Tutti arrestati quelli che, mentre scendeva il valore patrimoniale della Telecom, volevano fare affari con le “intercettazioni telefoniche” e la SSN

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Nel tempo, tutti arrestati o professionalmente bruciati quelli che, mentre scendeva il valore patrimoniale della Telecom, volevano fare affari con il “braccialetto elettronico”, le “intercettazioni telefoniche” e la Strategia di Sicurezza Nazionale. Prendo atto che sono un terribile menagramo. Difficile essere nemici di Ipazia e della Verità.

Il 20 febbraio 2013 nel post “Avviso ai responsabili della sicurezza di Eni, Enel, Poste, Ferrovie, Aeroporti, Porti e ovviamente Finmeccanica” c’era, nel titolo, un evidente lapsus da rimozione: non era citata la Telecom. A questo quesito di natura psicanalitica, mi sono risposto che, evidentemente, da sempre, ho ritenuto che non ci siano stati, in organico Telecom, uomini definibili, professionalmente, “responsabili della sicurezza”.

Evidentemente l’inconscio mi deve aver detto che da troppi anni in Telecom, nella direzione preposta alla sicurezza, ci sono passate sempre mezze cartucce e per di più, si è sempre attaccato l’asino dove il padrone voleva. E siccome le telecomunicazioni in questo paese, grazie all’azione destabilizzante di Massimo D’Alema, sono state privatizzate con modalità devastanti, di padroni ne sono passati diversi. E sono stati uno peggio dell’altro, tanto che il valore del titolo è sceso, in pochi anni, da 55 euro a, mi sembra, 7 euro!  Eppure di dati sensibili da proteggere e di personale da saper selezionare con criteri di affidabilità e spirito di servizio in Telecom, c’è sempre stata la necessità.

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Se penso a come, negli anni che vanno dal 2003 al 2006, mi sono battuto, con rischi personali, perdita di denaro e di legami affettivi, perché dirigenti Telecom, fattisi complici di imbecilli e corruttori, non consegnassero la realizzazione del progetto del così detto “braccialetto elettronico” nelle mani della famiglia Dell’Utri (Alberto e Marcello) e quindi in quelle della mafia (come le “toghe rosse” hanno dimostrato), mi sento un ingenuo Don Chisciotte.

Se penso a quanto è costata (a me e alla mia famiglia) l’opera di contrasto perché il comparto delle intercettazioni telefoniche che sarebbe andato sotto il nome “Enigma”, non finisse nelle mani dei troppi Stornelli (arrestato), Gualdaroni (arrestato), Guarguaglini (arrestato), Grassi (arrestata), Berlusconi (catturando) come avrebbero voluto i Traverso Mario (così si firmava), i Marcello Antonelli Caruti, consigliati e coordinati opportunamente da tal Edmondo Monda, mi sento un Sancio Pancia.

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La verità è che adoro Cervantes che considero un grande illuminato, capace, inventando i personaggi di Don Chisciotte e Sancio Pancia, di armare l’Umanità di riferimenti strategici che sono alla base di quanto ancora un uomo può pensare e fare per il resto del genere umano. Peccato che, nel caso specifico, Cervantes fosse spagnolo e Telefonica che si prepara a “papparsi” le nostre telecomunicazioni sia a capitale iberico.

Oreste Grani