C’è del marcio a Siena. “Ipazia” aveva ragione e … siamo solo all’inizio

MPS

C’è del marcio a Siena e “Ipazia” aveva ragione. Meditate contradaioli, meditate. Tra pochi giorni la giostra del Palio vi stordirà di nuovo.

L’11 marzo 2013, a proposito del suicidio di David Rossi MPS, Leo Rugens scriveva: “La verità, se la si cerca, è nei tabulati dei cellulari”. E nelle tracce elettroniche delle email. Come volevasi dimostrare.

Oreste Grani

CONTRADAIOLI ... VIETATEMI L'USO DI QUESTA FOTO!

CONTRADAIOLI … VIETATEMI L’USO DI QUESTA FOTO!

MPS, ROSSI SAPEVA “HO LAVORATO CON TUTTI MAGARI GLI CHIARISCO IO…” (Davide Vecchi).

06/07/2013

Ecco le email che il responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi inviò all’amministratore delegato della banca, Fabrizio Viola, due giorni prima di decidere di togliersi la vita. Voleva andare dai pm per raccontare la sua verità.

Stanno cercando di ricostruire gli scenari politici e i vari rapporti. Ho lavorato con Piccini (ex sindaco di Siena, ndr), Mussari, Comune, fondazione, banca. Magari gli chiarisco parecchie cose”. David Rossi scrive anche questo all’amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola, nello scambio di mail tra i due cominciato lunedì 4 marzo con il messaggio in cui Rossi, capo della comunicazione di Rocca Salimbeni, chiedeva aiuto perché aveva intenzione di togliersi la vita: “Stasera mi suicido, sul serio, aiutatemi!!!!”. Due giorni prima di uccidersi lanciandosi dalla finestra del suo ufficio, Rossi già non vedeva molte alternative per uscire dall’inchiesta sul Monte.

HA CERCATO aiuto in Viola, lo ha chiesto. Ed è riuscito, nonostante la sua prima mail sia rimasta senza risposta, a parlargliene. Anche con una telefonata avvenuta tra la prima e le altre mail, sempre lunedì 4 marzo, mentre l’amministratore era a Dubai in vacanza. Un colloquio durante il quale, a quanto si apprende da fonti investigative, Rossi fece nuovamente presente la volontà di parlare con i pm. Volontà poi ribadita nelle successive mail.

Scrive un primo lungo messaggio alle 14:12 a Viola: “Ho bisogno di un contatto con questi signori perché temo mi abbiano male inquadrato come elemento di un sistema e di un giro sbagliati. Capisco che il mio rapporto con certe persone possa farglielo pensare, ma non è così”, si sfoga Rossi. Tenendo la barra sui vecchi vertici, su quel Giuseppe Mussari con cui lui ha lavorato in Comune, poi in Fondazione e in Rocca Salimbeni e a cui è legato da una profonda amicizia. “Se mi avessero chiamato a testimoniare glielo avrei spiegato, invece mi hanno messo nel mirino come se fossi chissà cosa. Almeno è l’impressione che ne ho ricavato”, ha paura di finire coinvolto nell’inchiesta. “Avendo lavorato con tutti, sono perfettamente in grado di ricostruire gli scenari, se è quello che cercano. Però vorrei garanzie di non essere travolto da questa cosa, per questo lo devo fare subito, prima di domani. Non ho contatti con loro ma lo farei molto volentieri se questo può servire a tutti. Mi puoi aiutare?”. Viola risponde alle 14:24, telegrafico: “La cosa è delicata. Non so e non voglio sapere cosa succederà domani. Lasciami riflettere”. David insiste, cerca una rassicurazione. Che non arriva. Manda un’altra mail. L’ad risponde: “Ho riflettuto. Essendo la cosa molto delicata credo che la cosa migliore sia quella che tu alzi il telefono e chiami uno dei pm per chiedere un appuntamento urgente. Qualsiasi altra soluzione potrebbe essere mal interpretata”. Forse Rossi avrebbe voluto esser preso per mano, avere una parola chiara dal vertice della banca, una risposta a quel “vorrei garanzie di non essere travolto da questa cosa”. Così alle 17:12, tre ore dopo, Rossi risponde: “Ripensandoci, sembro un pazzo a farmi questi problemi. Scusa la rottura…”. Il giorno successivo, martedì 5, i due si sentono nuovamente al telefono. Ma parlano dell’organizzazione di un evento fissato per giovedì 7 al Four Season di Firenze. Incontro a cui Viola e Alessandro Profumo poi parteciperanno. Rossi no. Perché la notte prima decide di aver finito le alternative al suicidio.

IERI I PM TITOLARI delle inchieste legate a Rocca Salimbeni, Aldo Natalini, Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso, hanno aperto un nuovo fascicolo d’indagine sul suicidio di Rossi a seguito della pubblicazione delle prime mail da parte del Fatto . Il pm Natalini ha convocato e sentito sei giornalisti nel corso della giornata di ieri. Ma già alle nove l’avvocato del Monte era nell’ufficio del magistrato e c’è rimasto per oltre tre ore. A quanto si è appreso l’argomento centrale è stata la mediazione in corso tra gli eredi di Rossi e la banca.

Nel corposo fascicolo aperto sul suicidio ci sono numerosi verbali, dei familiari e amici dell’uomo della comunicazione, di colleghi e vertici della banca. Gli inquirenti hanno cercato di ricostruire gli ultimi giorni di vita di Rossi, soffermandosi soprattutto sulla possibilità che si sentisse escluso e prossimo a essere sostituito. In particolare dopo la fuga di notizie sull’azione di responsabilità avviata da Mps contro gli ex vertici e le banche Nomura e Deutsche decisa nel Cda del 28 febbraio. Sentiti anche i manager arrivati a Siena con Viola e Profumo. Come Bernando Mingrone, giovanissimo Cfo. Che ai pm, tra l’altro, racconta che la sera del Cda “mettemmo una stampante diretta (…) per evitare passaggi”. Ma, aggiunge, “quando lasciammo la banca quella sera (…) fu Profumo a dire a Rossi quello che aveva deciso il Cda”.

Così, quello che doveva essere il capitolo più rapido da chiudere, si sta rivelando più complesso del previsto. Intanto lunedì ci sarà il riesame sul sequestro agli ex vertici e Nomura. I magistrati vogliono chiudere entro il mese anche Antonveneta. Ma ora saranno impegnati a sentire le nuove persone entrate nel suicidio Rossi.

Da Il Fatto Quotidiano del 06/07/2013.