9.11 – Il tramonto del semtex

31

Il semtex  è un esplosivo plastico di brevetto cecoslovacco usato dall’ex Armata Rossa ed in generale dalle forze armate del disciolto Patto di Varsavia, oltre che da varie organizzazioni terroristiche tra il 1970 e il 1990. Wikipedia

L’attentato dell’11 settembre 2001 chiude definitivamente l’era del semtex introducendo gli effetti speciali nella strategia terroristica. In quell’anno, infatti, l’esplosivo più desiderato dai rivoluzionari e dai delinquenti organizzati di tutto il mondo subiva una crisi produttiva che ne determinava una produzione di sole 10 tonnellate, destinate al consumo interno della Repubblica Ceca, dove viene ancora prodotto. Si consideri che dall’85 al ’91 la Libia ne aveva acquistate ben 700 tonnellate.

Il semtex ha firmato le stragi dell’Ira, di Lockerbie, forse di via d’Amelio e innumerevoli altre.

Se consultate l’archivio on line di “La Repubblica” e inserite “semtex” troverete, dal 1984 a oggi, 195 articoli tutti dedicati all’esplosivo e alle sue performance, tutti, tranne uno: “La fabbrica del micidiale semtex si pente e si vende all’Occidente”  (13.2.93); lo trovate in fondo al post.

Protagonista dell’articolo e dell’operazione è Alessandro Pansa, a oggi 11 settembre 2013 ad di Finmeccanica (non l’omonimo capo della Polizia); chissà se fu quell’esperienza a farlo innamorare della produzione delle armi.

L’allora trentenne manager Pansa interpretava così i desideri di ben altre realtà economiche: Euromobiliare e Vitale, Borghesi & C., interessate, chissà perché, all’acquisto della società o meglio alla sua “privatizzazione”, trattandosi di una azienda di uno stato ex socialista.

Chi sono Euromobiliare e Vitale, Borghesi & C. lo si comprende considerando i nomi che ne hanno segnato la storia: Vitale, De Benedetti, Pirelli, Agnelli, Gardini, Berlusconi, quindi gli inglesi di Midland fino alla Hong Kong Shanghai Bank che nel fatidico 1993 cedette il pacchetto di controllo al Credem.

La Synthesia, l’azienda di cui si era occupato Pansa, non esiste più o, meglio, è tornata al suo antico nome “Explosia”. Tuttavia, a giudicare dall’esplosione del 2011 che causò quattro morti e della piccola produzione attuale di semtex, non comprendiamo bene le ragioni dell’interesse che spinse al suo acquisto nel 1993. Speriamo che il manager protagonista all’epoca sappia dare a Finmeccanica maggiore fortuna.

Così vogliamo ricordare l’11 settembre 2001.

La redazione

DSC06258

LA FABBRICA DEL MICIDIALE SEMTEX SI PENTE E SI VENDE ALL’ OCCIDENTE – La Repubblica

ROMA – E’ il terrore delle polizie di tutto il mondo. E’ un esplosivo terribile, dalla potenza enorme, inodore, che le apparecchiature elettroniche non riescono a scovare. E’ stato usato, secondo gli esperti balistici, nell’ attentato di Lockerbie che ha ucciso 270 persone, in parecchi casi dall’ Ira, forse anche nell’ uccisione del giudice Paolo Borsellino. Si chiama Semtex, è prodotto da una grande impresa chimica cecoslovacca, la Synthesia, che ora vede questo suo prodotto ‘ leader’ nel mondo come un incubo. Perché la Synthesia ha iniziato il processo di privatizzazione e teme che quest’ arma micidiale possa tradursi in cattiva pubblicità. Intanto, a partire dal ‘ 91 per la verità, ha cominciato a “marcare” il Semtex. Ora l’ esplosivo rilascia un “segnale chimico” che lo rende riconoscibile tanto dalle apparecchiature di sicurezza quanto dai cani-poliziotto. Tutta la nuova produzione, nonché le giacenze di magazzino, subiscono la nuova procedura. Resta comunque quello venduto negli anni Ottanta dal governo cecoslovacco alla Libia, per esempio, circa 1.000 tonnellate E 10 di queste sarebbero state, secondo Scotland Yard, ‘ girate’ ai terroristi irlandesi dell’ Ira. Altro ‘ neo’ di immagine è l’ inquinamento. Negli anni del comunismo la questione semplicemente non esisteva. Ora è cominciato a fatica un programma per ridurre i danni sull’ ambiente delle lavorazioni. Ma non sono questi i veri problemi della Synthesia. Oggi la privatizzazione del grande gruppo chimico boemo è una specie di caso da manuale (se n’ è occupato in prima pagina anche il Wall Street Journal) delle privatizzazioni nell’ Europa che un tempo faceva parte del blocco sovietico e che ora si trova a vivere una transizione difficilissima. Il vecchio sistema, l’ economia pianificata, non esiste più, quello nuovo, l’ economia di mercato non c’ è ancora e le difficoltà sono tantissime. Così un colosso come la Synthesia, che investitori occidentali pure possono trovare appetibile per molti versi, deve superare parecchi ostacoli. A condurre in porto la privatizzazione è stata chiamata una merchant bank italiana, l’ Euromobiliare, che ha battuto società inglesi e francesi nella gara indetta dalla Cee per aggiudicarsi i finanziamenti del programma “Phare” sulle privatizzazioni. Spiega Alessandro Pansa, uno dei dirigenti Euromobiliare che ha messo a punto il progetto: “E’ un lavoro difficile, ma molto interessante. Perché non si tratta tanto di organizzare spettacolari collocazioni in borsa o complicate ingegnerie finanziarie, ma di trasmettere una cultura, quella del mercato e dell’ organizzazione aziendale moderna a persone educate e abituate per anni a non decidere, a schivare le responsabilità a eseguire direttive altrui”. Pansa, che anche se ha abbandonato l’ Euromobiliare per la Vitale, Borghesi & C., continua a occuparsi della Synthesia, è rimasto comunque impressionato dalla rapidità con cui i vertici dell’ impresa si sono impadroniti del nuovo modo di pensare. Velocemente sono diventati dei manager che scelgono e si assumono i rischi della gestione. Il programma messo a punto dall’ Euromobiliare prevede la creazione di una holding con il controllo di nove società operative. Queste dovranno essere riorganizzate non più sulla base delle lavorazioni, come in passato, ma per prodotti (vernici, farmaceutici, esplosivi, ecc.). Tutta l’ organizzazione dovrà essere orientata alla vendita, mentre prima la produzione veniva affidata agli organismi ministeriali che provvedevano a smistarla agli acquirenti. Anche buona parte dei 2.000 dipendenti (su un totale di 7.500) che oggi lavorano all’ amministrazione dovrà imparare a dedicarsi alla vendita e al marketing. Diverse società, tedesche, francesi, americane, sono interessate al gruppo, che offre prodotti tecnicamente ottimi a costi bassi. La forma di partecipazione può essere varia: si potranno creare joint-ventures, vendere quote di minoranza o maggioranza. Si sta preparando anche il collocamento alla Borsa di Praga, con una partecipazione di minoranza in mano al management o al governo. E una parte di azioni, il 5%, verrà “restituita” di diritto ai vecchi proprietari dei terreni su cui sorge l’ azienda, espropriati a suo tempo dal regime comunista.

di LEOPOLDO FABIANI

13 febbraio 1993 15 sez. POLITICA ESTERA