Casi Telecom/Alitalia: In queste ore viene a galla quanto siano gravi le responsabilità di chi non ha predisposto la necessaria Strategia di Sicurezza Nazionale

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“La realtà è quella cosa che, anche se smetti di crederci, non svanisce.” Philip K. Dick 

In queste ore caratterizzate dagli starnazzamenti (parla di questi argomenti perfino la Santanchè) intorno al tema di cosa sia o meno la Sicurezza Nazionale (in troppi e in modo fastidioso scoprono che le telecomunicazioni e le linee aeree sono questioni delicate!), trovo giusto che Leo Rugens, che fa della memoria rispettosa dei fatti, un suo punto d’onore, pubblichi un articolo comparso su “La rivista dei Dioscuri”, trimestrale policulturale e politeista dell’aprile 2011, rendendo “a Cesare quel che è di Cesare”, cioè, in questo caso, Luigi Sergio Germani, Direttore del Centro Studi “Gino Germani”. È doveroso aggiungere che la riflessione sul tema fu partorita da un ragionamento messo a punto, di comune accordo, presso i miei uffici, perché la rivista (che era, in modo semplice, da me sostenuta), pubblicasse una prima necessaria riflessione su di un tema tanto delicato ma da troppo tempo scientemente ignorato, da intere classi dirigenti, di destra o di sinistra che fossero. Scoprirete che non sono stato il solo inascoltato, per anni, a predicare la necessità di dotarsi, per lo Stato, di una Strategia di Sicurezza Nazionale. Eravamo pochissimi a denunciare questa debolezza strutturale italiana ma, c’eravamo.

Buona lettura e attenzione a chi, viceversa, salta, in queste ore, con dichiarazioni paradossali fino al ridicolo (Franco Bernabè -Telecom e la sua ingenuità), sul carro dell’ovvio. Per tacere del COPASIR e del suo presidente (secessionista doc) Giacomo Stucchi.

Secondo voi perché Leo Rugens auspicava una persona per bene, un esponente del M5S, a guida del COPASIR?

Ora vi è chiaro cosa si delineava quando  quel vecchio incartapecorito di Dini, amico da sempre di Giuseppe Santulli Sanza e di Pio Pompa, interveniva pubblicamente perché a presiedere il Copasir andasse chiunque ma non un “grillino”?  Meglio una scimmietta cieca, sorda e muta, piuttosto che un italiano/a  onesto/a, con i limiti di inesperienza, ma spinto/a ad agire da un po’ di “amor di patria”. Ma che c’entra la Patria con Dini e con Pio Pompa?

Oreste Grani

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Verso una Strategia di Sicurezza Nazionale per l’Italia

Spunti di riflessione

Negli ultimi anni diversi paesi europei e occidentali hanno adottato una propria strategia di sicurezza nazionale, ovvero un documento di livello politico-strategico di medio-lungo periodo che identifica gli interessi vitali del paese, individua i rischi e le minacce alla sua sicurezza e stabilità, e indica le linee-guida strategiche di risposta a tali sfide.

L’Italia non dispone di una propria strategia di sicurezza nazionale. Uno scenario di rischi e minacce al sistema-Paese più insidioso e complesso (ossia diversificato, multidimensionale e meno prevedibile) rende opportuno e necessario – secondo qualificati esperti italiani governativi e non-governativi – elaborare una strategia di sicurezza nazionale per l’Italia.

A partire dal 2002 un numero crescente di Stati industriali avanzati elaborano una propria strategia di sicurezza nazionale (SSN), ossia un documento governativo che possiede le seguenti caratteristiche essenziali.

  • Definisce il concetto di “sicurezza nazionale” (inteso in maniera ampia e multidimensionale), identifica gli interessi strategici vitali del sistema-paese e il suo ruolo nel sistema internazionale.
  • Delinea i connotati dell’attuale global security environment (il quadro globale dei rischi per la sicurezza).
  • Individua i rischi e le minacce a medio-lungo termine con i quali il Paese deve confrontarsi, indicando un loro ordine di importanza e priorità.
  • Indica gli indirizzi politico-strategici di risposta a tali sfide e gli strumenti operativi più idonei, sotto il profilo sia della tutela degli interessi nazionali sia della prevenzione e gestione di eventuali crisi o emergenze .

