F35 si, F35 no. L’importante è ragionarne seriamente

Un “dato aperto”, in tempi di Snowden, è il primo, importante passo verso la trasparenza e la partecipazione attiva dei cittadini utenti della rete. Il web ha bisogno di informazioni qualitative e alti livelli di consapevolezza di chi vi accede.

Torno su F35 e aggiungo a quanto Leo Rugens ha saputo dire (I COSTOSISSIMI F35 LI HA ORDINATI MASSIMO D’ALEMA, Disdire l’acquisto degli F35 come ha annunciato il M5S e tutelare l’interesse nazionale in politica estera con scelte strategiche, Lockheed F35: Il lupo perde il pelo ma non il vizio, Quei temerari sulle macchine volanti, ovvero l’obbligo di un acquisto, Perché Giuseppe Grillo parla con i giornalisti stranieri e non con i pennivendoli nostrani. Prove di politica estera), uno stralcio di conversazione web straordinario per qualità e rigore morale dei dialoganti. Antonio De Martini e il generale Alberto Zignani, non sono giovanissimi ma sono entrambi prova che il problema del web è prioritariamente quello dei contenuti e dell’affidabilità delle fonti. È stato un vero piacere leggerli.

Oreste Grani

UN INTERVENTO DEL GENERALE ALBERTO ZIGNANI SUGLI F 35 IN CUI SI CHIARISCONO ALCUNI ASPETTI CHIAVE.

http://corrieredellacollera.com

“Caro Antonio, mi limito a fare un breve commento relativo agli F35.
Io sono stato contrario a quel programma fin dall’inizio, ma chi avrebbe dovuto non mi ha voluto ascoltare. Ora però è troppo tardi per uscirne. Perderemmo troppi soldi già spesi, vanificheremmo investimenti già fatti, annulleremmo posti di lavoro creati, rinunceremmo a programmi di ricerca già avviati. Senza alcuna contropartita.

I programmi relativi agli armamenti più complessi hanno una durata di 15-20 anni, dal loro avvio all’entrata in attività del sistema d’arma. Bisogna avere la capacità di saper valutare in prospettiva la “convenienza” (militare, economica, industriale) di una cooperazione internazionale prima di entrarvi. Pentirsi e uscirne a oltre la metà del suo percorso, secondo me, è – dal punto di vista economico – a dir poco, sconsiderato. Specialmente, in tempi di crisi economica come quelli che stiamo vivendo.”

Ho ricevuto questo pacato commento ( di cui lo ringrazio) da Alberto Zignani che è stato Segretario Generale della Difesa, nonché comandante generale della Guardia di Finanza.

L’ho conosciuto quando era, generale di brigata, a capo della pianificazione finanziaria della Difesa, nel travagliato periodo della prima guerra del golfo (1991).

Il testo originale del suo intervento può essere letto anche nel post precedente, ma gli dedico un post ”centrale” perché merita tutta l’attenzione e il rispetto dovuto a una persona per bene, a un esperto tecnico ed a un uomo che non ha esitato a dire tutto quel che doveva anche alla stampa (e a viso aperto, non nelle osterie fuori porta) infischiandosene delle conseguenze, denunziando i continui contrordini politici, le cancellazioni di programmi costati 500 miliardi di lire a volta ecc.

Mi risuonano ancora nelle orecchie le sue parole quando accettò la proposta di tenere una conferenza stampa per denunziare i continui rifacimenti di programmi volti più a coprire buchi di produttività industriale che necessità della Difesa: ”mio padre ci ha lasciato la pelle per l’Italia, io posso benissimo rischiare i miei galloni”. (fu decorato di medaglia d’oro al VM alla memoria ndr).

Le urla del ministro Rognoni risuonarono a lungo nei corridoi della Difesa, ma non osò intervenire disciplinarmente e l’incidente non costò i galloni di nessuno: Zignani fu ugualmente promosso e l’ottimo ministro Beniamino Andreatta gli affidò la successione di Franco Angioni alla segreteria generale.

