Abbasso gli antiproibizionisti cretini alla Carlo Giovanardi. Viva sempre i geni trasgressivi

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Chi mi conosce sa che non fumo tabacco o erbe di varia natura; che non mi sono mai alterato con sostanze stupefacenti di nessun tipo (se non, per addestramento, ho assunto, nel lontano 1970, l’acido lisergico per non rimanere sorpreso dagli effetti, se qualcuno me lo avesse somministrato, a mia insaputa); che non riesco a bere super alcolici o distillati allucinogeni.

Ho pubblicato sin dal 26 ottobre 2012 in questo blog l’articolo “FORSYTH, OBAMA E LA GUERRA, SENZA QUARTIERE, ALL’ESERCITO DEI TRAFFICANTI DI COCAINA“. Non posso, certamente, essere sospettato di complicità con il mondo del narcotraffico. Eppure tra un cretino ipocrita antiproibizionista quale continua a mostrarsi il mantenuto di Stato, Carlo Giovanardi (lo sconvoltone che, unico al mondo, sostiene che sul DC9 abbattuto ad Ustica dall’aviazione francese, è esplosa una bomba) e il “drogato” Philip K. Dick, per le prossime seicentomila reincarnazioni, sceglierò sempre il Geniale Dick. Che, oltretutto, non era poi tutto questo “consumatore” indiscriminato di droghe. Più anfetamine che droghe. Giustamente (questa volta con puntualità), Wikipedia smentisce i luoghi comuni e gli stereotipi che circondano la vita di Philip K. Dick. Vi riporto un brano anche perché, può essere, che non tutti ricordino chi sia K. Dick.

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“L’immagine di drogato

L’opinione largamente diffusa, ai suoi tempi e ancora oggi, di Dick che scrive le sue opere sotto l’influenza dell’LSD è solamente una leggenda, divulgata per tanti motivi (non tutti per forza cattivi) da giornalisti, curatori e amici, e tollerata, quando non incoraggiata, da Dick stesso. La nomea di persona dedita agli stupefacenti, in un primo momento gli rese bene in termini di vendite, ma alla fine si trasformò in una specie di maledizione. Dick, in realtà, non assunse mai eroina, cocaina o cannabis e le sue esperienze con l’Lsd furono poche. Da una di queste esperienze, nel 1964, derivò una delle visioni del romanzoLabirinto di morte; in un’altra si mise a parlare in latino (lingua studiata alle superiori) come accade in Valis. Da un’assunzione di mescalina nel maggio del 1970 ricavò la trama di Scorrete lacrime, disse il poliziotto. Assumeva, in compenso, fin da adolescente a causa dei suoi attacchi di panico, anfetamine, di cui abusò fra il 1970 e il 1972, in seguito del divorzio con Nancy, fino al ricovero in una clinica canadese dopo un tentativo di suicidio.”

Daryl Hannah

K. Dick è, ad esempio, l’autore della frase che ho utilizzato come incipit del post “CASI TELECOM/ALITALIA: IN QUESTE ORE VIENE A GALLA QUANTO SIANO GRAVI LE RESPONSABILITÀ DI CHI NON HA PREDISPOSTO LA NECESSARIA STRATEGIA DI SICUREZZA NAZIONALE”. Perché un accostamento tra due individui così diversi ? Non so bene cosa mi abbia spinto a tanto orrore ma, sono giorni, che mi frulla nella testa questo binomio: Giovanardi-Dick.

Ho pensato, forse, ai troppi soldi pubblici che un essere parassitario come il Giovanardi costa agli italiani e come, viceversa, un genio del “possibile” quale è stato Philip K. Dick, abbia dovuto sempre “tirare la cinghia”. Immaginate che, quell'”incursore nel futuro” di Philip K. Dick, si era talmente abituato a non avere soldi che, quando gli offrirono 400.000 dollari per “qualcosa” che riguardava l’imminente versione cinematografica (Blade Runner) del suo romanzo “Il cacciatore di androidi”, rispose che aveva già una casa, uno stereo e non sapeva cosa farsene di 400.000 dollari. Morì il 2 marzo del 1982, l’anno di uscita e del trionfo di Blade Runner.

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Abbasso gli antiproibizionisti cretini alla Carlo Giovanardi. Viva sempre i geni trasgressivi.

Oreste Grani