La festa delle Forze Armate senza retorica e consapevoli di “in che guai stiamo”. Con un pensiero a chi ha abbandonato i due Marò in India e all’occasione mancata di fare “intelligence culturale”

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Oggi, 4 novembre, Festa delle Forze Armate, un po’ di retorica ci starebbe bene. Se fossimo in un Paese normale non sarebbe giusto lo stesso, dal momento che la retorica tende a celare la Verità, però ci potrebbe anche stare. Visti i tempi, a cinghia strettissima e con tutti i “grilli” per la testa che uno si ritrova se, poveretto, deve fare il Capo del Governo o, peggio, il Ministro della Difesa, possiamo capirlo se “dice cose tanto per parlare”. Noi che (per fortuna loro e nostra!), invece, non facciamo né il Capo del Governo, né il Ministro della Difesa, scriviamo un po’ di corbellerie, scegliendo a caso (?!), un argomento tra quelli che ci stanno più a cuore: i due marò prigionieri in India. Che fine hanno fatto? Che fine faranno? Quando tornano? Chi pagherà per tutte queste “incapacità organizzate”? Che fine ha fatto Ignazio La Russa (vedi post La Russa a voi!…), esagitato “pestatore di piedi di giornalisti”? Qualcuno di voi se lo ricorda, in diretta televisiva, quando dava calci (i muli sono stati per anni una risorsa logistica dell’esercito e, in particolare, dell’Artiglieria) a un giornalista che cercava di esercitare il legittimo diritto di cronaca? E la signora  Ministra degli Esteri, Emma Bonino quando ha detto, recentemente, che in questo governo non si riesce a pensare e a programmare azioni per un tempo “superiore alle 5 ore e 59 minuti”, a che si riferiva? Basta con le domande impertinenti e vagamente aggressive e, soprattutto, “lei chi è” e “come si permette” di mancare di rispetto? Io “so chi sono” e, voglio continuare a “rompere”. Dunque, se il piccolo, senza mezzi (né propri, né pubblici) “blogghino” Leo Rugens, ha pre-visto, in contrapposizione agli ottimismi degli ambienti ufficiali, che i “fucilieri” non sarebbero tornati prima “di quando le autorità competenti indiane e, solo loro, lo avessero deciso”,… mi dite a cosa servivano, se non a manipolare l’opinione pubblica, tutte quelle dichiarazioni rassicuranti di troppi, strapagati  “Staffan de Mistura”?  Che ci stanno a fare centinaia di funzionari e dirigenti degli “esteri”, della “difesa” e dei “servizi”?  Noi di Leo Rugens lo sappiamo: aspettano “a pie’ fermo” (espressione militare per dire “senza paura degli avversari”) la “santa tredicesima”, in arrivo. Che va “affrontata” e “onestamente incassata”. Non, mi raccomando, “militarmente e dignitosamente” respinta. Questo è il solo modo di celebrare la festa delle Forze Armate, che vi rimane. Anche perché, se ancora sappiamo fare previsioni, sarà l’ultimo!

Oreste Grani

P.S.

Qualcuno dei preposti alla “sicurezza nazionale” sa cosa sia il CESMEO ed, in particolare la Biblioteca Orientale “Oscar Botto”?

Qualcuno sa come sarebbe andata, per esempio, la trattativa “per liberare i marò” se, invece di affidarla a vanesi negoziatori, la si metteva nelle stimatissime e autorevoli mani dei nostri studiosi di “cose indiane” che dirigono l’Istituto? Qualcuno, nei governi che si sono succeduti da quando i marò sono stati arrestati, sa che al CESMEO hanno, da anni, consolidati rapporti con istituzioni indiane “potentissime” e che, senza clamore e con l’orgoglio di farlo (gratis) per l’Italia, ci avrebbero potuto “dare una mano”? Almeno potevamo tentare. Underground. Gratis e senza fare casino. Come dovrebbero lavorare i servizi segreti.

Per amor di Patria e perché non ne possiamo più di veder fare al nostro Paese queste figure di merda, citiamo alcune delle realtà culturali con cui, l’Italia, da anni, ha consolidati rapporti grazie alla Biblioteca Orientale “Oscar Botto”: Indian Council of Historical Research, N. Delhi; Indira Gandhi National Centre for Arts, N. Delhi; Heras Istitute of Indian History and Culture, Bombay; The Asian Society, Calcutta e altre decine di realtà che ognuna sarebbe bastata. Non si sa mai!

Tenga conto,  signora Ministra Emma Bonino, che il CESMEO ha sede nella sua Torino e, ovviamente è senza soldi. L’Istituzione che sarebbe preziosissima per ristabilire buoni e “intelligenti” rapporti con l’India (resi complessi dalle fesserie fatte intorno alla vicenda “marò” non dagli esponenti del nostro mondo culturale), è abbandonata da quei geni strapagati che si annidano nella Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città di Torino, Ministero per i Beni e le Attività culturali, Compagnia di San Paolo, Camera di Commercio Industria, Artigianato e agricoltura di Torino e, ultima la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella. La Biblioteca, il suo personale e la sua autorevole storia, va, letteralmente, “per cartoni”.

“Intelligence culturale”, dove sei?