Con la “Macchina del tempo” viaggiamo nel Marocco che fu. Oggi è tutta un’altra musica

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Il Marocco, oggi governato saggiamente dal re Mohammed VI, è una delle mete “turistiche” che più consiglierei per un periodo di vacanza  capace di “segnare l’anima” oltre che i cinque sensi. Suggerisco, inoltre, di tenere sempre a mente quanto scrisse Elias Canetti, tornando dal suo soggiorno in Marocco: “Io credo che con una semplice descrizione di quello che ho visto, senza modifiche, invenzioni, esagerazioni, mi sia possibile costruire in me una nuova città…”. È onesto aggiungere che le modalità con cui il Marocco era governato, prima della salita al trono dell’attuale re (1999), rendevano difficile (senza togliere niente alla bellezza e al fascino dei luoghi), godersi il soggiorno se si pensava alle condizioni di vita dei marocchini. Condizioni culturali, politiche, economiche ormai, profondamente mutate grazie all’azione, illuminata e riformatrice, voluta da Mohammed VI e dalla sua classe dirigente. Dicevo che non è stato sempre così e, per fare un po’ di storia e un po’ di “colore”, vi riporto un dialogo “forse” avvenuto tra il vecchio re Hasan II e il generale Oufkir, trascritto (oggi si direbbe, “sbobinato”) da un “agente segreto” spagnolo, Gonzales-Mata detto “CIGNO”, in servizio in quegli anni, in Marocco. Questo è il testo del racconto: “Allorché mi (il Cigno) rifugiai in Marocco, nel luglio del 1971, non tardai a rendermi conto che Oufkir si era schierato con i nemici di Hasan II.

“Non si può più separare il Re dal suo seguito,” mi diceva. 

“La corruzione dilaga dappertutto: a palazzo e nella famiglia reale, tra i borghesi e tra i nobili. Non si riformerà mai il mio paese senza riformare il regime, senza rovesciare il Re.”

“Ma tu ami il Re?”

“Non parliamo più di questo coglioncello!” 

“Che cosa direte ai paesi arabi?”

“Dipende. Ai moderati spiegheremo che il CNR vuol dire “Consiglio nazionale di reggenza”, un organismo formato da ufficiali e membri della famiglia reale. Per i progressisti, tra cui i libici, definiremo il CNR, “Consiglio nazionale della rivoluzione.”

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Poco dopo, vi fu il massacro di Skhirat.

Il 10 luglio, i soldati marocchini guidati dai propri ufficiali, mitragliarono al Palazzo Reale di Skhirat nel pieno di un ricevimento diplomatico offerto da Hasan II. Si ricorda ancora l’orrore della scena: i soldati che sparano su tutti presenti (più di 100 morti), i ministri, gli ambasciatori in smoking che si precipitano sotto ai tavoli o che vengono falciati dalle raffiche, gli inseguimenti nel parco dove vengono abbattute le signore in abito da sera. Poi Hassan che riprende il controllo e si mostra i soldati: “voi volete assassinarmi! Io sono il vostro Re!”

E il terrore sacro che si impadronisce dei ribelli davanti al discendente del Profeta e i soldati che si rivoltano contro i loro ufficiali. Il Re, pistola in pugno, riconquista il palazzo e soffoca la rivolta.

Appena venni (il Cigno) a sapere dell’episodio, pensai: Oufkir. 

Aveva organizzato l’attentato, voleva conquistare il potere e uccidere Hasan, e non ce l’ha fatta. Mi ero sbagliato.

Oufkir non partecipò al complotto. Rimase a fianco del suo Re che lo nominò ministro della difesa con l’incarico particolare di epurare l’esercito e riorganizzarlo.

Ma dopo il massacro di Skhirat, Hasan non si fidava più dell’esercito e l’esercito si era staccato da Hasan. Oufkir intervenne presso il Re:

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“Maestà, chiedo clemenza.”

“Come?” Esclamò il sovrano. “Ma quei soldati e quegli ufficiali hanno tentato di assassinarmi! Saranno fucilati.”

“Maestà, l’esercito è l’ultimo sostegno del regime. Se colpisce i suoi capi, chi La difenderà?”

“Ho il mio popolo,” rispose Hasan. 

“Il suo popolo non l’ama, maestà!” 

“Ma cosa dici?” 

“Ripeto che solo l’esercito la potrà difendere contro il suo popolo.”

“Mi stai prendendo in giro!” Gridò Hasan. 

“Dico soltanto la verità.” 

“Misura le tue parole, generale Oufkir! Stai parlando al tuo Re!”

“Il mio re si sbaglia. Elimini subito i suoi cattivi consiglieri, tutti i ladri che si aggirano nei suoi palazzi! Poi potrà richiamare l’esercito ai propri doveri.”