Un tale documento (periodicamente aggiornato) fornisce una “meta-strategia”: le linee-guida strategiche per le policies governative in vari settori: politica estera, politica della difesa, sicurezza interna dello Stato e ordine pubblico, sicurezza economico-finanziaria, sicurezza energetica, cyber-security, protezione delle infrastrutture critiche, ricerca scientifica e tecnologica, sicurezza ambientale e sanitaria.

La pubblicazione nel 2002, da parte dell’Amministrazione Bush, della National Security Strategy of the United States of America e, nel 2003, della strategia di sicurezza dell’Unione Europea dà l’avvio a una tendenza che interessa un numero crescente di Paesi europei e occidentali. La Federazione Russa elabora la propria SSN nel 1999 e adotta una nuova SSN nel 2009.

Tra i Paesi europei che elaborano una SSN vanno ricordati l’Olanda (2007), la Gran Bretagna (2008), la Francia (2008), mentre nel 2008 il gruppo parlamentare tedesco CDU/CSU propone ufficialmente di adottarla anche in Germania. Nel 2009, il Primo ministro spagnolo Zapatero affida a Javier Solana, ex Segretario della NATO, il compito di dirigere una commissione interministeriale avente il compito di elaborare una SSN spagnola.

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I paesi che hanno adottato una propria SSN hanno nel contempo introdotto importanti innovazioni organizzative nelle loro architetture istituzionali con due finalità: a) il potenziamento del ruolo di leadership del vertice politico-decisionale nella pianificazione strategica e nell’attuazione delle politiche di sicurezza nazionale; b) rafforzamento del coordinamento e dell’integrazione tra tutti gli apparati governativi civili e militari di un paese coinvolti nelle attività di tutela della sicurezza esterna ed interna.

In vari paesi tale processo di innovazione istituzionale ha portato alla creazione di un national security council sul modello americano: una struttura chiamata a garantire una elevata integrazione dei processi decisionali in materia di sicurezza nazionale, oltre che a costituire un brain trust con funzioni di analisi e previsione strategica.

Perché l’elaborazione di una propria national security strategy rappresenta un’esigenza sempre più sentita tra i governi degli Stati industriali avanzati? Nell’ultimo decennio si è diffusa tra le élites politiche occidentali la consapevolezza della necessità di adottare un nuovo approccio alla gestione della sicurezza perché sono profondamente cambiati lo scenario geostrategico mondiale e la natura e i connotati dei rischi e delle minacce.

Le politiche tradizionali di tutela della sicurezza appaiono sempre meno adeguate per contrastare minacce complesse, multidimensionali, interdipendenti e in continua evoluzione. Alcune di queste minacce sono chiaramente percepite e conosciute, ma altre sono ambigue, di incerta interpretazione o addirittura non ancora percepite. Inoltre, tra minacce esterne e interne vi sono stretti intrecci e interrelazioni fino al punto che spesso diventa difficile stabilire chiare e nette distinzioni fra le due tipologie di minaccia.

Per fronteggiare il nuovo quadro di rischi e minacce si rende sempre più necessaria, secondo la percezione di diversi governi, l’elaborazione di una grand strategy, un disegno strategico olistico e integrato, per la protezione del proprio sistema-paese.

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Una serie di macro-tendenze globali stanno dando vita a una nuova epoca geostrategica che presenta problemi inediti di sicurezza per i Paesi industriali avanzati e per il sistema internazionale nel suo complesso. Tra le più importanti di queste macro-tendenze vanno menzionate le seguenti.

