Silvio Berlusconi e la fisiognomica: le bocche dei suoi collaboratori parlano per lui

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A patto che non si decida di cambiare faccia con l’aiuto del chirurgo estetico, il moderno fisionomo.

Comincio così questo post intitolato “il pianeta della faccia” dedicato alla fisiognomica quale arte che legge sopra ciò che tutti mostrano (la faccia), quelle cose e soprattutto quelle, che tutti nascondono dentro per indole o vizio. Il post si chiuderà con la stessa frase perché, in realtà, essa è mutuata dal testo che Manlio Brusatin scrisse per Sfera n.9 nel lontano dicembre del 1989. Poco dopo la caduta del muro di Berlino.

Queste riflessioni teoriche sulla fisiognomica fanno parte dei materiali didattici selezionati per la Scuola di Intelligence alla cui preparazione mi dedico da oltre 20 anni. Nelle ore in cui troppi si dilettano ad entrare nel merito delle vicende giudiziarie e criminali di Silvio Berlusconi, io preferisco dedicarmi alle responsabilità certe, incontrovertibili, plateali che ha avuto come uomo di governo nello scegliere collaboratori e servitori.

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La fisiognomica e tutte le sue branche particolari considerano il corpo umano come un sistema comunicativo, la cui esteriorità – i tratti fisici, i segni caratteristici, le espressioni – manifesta l’interiorità psicologica e la complessità individuale.

La fisiognomica codifica quelle leggi del “colpo d’occhio” particolarmente utili agli uomini di potere o di governo che devono saper distinguere a prima vista le persone di cui fidarsi. Questa è la responsabilità storica di Silvio Berlusconi. Queste scelte di piccole donne e di piccoli uomini rivelano il suo disegno di ricerca delle qualità nei subalterni. Sono le bocche dei suoi amici e amiche che parlano per lui. Prima e dopo l’intervento del chirurgo estetico, moderno fisionomo.

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Oreste Grani