“Tu sei pazzo!”

“Attento, maestà!”

“Tu sei pazzo e io ti caccio, Oufkir!”

“Non farlo, Hasan, te ne pentirai!”

Oufkir aveva dato del tu al Re! Era un oltraggio intollerabile alla maestà del sovrano, un crimine mai osato, imperdonabile.

“Fuori di qui, ti ucciderò!” gridava il Re. 

“Bada,” urlava Oufkir, “bada, Re Hasan! Io sono l’ultimo che ti è fedele, nel tuo governo. Tu non conti niente senza di me!”

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“Via di qui!” 

“Io salverò il paese,” gridò Oufkir, “nonostante e anche contro te, se necessario. Guardami negli occhi, Re Hasan! Tu sai bene che ho ragione!”

Allora il Re del Marocco, violato nel suo potere, tradito dei suoi cortigiani, minacciato dal suo esercito, cedette. 

“Perdonami, fratello. Mio padre, Mohammed V, mi ha affidato a te. Non lasciarmi, non abbandonarmi! Tu sei mio fratello!”

Oufkir ottenne la grazia per alcuni ufficiali. Dovette condurne altri fino al plotone di esecuzione. Nello sguardo dei condannati, davanti ai fucili, egli leggeva la promessa di un’altra rivolta nell’esercito. Se non si fosse messo a capo di essi, sarebbe morto con il suo Re.”

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I protagonisti del dialogo:

Il generale Mohamed Oufkir (Aïn Chair, 1920? – Rabat, 16 agosto 1972) è stato un politico marocchino berbero. Negli anni sessanta e nei primi settanta fu braccio destro del re Hasan II, occupandosi della supervisione e del controllo di politici, sindacalisti e delle istituzioni religiose. Fece reprimere con la forza le proteste politiche nel paese, con provvedimenti restrittivi di polizia e militari, spionaggio governativo, processi farsa e l’applicazione di numerose pratiche illegali, come uccisioni e sparizioni. Figura temuta nei circoli dei dissidenti, era considerato come eccezionalmente vicino al potere. Una delle più conosciute tra le sue vittime, si presume essere il famoso politico del movimento terzomondista Mehdi Ben Barka, “scomparso” misteriosamente a Parigi nel 1965. Un tribunale francese lo ha condannato, ritenendolo colpevole di quell’omicidio.

Nel 1967, Oufkir venne nominato Ministro degli Esteri, vedendo così enormemente accresciuto il proprio potere di controllo diretto sulla maggior parte degli apparati di sicurezza. Quando venne poi nominato Ministro della Difesa, dopo il fallimento di un golpe militare repubblicano nel 1971, ne approfittò per avviare una manovra di epurazione dell’esercito e provvedendo a collocare nei posti chiave suoi sostenitori personali. Il suo dominio sulla scena politica diventò pressoché totale: il re faceva più che mai affidamento sulle sue capacità per contenere il crescente dissenso.

L’anno seguente Oufkir tentò un rovesciamento della monarchia, ordinando all’aviazione militare marocchina di aprire il fuoco contro il jet del re ed organizzando nel frattempo un colpo di mano a terra. Hasan sopravvisse, però, e secondo alcune fonti, una volta ripreso saldamente il controllo, avrebbe fucilato personalmente Oufkir. Secondo la versione ufficiale, invece, Oufkir si sarebbe ucciso dopo essersi reso conto del fallimento del golpe.

Su ordini del re, l’intera famiglia di Oufkir venne poi inviata in un campo di prigionia segreto nel deserto. Furono rilasciati solo nel 1991, dopo le pressioni insistenti degli Stati Uniti e della Comunità europea sul regime. Dopo cinque anni vissuti sotto stretto controllo da parte della polizia, fuggirono in Francia. Questa storia è stata raccontata nei dettagli dalla figlia di Oukfir Malika, nel libro Vite rubate: venti anni in una prigione nel deserto. Anche la moglie Fatima ed il figlio Raouf hanno pubblicato i loro racconti di quel periodo.

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Ḥassan II o, più correttamente, Ḥasan IIarabo: الحسن الثاني‎ – (Rabat, 9 luglio 1929Rabat, 23 luglio 1999) è stato re del Marocco dal 1961 fino alla sua morte. Era il figlio maggiore del sultano, poi re, Moḥammed V e di Laila ʿAbla bint Ṭāhar, sposata da suo padre nel 1926. Ḥasan II si laureò in legge presso l’Università di Bordeau

Venne esiliato in Corsica dalle autorità francesi il 20 agosto 1953, insieme al padre, Moḥammed V. Furono poi trasferiti in Madagascar nel gennaio 1954. Durante l’esilio, l’allora principe Ḥasan assunse il ruolo di consigliere politico del padre. Moḥammed V e la sua famiglia tornarono in patria il 16 novembre 1955.