  • Lo spostamento di ricchezza e potere economico dall’Occidente in Oriente e l’ascesa di nuove potenze economiche in Oriente e nel Sud del mondo.
  • La pressione sempre più intensa su risorse particolarmente strategiche (energia, risorse idriche, risorse alimentari) a causa della crescita della popolazione mondiale e del dinamismo economico delle potenze emergenti del mondo non-occidentale.
  • Cambiamenti climatici e ambientali, destinati ad aggravare il problema della scarsità di risorse e a innescare migrazioni di massa.
  • Molteplici sviluppi scientifici e tecnologici su diversi fronti: biologia sintetica e biotecnologie, nanotecnologie, neuroscienze e scienze cognitive, tecnologie dell’informazione e della ciber-aggressione. Si tratta di innovazioni che hanno applicazioni in campo militare e possono essere adoperate come strumenti offensivi anche da parte di attori non-statali illeciti (in particolare gruppi terroristici e criminalità organizzata).
  • Un sistema internazionale sempre più multipolare e tendente alla frammentazione, caratterizzato dall’ascesa di nuove potenze geopolitiche (Cina, India, Russia, Iran, Brasile, etc.) che sfidano l’egemonia degli Stati Uniti, nonché dalla crescente influenza di attori e poteri non-statali, sia leciti che illeciti.
  • Dinamiche di indebolimento e disgregazione degli Stati in alcune aree del mondo, il che determina i fenomeni dei “failed states” e dei “buchi neri geopolitici” (territori che sfuggono al controllo di qualsiasi Stato).
  • La crescita di movimenti religiosi o etnico-religiosi fondamentalisti di rivolta contro la modernizzazione e contro la globalizzazione dominata dall’Occidente: un fenomeno che si va diffondendo con particolare intensità nel mondo islamico, ma si rileva anche all’interno delle altre grandi religioni mondiali.
  • La crescita a livello globale di movimenti e sub-culture anarco-libertarie di radicale contestazione della globalizzazione e di opposizione a qualsiasi forma di potere e di autorità. Il ciberspazio rappresenta sempre di più l’arena privilegiata per le loro attività militanti, che comprendono anche l’aggressione informatica finalizzata a colpire i simboli e gli strumenti del potere economico e politico (tra cui lo strumento della segretezza).

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L’elevata complessità e gli elementi di radicale novità che caratterizzano l’attuale evoluzione del quadro globale geostrategico, e dei rischi che ne scaturiscono, hanno persuaso diversi governi europei della necessità di elaborare una propria SSN. Una componente essenziale di detti documenti strategici è l’analisi dei rischi e delle minacce ritenuti più insidiosi. Tra le tipologie di rischio più di frequente evidenziate vanno menzionate le seguenti.

  • Proliferazione di armi nucleari, chimiche e biologiche.
  • Radicalismo e terrorismo di matrice fondamentalista islamica.
  • Strategic information warfare (attacchi cibernetici e/o operazioni di disinformazione/ influenza).
  • Rischi per la sicurezza energetica nazionale derivanti dalla crescente competizione per le risorse energetiche a livello globale.
  • Vulnerabilità delle infrastrutture critiche nei confronti di possibili attacchi sferrati da attori ostili o di eventi distruttivi naturali.
  • Fenomeni di radicalizzazione di determinati settori e gruppi della popolazione e altre minacce alla coesione e stabilità politico-sociale acuite dalla crisi economica mondiale.
  • Epidemie e altre minacce sanitarie alla sicurezza umana.
  • Potenziali riflessi negativi dei mutamenti climatici sulla sicurezza nazionale.
  • Criminalità organizzata e le sue infiltrazioni all’interno del sistema economico e degli apparati politico-amministrativi.
  • Spionaggio politico, militare, economico e scientifico-tecnologico effettuato da Servizi d’intelligence esteri con il ricorso sempre più frequente a strumenti di aggressione cibernetica (cyber-espionage).

Il nostro Paese non dispone ancora di una propria SSN. Come rilevato da un recente studio in materia, in Italia esistono diversi documenti ufficiali relativi a alle politiche della difesa, estera, della sicurezza interna/ ordine pubblico e del comparto intelligence (elaborati rispettivamente dagli organismi responsabili di questi settori), ma non un unico documento di livello politico-strategico dedicato alla sicurezza del sistema-Italia nel suo complesso.

Appare pertanto opportuno prendere in attenta considerazione le tendenze in atto in molti Paesi europei e occidentali in materia di gestione della sicurezza nazionale e avviare una riflessione circa la necessità di adottare una SSN per l’Italia e sui lineamenti fondamentali di una futura SSN italiana. Ciò richiederà l’attivazione di sinergie fra Istituzioni, Università, centri di ricerca scientifica, think tanks non-governativi, e imprese nazionali d’interesse strategico.

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Luigi Sergio Germani

Link Campus University; Direttore di Eurasia Strategy – Centro di Ricerche Strategiche sull’Eurasia; Direttore del Centro Studi “Gino Germani”