Lettera aperta alla cittadina Paola Taverna, eletta al Senato della Repubblica

PaolaTavernaSenato

Gentile cittadina, ho avuto il piacere di ascoltare il suo intervento durante la seduta al Senato dedicata al voto di fiducia al Governo Letta e, quel “siete niente”, così ben detto, in un misto, equilibrato, di amore per l’Italia e di disprezzo per gli avidi nemici dello Stato, a suggello di una disamina di quanto gli oligarchi annidati nelle strutture hanno consapevolmente fatto o non fatto, mi ha riempito di speranza strategica, nonostante i miei pesantissimi 66 anni. Pesantissimi, solo per quanto riguarda il dolore che provo a constatare le condizioni in cui versa la Repubblica, forma giuridica di convivenza civile che per me, vecchio mazziniano, ha ancora il grande valore che per tutti dovrebbe avere. Nel suo dire e, in quel giusto disprezzo per la “gentarella” che, ogni giorno le tocca vedere all’opera in quello “stipendificio” che è ridotto ad essere il Parlamento, ho intravisto l’eticità e il vigore della “Giovane Italia”, pensata e voluta, da Giuseppe Mazzini. Genovese, non lo dimentichi, come il “nostro” Giuseppe “Beppe” Grillo. Certo della sua lealtà alla “Res-Publica”, Le affido un primo messaggio, in “bottiglia elettronica indistruttibile” qual è un post opportunamente indirizzato, perché Lei e gli altri cittadini onesti organizzati nel M5S, ne facciate l’uso che riterrete opportuno.

Oreste Grani

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P.S.: Ora Massimo Sarmi e tutti gli avidi mangiatori di “pizza” stanno in buone mani. Se non mi credete chiedete a Zingaretti che “sorci verdi” gli stanno facendo vedere gli onesti appartenenti al M5S che il capogruppo alla Regione Lazio, Davide Barillari ha messo a redigere i dossier sulle attività amministrative pregresse della Regione.

MASSIMO SARMI CANDIDATO, NON SI SA DA CHI, A DIRIGERE LA TELECOM. PERCHÉ NON LUCIANI O DE PEDIS? DE PEDIS NO PERCHÉ È MORTO

Orp poste2

Giro di valzer: cosa c’è dietro all’ipotesi di “mettere” Massimo Sarmi alla Telecom?  Forse è ora che l’opinione pubblica, organizzata nella rete, si faccia sentire, prima di scoprire, chissà quando, cosa lega Sarmi a quelli che brigano perché vada lui a guidare la Telecom. Chi sussurra ai giornalisti questo o quel nome?  Mascalzoni, complici dei predatori della cosa pubblica, non state dicendo che la telefonia è questione di Sicurezza Nazionale?  E che c’entra Massimo Sarmi con ciò che, si presume, debba essere sicuro? Sarmi è solo un uomo sicuro per i suoi amici di antica frequentazione. Aprite gli occhi affezionati lettori di Leo Rugens: alla  corte dei “Gattopardi”, sia pur un po’ malconci, sono tutti indaffarati, “perchè nulla cambi”.

Orp Poste

Che le donne e gli uomini del M5S, sentinelle della legalità, non si distraggano un secondo su queste manovre e candidature che non hanno alcuna finalità di servizio alla Repubblica. Questa gente risponde solo, da troppi anni, ai sussurratori pseudo massoni, mimetizzati in cento “accademie  culturali” fatte nascere per eludere le leggi che vietano di giurare fedeltà se non al Tricolore (e non quello francese) e alla Repubblica Italiana. Massimo Sarmi, ad esempio, più che alla Repubblica Italiana, risulta essere devoto all’Ordine di San Gregorio Magno. Ma, con l’aria gesuitica/francescana che tira in Vaticano e con Papa Francesco pronto il 4 ottobre, da Assisi a proclamare il nuovo corso frugale della Chiesa, non mi sembra una  garanzia “ne la cappa ne la spada”. Anche perché, dicono che, della stessa appartenenza e garanzie (coreografie e folclore compreso) usufruisse Renatino De Pedis, boss della cosiddetta Banda della Magliana. È vero che, alla fine, il De Pedis veniva spesso assolto dai tribunali della Repubblica Italiana e poi, per larghe elargizioni a chi di dovere, venne addirittura sepolto dove nessun buon cristiano può aspirare ma, i soliti ben informati, dicono che, dopo la morte violenta trovata a via del Pellegrino, (fu ucciso in un tratto di strada antistante il retro della Cancelleria vaticana), quando si è presentato per conoscere la destinazione espiativa, la temperatura corporea si è fatta superiore a quella prevista per la fusione del piombo.

Afef

Torniamo allo stato d’allerta che è opportuno non far rientrare.  D’ora innanzi, sono gli Italiani organizzati nel movimento pensato e voluto da Giuseppe Grillo che devono dare o vietare il NOS a questi soliti noti, già fottutamente ricchi di stipendi e liquidazioni, prebende prese dalle esauste casse di un Paese con oltre 2.000 milioni di debiti. E non di lire. Il Sarmi di cui si parla, becca già uno stipendiuccio di un milione e mezzo alle Poste. E non di lire. Immaginate il TFR? Giovani onesti del M5S, fermate ora questi procacciatori di posti per i soliti noti; chiedete audizioni pubbliche, per capire se i candidati al giro di valzer, sono solo dei furbi, dei ladri patentati, degli ignoranti. Come spesso poi si verifica. O, potrebbe accadere, come sarà nel caso di Sarmi, di scoprire che i poteri occulti selezionano, per il bene dell’Italia, dei super competenti. Sarebbe la prima volta. A tal proposito vi prego di ricordare l’episodio (per mesi ha riso tutta la rete)  di quel tal Luca Luciani, altissimo dirigente Telecom, strapagato e così  “convinto” che Napoleone avesse vinto a Waterloo, da arringare sul tema, appassionatamente, in una convention organizzata dall’entourage familiare della fidanzata di Tronchetti Provera (la super bella e femminista Afef), migliaia di venditori resi attoniti, più che produttivi, a sentir dire cazzate di tale dimensione. Dopo quella performance culturale, l’uomo di successo Luciani fu promosso e mandato in Brasile a guadagnare una barca di soldi. Questa storia è finita molto male per la Telecom. Ma non me la sento di raccontarvela; leggete e basta.

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Spero che vi sia sempre più chiaro di cosa parlano quando parlano del mercato. E cosa dica il pupazzo Enrico Letta, per bocca dei ventriloqui del Bildelberg, quando parla del “denaro senza passaporto”. Questa storia delle schede TIM è una delle troppe finite male per l’Italia. Questa volta, vi prego ragazzi per bene del M5S, intorno alle telecomunicazioni, gli asini non devono volare.

Oreste Grani