Il principe Ḥasan, nel Febbraio 1956, partecipò ai negoziati per l’indipendenza del Marocco insieme al padre, da cui, nell’aprile 1956 venne nominato Capo delle Forze Armate reali. In seguito ai tumulti popolari che si verificarono quello stesso anno, guidò contingenti armati contro i Berberi, sulle montagne del Rif. Moḥammed V cambiò il titolo di regnante del Marocco da sultano a Re nel 1957. Ḥasan venne proclamato Principe ereditario il 19 luglio 1957 e divenne Re il 3 marzo 1961, dopo la morte del padre.

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La trasformazione fu immediata. Nel dicembre 1962, Ḥasan II fece adottare una Costituzione su misura, senza il consenso dei partiti politici, in base alla quale il re, comandante dei credenti, era una personalità «inviolabile e sacra».
Il suo ruolo conservatore rafforzò notevolmente la dinastia alawide, ma il suo rifiuto di condividere il potere con i partiti e di appoggiarsi, invece, all’élite makhzen, casta tradizionale legata al re (equivalente alle antiche corti europee), che funzionava come uno Stato parallelo, provocò inevitabili proteste. Nel 1965, re Ḥasan, pur non avendo abolito il meccanismo della democrazia parlamentare, aveva preso, però, la decisione di sciogliere il parlamento e di governare direttamente. Quando vennero finalmente indette le elezioni, il risultato fu una maggioranza chiaramente manovrata in favore dei partiti leali al re. Questo causò una forte reazione di proteste nella popolazione e nell’opposizione politica, che si manifestò con dimostrazioni e sommosse in sfida al potere del re.

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Il periodo di rigido sistema dittatoriale, che va dagli anni ’60 fino ai primi anni ’90, è stato definito dalle forze di opposizione “anni di piombo“. Durante questo periodo venne esercitata una ferrea repressione politica, e centinaia di dissidenti furono uccisi, arrestati, esiliati o fatti “scomparire“. Dietro suo ordine, il 29 ottobre 1965 venne eseguito, a Parigi, in pieno giorno, il sequestro del leader democratico marocchino Mehdi Ben Barka, del quale non fu poi più trovata traccia. Nel novembre 1975, la « Marcia Verde » organizzata verso i territori dell’antica colonia spagnola del Sahara Occidentale gli dette l’occasione di ricostruire l’unità intorno alla sua persona, nel tentativo di instaurare una specie di culto della personalità. Il suo ritratto venne affisso in ogni luogo pubblico di ogni città e villaggio, con la polizia pronta ad intervenire in caso di mancata affissione. Ma sarà solo verso la fine degli anni ’80 che il suo regime comincerà lentamente a cedere. Le riforme costituzionali del 1992 e del 1996 attenueranno la fisionomia assolutista della monarchia. Nel febbraio 1998, infine, Ḥasan II nominerà un membro dell’opposizione, il socialista Abderrahman El Yousoufi, come Primo ministro, in nome dell’alternanza, ma si può dire che gli “anni di piombo” ebbero termine definitivamente solo con l’ascesa al trono del figlio Mohammed VI, nel 1999.

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Nei primi anni ’70, la crescente ondata di scontento si allargò all’esercito: re Ḥasan riuscì a sfuggire a due attentati. Il 10 luglio 1971, un primo tentativo di colpo di stato causò un centinaio di vittime, durante una cerimonia al palazzo reale di Skhirat. Il 16 agosto 1972, il generale Mohamed Oufkir organizzò un attacco aereo contro il Boeing 727 sul quale il re stava viaggiando, di ritorno da Rabat, non riuscendo però a colpirlo. In seguito al fallimento dell’azione, secondo la versione ufficiale del tempo, Oufkir si suicidò. Secondo alcune fonti, sarebbe stato invece fucilato dal re stesso.

Ḥasan II fu per anni un canale di mediazione tra il mondo arabo e Israele, facilitando i primi negoziati intercorsi tra le due regioni. Durante il suo regno, nel 1975, con quella che venne chiamata la “Marcia Verde”, il Marocco procedette all’annessione del Sahara Occidentale, evento determinante per la politica estera del Marocco, che provocò un inasprimento delle relazioni diplomatiche con l’Algeria, relazioni già entrate in crisi nel 1963, a causa di quella che venne poi chiamata Guerra delle sabbie. Nel 1984, il Marocco si ritirò dall’Organizzazione dell’Unità Africana a causa dell’ammissione alla stessa della Repubblica Democratica Araba del Saharawi (RASD), proclamata dal Fronte Polisario.

Leo Rugens

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