Uno stato senza merito e un Papa da prendere ad esempio

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Alcuni anni addietro, leggendo il libro di Roger Abravanel, “Meritocrazia”, ho avuto la sensazione che fosse un testo interessate ma in molti “passaggi” ovvio se non addirittura, ingenuo. Sottovalutavo la capacità degli italiani di resistere al cambiamento virtuoso necessario al successo delle tesi di Abravanel e quindi, il valore del libro. Il 3 marzo 2013, sotto il titolo “Convergenze evolutive: cominciamo a chiederci perché Leonardo Del Vecchio (Luxottica) apprezza Giuseppe Grillo e il M5S“, riproducevo una pagina del testo citato (che oggi riposto) abbinandola ad un nuovo spunto di riflessione. Sperando di fare cosa gradita.

“Nessuna società può divenire meritocratica senza uno Stato che goda della fiducia dei cittadini e sia esso stesso un simbolo del merito, restituendo agli stessi cittadini la fiducia nella possibilità di avere successo al di fuori dei vantaggi offerti dai legami familiari. Lo Stato italiano ha clamorosamente fallito in tale compito negli ultimi cinquant’anni, e questo spiega lo strapotere delle famiglie e delle lobby nel nostro Paese. Tale fallimento va molto al di là del costo delle sue caste: è la causa principale della drammatica disuguaglianza sociale”. Roger Abravanel.

Roma - Papa Francesco al Quirinale

La questione della signora ministra che abusa del telefono (Lei proprio che dirige un ministero dove, tra l’altro, in questi giorni, nel silenzio della “liberissima” stampa italiana, si discute a chi continuare ad affidare il delicatissimo servizio delle intercettazioni telefoniche ambientali e di quanto si dice “in rete”) racconta per Lei, per suo marito e suo figlio una storia di privilegi, di retribuzioni fantasmagoriche a “migliaia di euro al giorno”, di carriere precluse ai comuni mortali, forse più meritevoli. Intrecci di vite con quelle dei Ligresti (altrettanto arricchitisi) che nulla hanno a che fare con il rimanente 99% degli italiani. Basterebbe rendere trasparenti le rendicontazioni delle loro carte di credito, per rimanere allibiti. Dove sono i riscontri certi dei meriti di queste persone? Quale salvatore della Patria si cela in loro per cui non “si deve badare a spese”? Intendo dire: dove sono i vantaggi per la collettività? Nulla.

In uno sgangherato Ministero dell’Interno, la signora Ministra è stata assunta anni fa, da uno sgangheratissimo ministero è uscita per entrare in un altro. Nulla di “rivoluzionario” è stato impostato nel “porto delle nebbie” (il Ministero di Giustizia, di via Arenula) dove si è giocata, per cinquant’anni, la partita della assoluta inefficienza e del gattopardismo della burocrazia interna, perché nulla cambiasse nel processo, civile e penale. A via Arenula è “tutto fermo a quanto” scoprì, a sue spese, il per bene e intelligente, Giovanni Falcone. In troppi, nella semplicità delle loro oneste retribuzioni, sono morti “sparati” per proteggere i rappresentanti di una congrega di privilegiati mai interessati a che la “meritocrazia” avesse cittadinanza nel nostro Paese. “Todo” deve  cambiare e la discriminante per la selezione della nuova classe dirigente deve essere la sobrietà dei costumi e dello stile di vita.

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Gli arricchiti facessero gli arricchiti. Fino a quando gli sarà concesso, dal divenire delle cose. Una classe dirigente (!) che ha consentito che milioni di italiani divenissero tanto poveri da non avere più di che mangiare (vedi mense Caritas ed altre realtà filantropiche), deve essere spazzata via, senza se e senza ma. Come insegna Papa Bergoglio/Francesco che vive e transita “tra la gente”, senza costose e inutili “scorte”, difeso solo dalla stima, dalla fiducia e, soprattutto, dall’amore del suo popolo. In una vettura di servizio volutamente comprata al mercato dell’usato.

Lunga vita a Papa Francesco, il Vescovo di Roma che agisce perché “nessuno rimanga indietro”.

Oreste Grani