La Concordia è tornata a galla con la “schiena dritta”. Senza tedeschi (o altri) che ci dicessero: “Fate questo, fate quello”

Parbuckling Costa Concordia

Quanto hanno saputo fare intelligenze italiane (non tedesche di Germania), ben stimolate dalla necessità di dare prova che non tutto è perduto, che non tutti sono degli Schettini, intorno alla complessa gestione del progetto per il riposizionamento  della “Concordia”, è l’esempio/metafora della necessaria resa dei conti con chi ha dilapidato un immenso patrimonio morale, di ingegno e di creatività di questa nostra Patria. Nella operazione appena felicemente conclusasi, evidentemente, nessuna forma parassitaria si è messa tra il denaro investito e l’obiettivo da raggiungere.

Gli Italiani onesti, vessati, impauriti e impoveriti si meritano di riemergere, come abbiamo visto fare alla nave simbolo della nostra decadenza e smarrimento.

Possiamo tornare al benessere, eliminando gli sperperi pubblici, varando uno stile di vita collettivo non basato sulla corruzione, rifiutando la clientela se non la servitù.

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L’Italia della partitocrazia ha premiato i furbi e i corrotti, punendo, per intere generazioni, i cittadini operosi, silenziosamente impegnati nelle professioni, nelle arti, nei mestieri umili, nei faticosi cantieri, nelle miniere, nelle acciaierie. Le persone preparate, ma non asservite al giogo dei partiti e dei loro dittatorelli, se ne sono andate. I quadri delinquenziali dei partiti ci hanno spogliato dei nostri fratelli migliori. Ma, non tutto è perduto, come questa impresa ben condotta, dimostra. Si tratta, soprattutto, di cambiare il manico e aprire una stagione al servizio della giustizia e della libertà. Perché nessuno rimanga indietro.