Prove di dialogo “intelligente”. Alla fine, tranne che con i tedeschi guidati dalla signora formatasi nella ex DDR, dovremo convivere, anche con i francesi

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Per un “astemio” (non posso ingerire alcool sotto nessuna forma) e politicamente “rancoroso” nei confronti dei governanti francesi (colpevoli, a mio dire, di troppe “violenze” nei confronti della nostra povera Italietta), postare l’articolo che segue, mi ha fatto, direbbe Carlo Verdone, figlio del compianto Mario, veramente, “strano”. Eppure il movente di questo mio atto eroico, un giorno, si potrà scoprire.

Per scrivere di vini francesi, saccheggio, da vero profano incompetente, un libro che “galleggia” in casa da sempre: mi segue fedele e non è mai finito tra quelli che i traslochi o l’orrore della vendita, “per vero bisogno”, hanno fatto sparire. Lo scrisse nel 1962 un giornalista corrispondente di guerra e di scenari geopolitici complessi di quegli anni ’60 che mi formarono o, più semplicemente, mi segnarono duramente. Il libro si intitola, “Viaggio attraverso i vini Francia” di Piero Accolti, Canesi editore. Riproduco il capitolo intitolato “Gli aristocratici Bordeaux”, evidentemente scritto per omaggiare  la “crema” dei vini francesi. Così, faccio anch’io, sperando di fare cosa gradita, non tanto ai francesi ma, a quelli di voi che bevono e che bevono “bene”.

Oreste Grani

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