. Non si sa chi siano questi fantasmi ma, ci sono.

Viceversa, certamente ad aizzare la piazza carioca ci sono gli “italiani” che vogliono far pagare a Lula da Silva e alla presidente compagna Dilma Rousseff l’affronto di non averci riconsegnato l’assassino Battisti. Così, per non aver accolto l’istanza di estradizione di un terrorista che per anni ha operato per destabilizzare l’Italia al soldo e protetto da paesi nemici del nostro, milioni di brasiliani sono trascinati nel caos eversivo e negli incidenti di piazza.

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Tutti gli sforzi fatti dalla classe dirigente brasiliana, da venti anni, orientati a contrastare la povertà, le disuguaglianze sociali, la violenza urbana e protesi a realizzare una più giusta distribuzione delle terre e lo sviluppo ulteriore del settore turistico in previsione dei Mondiali di calcio 2014 e, soprattutto delle Olimpiadi 2016, saranno vanificati.

I brasiliani sono pronti a tutto pur di non riconsegnarci l’assassino/innocente Battisti. Ma anche gli italiani, agenti provocatori e fomentatori della piazza, non molleranno.

Quando qualche vecchio bizzarro come Leo Rugens, ipotizza grovigli di questa complessità è sempre opportuno non sottovalutarne l’ironia, i doppi sensi e le ipotesi paradossali.

Non si sa mai.

Domani, infatti, si gioca Brasile-Italia. Si corre, quindi, dietro alla palla, mentre le persone, drammaticamente per ciò che ritengono giusto, perdono la vita.

 

Oreste Grani

P.S.: fine degli scherzi. Suggerisco di riportare, con le buone o con le cattive Battisti in Italia.