Alma, Alua e Goga: due innocenti e una che la sa lunga

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C’è stato un tempo in cui qualcuno – per esempio l’ambasciatore in Italia della Repubblica del Kazakhstan Olzas Sulemeinov, in accordo con Giandomenico Romanelli, direttore all’epoca dei Musei Civici Veneziani – riteneva che la cultura dovesse essere lo strumento strategico per la conoscenza reciproca tra il popolo kazakho e l’Italia. In questo spirito e sotto la spinta entusiastica del già “bolscevico” Giulio Amatucci presidente della Camera di Commercio Italo-Kazakha, per esempio, si realizzò la mostra “Sciamani e Dervisci dalle steppe del Prete Gianni – Religiosità del Kazakhstan e percezione del fantastico a Venezia” di qualità raffinatissima.

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Di quegli sforzi culturali, a leggere le cronache giornalistiche e i rapporti dei nostri operatori di intelligence, rimane ben poco. Ora, per ingraziarci il Dittatore Nursultan Nazarbayev e per dare sostanza ai necessari accordi commerciali, invece di sviluppare iniziative culturali, facciamo estradizione di donne e bambine legittimamente protette dal diritto internazionale e dai loro documenti di riconoscimento autentici. Il riferimento, ovviamente è ad Alma Shalabayeva e alla figlia di sei anni Alua, rispettivamente mogli e figlia di Mukhatar Ablyazov.

L’Italia, patria del diritto, pensava di avere visto a sufficienza con il caso Abu Omar. Come abbiamo già scritto, quel caso ha portato molta sfortuna agli esponenti delle nostre istituzioni di intelligence protagonisti superficiali e zelanti esecutori operativi in quel episodio.

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L’articolo di Orlando Cecini “Interessi economici tra Italia e Kazakistan: ecco cosa c’è dietro il caso Ablyazov” pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 7 luglio inquadra bene le premesse della vicenda ma tralascia che Ablyazov sia scappato dalla Gran Bretagna, paese che, dopo averlo accolto in fuga con un consistente gruzzolo nell’agosto del 2010 (vedi articolo), lo ha in seguito condannato per falsa testimonianza a due anni di carcere (Fugitive former bank boss from Kazakhstan is set to be stripped of £150m assets as judge brands him ‘cynical and devious’). Con l’aiuto di chi e perché abbia nascosto parte della famiglia e forse se stesso in Italia non è chiaro. E questo invece va chiarito!

Sia detto per inciso che, come insegna il Maestro John Le Carré ne Il nostro traditore tipo, la Gran Bretagna accoglie da decenni i capitali degli oligarchi sovietici prima ex sovietici poi (il Kazakhistan un tempo era parte dell’URSS, sia detto per i più giovani lettori; Russians profit from Britain’s offshore secrecy), quindi non stupisce che Ablyazov vivesse lì e che lì avesse acquistato una lussuosissima casa. Stupisce che nel 2012 un giudice lo abbia condannato per insulto alla corte avendo mentito sul proprio patrimonio, rivelando così un cambiamento di rotta della politica e dell’intelligence britanniche che hanno evidentemente scaricato uno scomodo “oppositore”.

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In un post successivo, si evidenziarà la complessità del personaggio Ablyazov e dei suoi trascorsi, sottolinenando il pressapochismo di chi ha ritenuto opportuno intrattenere relazioni con esso, giacché da oltre un decennio il signore si trova al centro dell’interesse e delle operazioni dei servizi di intelligence russi, ucraini, cinesi, statunitensi, britannici e ultimi (?) israeliani.

Veniamo infine alla, forse, non casuale presenza in Italia, in coincidenza con l’inizio della fuga di Ablyazov, della signora Goga Ashkenazi, già attenzionata oltre un decennio fa dal settimanale “Oggi”, che la immortalò ventenne in topples sullo yacht di Flavio Briatore intenta a un affettuoso brindisi con il proprietario. Sulle avventure della signora segnalo il post “Goga Ashkenazi avventure di una miliardaria – Attuale fidanzata di Lapo Elkann ha costruito un impero, passando attraverso i letti dei playboy eredi delle dinastie più influenti al mondo“, esauriente ma ingeneroso. A nostro sommesso avviso, infatti, il cursus studiorum della signora, non riporta un eventuale passaggio dalle aule del prestigioso FSB già KGB che in materia di femme fatale fu secondo solo alla STASI. O vogliamo crede alla favola della geniale donna d’affari?

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Chiudo con un appello alla Signora Ministro Emma Bonino, figura amata e sostenuta da Leo Rugens, affinché, nel ricordo della battaglia promossa dalla indimenticata Mariateresa Di Lascia in favore della liberazione del fisico dissidente Andrej Sakharov, si assuma l’onere di essere capofila nella richiesta di restituire la libertà alle innocenti Alma Shalabayeva e Alua.

Oreste Grani

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