Una leccata tira l’altra

Helmets

Il realismo della pace. Quando l’analista strategico veglia contro la guerra

Manuel Anselmi, 8.9.13, L’Huffington Post

Tra le tante adesioni al digiuno, alla veglia e alla preghiera lanciate da Papa Francesco come invocazione alla pace in Siria, ce n’è una che non può passare, anzi non deve passare inosservata: quella di Alessandro Politi, uno dei più brillanti analisti strategici e militari nel panorama italiano.

Chi conosce Alessandro Politi ha poco da meravigliarsi dell’originalità delle sue posizioni e del valore delle sue analisi strategiche. Chi conosce Politi, lo stima anche per questo e lo segue come si segue un maestro. Ovviamente, a meno che non si tratti di qualcuno che abbia in mente l’analista politico e strategico come una specie di dottor Stranamore. E allora lì siamo nell’ambito del delirio, della farsa e della manipolazione senza limiti. Povero il popolo i cui politici si affidano a certi personaggi.

Politi è uno di quegli analisti strategici che riesce a testimoniare con grande semplicità ed efficacia una visione della pace concreta e possibile, intesa come risultante dell’equilibrio di forze reali e non quale effetto del loro annullamento, così come è sognata in molte tradizioni stupidamente pacifiste, utopiche e antagoniste.

Eliminare la guerra non significa eliminare l’umanità e le sue zone d’ombra costitutive. Piuttosto, vuol dire evitarla realisticamente. E realismo significa sguardo lucido sulle cose, come forma estrema di onestà intellettuale e, allo stesso tempo, fiducia altrettanto estrema nel potere della mediazione.

Il gesto di Politi è il gesto di un umanista, di uno dei pochi umanisti su cui possiamo contare in questi tempi di basso impero e miopie patologiche. E quando l’umanesimo non ha paura di confrontarsi con la potenza della violenza umana, sa che in parte ha già vinto perché può dominare la bestia, la cui forza è solo una proiezione delle paure dell’occhio che la guarda.

Ma chi è l’estensore di tale prosa apologetica? Esiste il professor Manuel Anselmi o il nome è uno pseudonimo? Se lo fosse, uno pseudonimo, è lecito sapere il vero nome dell’ispiratore o ispiratrice di tale leccata di orecchie?

Nei panni del dottor Alessandro Politi diffideremmo di tanto ardore. Timeo danaos et dona ferentes consigliavano gli antichi.

Manuel Anselmi, del resto, si presenta così: “Sono direttore del Centro Studi ICEDD Latin America della Luiss e ricercatore in sociologia politica all’università di Perugia, mi occupo prevalentemente di sociologia del potere e di politica latinoamericana. Ho scritto un libro sul Venezuela: Chavez’s Children: Ideology, Education, and Society in Latin America, Lexington Books. Ho realizzato con Luciano Usai un documentario sociologico sul movimento cileno dal titolo Conversazioni con Camila Vallejo. Ho collaborato il Fatto Quotidiano, con Affari Internazionali e varie riviste specializzate. Attualmente in qualità di consulente per le scienze sociali sono nel curatorial team del Festival Internazionale di Drammaturgia Quartieri dell’Arte diretto da Gian Maria Cervo”.

La redazione

P.S. Ma la direttrice Annunziata Lucia le legge le cose che pubblica la sua testata?