Nel suo intervento vi sono degli elementi importanti di precisazione:

A) Egli ci dice di essere stato contrario alla scelta di acquisto degli F35 fin dall’inizio. Dunque, la vulgata che il parere dei tecnici sia stato favorevole all’F35 è un’altra bugia – se fosse stato un Presidente a dirla sarebbe una mera imprecisione degli uffici – assieme alla valutazione dei costi ” “Perderemmo troppi soldi già spesi,vanificheremmo investimenti già fatti, annulleremmo posti di lavoro creati, rinunceremmo a programmi di ricerca già avviati. Senza alcuna contropartita”. Quanto è stato speso e come è stato spesato? Il ministro Mauro che sembra volersi distinguere, potrebbe darci una franca risposta.

B) le convenienze indicate sono di tre tipi:” militare, economica, industriale”. Vediamoli.
Militarmente, penso potrebbero essere certamente utili alla Marina che ha gli Harrier che hanno quasi la mia età. Per due “portaerei”, diciamo 40 pezzi riserve comprese.
Industrialmente: Impegni presi venti anni fa devono avere clausole di salvaguardia e dopo le tempeste finanziarie avvenute dal 2008 in poi, credo valgano almeno una rinegoziazione delle condizioni. È un caso di forza maggiore. O no?

Venti anni fa, la guerra fredda era finita da troppo poco tempo per prendere in considerazione il prodotto russo SU 35, le cui prestazioni – per ammissione USA – sono superiori.
Oggi, non possiamo far finta che la Russia non abbia partecipato al G7 di Pratica di mare ed al vertice NATO di Lisbona, ha aiutato – è vero – la Serbia, ma senza interferire nell’azione militare NATO sia nei Balcani che in Libia; sta aiutando logisticamente e politicamente la NATO impegnata in Afganistan.

Insomma la Russia si è distanziata dall’alleanza atlantica meno (o quanto) della Germania per la Libia e della Francia che è restata quaranta e più anni fuori del dispositivo militare alleato.
Se si dice che la guerra fredda è finita, perché non tenerne conto a livello industriale?

Sono certo che i russi, per entrare nel mercato di Lockheed sarebbero disposti ad accollarsi tutte le penali e le spese di riadattamento strutturale e formativo e ad offrire accordi industriali molto soddisfacenti. Hanno fatto sondaggi? Dobbiamo chiederlo alla NSA?

Il governo – o almeno Finmeccanica – potrebbe usare questa carta per negoziare nuove quantità e prezzi oppure una maggiore fetta industriale. Lo ha fatto l’Olanda (che poi ha cancellato l’ordine), possiamo farlo anche noi.
Se non si vuole usare l’SU 35 come spauracchio negoziale, si può usare l’Eurofighter: anch’esso ha un costo del 50% inferiore al costo conosciuto dell’F35.

C) Unico, misero segnale di vita vegetale in materia, un articolo di Marco Panara su ” La Repubblica” di ier l’altro, che dopo essere passato accanto ai problemi reali, propone di avere in cambio la fornitura dell’elicottero presidenziale americano: uno spot pubblicitario ridicolo e già visto in confronto al contratto di cui si discute.
È come se a fronte del danno di un incidente d’auto, ci offrissero un bacio perugina, mentre siamo anche a dieta.

D) la Lockheed è già stata colta in flagranza di reato per aver dato tangenti a politici italiani (e non ne ha fatto il nome) per forniture della Difesa. Perché non la cancellano dall’albo dei fornitori (a meno che non dica chi ha incassato e quanto)? Il nome Boeing o Dassault non piace?

E) sono d’accordo sul fatto che è da sconsiderati rinunziare a un programma e ad una integrazione industriale in cambio di nulla. Anche gli aggiornamenti e i cambi di accordi industriali vanno rinegoziati per tempo a pena di sconsideratezza. Come è da sconsiderati affermare l’impotenza del Parlamento vis a vis del Consiglio supremo di Difesa. Anzi, è peggio.

Penso che ci siamo confrontati in maniera civile scambiandoci informazioni e commenti che la Corte dei conti dovrebbe dare ai cittadini e non lo fa, perché impegnata a fare le pulci a deputati regionali napoletani per l’acquisto di qualche pacchetto di sigarette che hanno avuto il civismo di non acquistare dai contrabbandieri.
Con stima e rispetto,
Antonio