In Vaticano sanno che Romano Prodi praticava lo spiritismo (peccato mortale)?

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“La CIA E IL KGB non buttano via nulla, neanche il materiale superato. Impossibile sapere se un giorno quell’infimo dettaglio, o quello sbiadito ricordo, si riveleranno indispensabili” Frederick Forsyth, “The Deceiver”.

Scorrono i “nastri” delle sotto titolazioni dei telegiornali:  “Riallacciato il filo (rosso?) Roma-Mosca”. Per “riallacciare”, si dovrebbe immaginare un tempo in cui i rapporti erano interrotti. Quando sarebbe accaduta questa rottura? Non risulta negli annali e in nessun archivio riservato di nessun servizio segreto del mondo. Quindi, a quale “rottura” fanno riferimento i giornalisti italiani quando descrivono un “riallaccio? Gli affaristi che spingono, “da dietro”, i politici che si sono alternati alla guida dell’Italia, dalla conferenza di Yalta in poi, sotto mille coperture, non hanno mai cessato di arricchirsi con gli oligarchi che guidano la Russia da decenni. Prima, facendo finta di essere servitori del popolo, poi anti-comunisti, per continuare a fottere il popolo. Vladimir Putin è uno dei tanti dittatori che, ciclicamente, riescono ad impadronirsi del potere assoluto da quelle parti, Urali compresi. Lo sapevano bene le centinaia di giornalisti scomparsi (uccisi!) che, inutilmente, hanno provato a fare libera informazione, in Russia nelle ex repubbliche sovietiche. Inoltre, Putin è, da sempre, per reciproche dichiarazioni, un sodale del criminale Berlusconi Silvio. Anzi, sono ottimi amici e Putin, ritiene che Berlusconi sia, non solo innocente di quanto è accusato dalle autorità italiane ma che, se proprio ha una “colpa”, è quella di non essere, “ricchione”. A queste affermazioni “esilaranti”, era presente l’uomo dei colloqui con l’aldilà, Romano Prodi che, spudoratamente, se la rideva.

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Una stampa libera si dovrebbe chiedere, tutti i giorni, che funzioni possa svolgere, a favore della comunità italiana, in questi incontri internazionali, un personaggio quale è Romano Prodi foraggiato, con milioni di dollari/euro, da Paesi terzi (gli stessi che, a volte, ospitano questi incontri), senza che questo generi, “conflitto di interesse”. Che fa nella vita, da tanti anni, l’uomo che, esattamente e simmetricamente a Silvio Berlusconi (Presidente del Consiglio, entrambi) appose il segreto di Stato nella vicenda del rapimento dell’imam Abu Omar?  Dice, mai smentito, Luigi Stango, “agente segreto”, all’epoca dei fatti, nelle file del SISMI: “Quella vicenda ha segnato il destino del nostro sistema di sicurezza. La credibilità internazionale del servizio segreto italiano è stata rasa al suolo“. Avete letto bene? Che vuol dire nel mondo dello spionaggio, “rasa al suolo“? Vuol dire, ad esempio, che quando i responsabili dell’intelligence statunitense scoprirono che erano stati pedinati per mesi dalla polizia italiana, tagliarono ogni rapporto con le nostre strutture. “Quel che è certo – continua Luigi Stango – che quell’episodio, nonostante la riforma (l’ennesima! ndr) del settore, ancora pesa nelle valutazioni della comunità di intelligence internazionale”. Nel corso del processo che seguì quella situazione paradossale, al governo dell’Italia, si alternarono Prodi e Berlusconi ed entrambi si opposero alla richiesta dei magistrati milanesi che volevano fare chiarezza sulla vicenda. Entrambi usarono lo stesso tipo di argomentazioni a sostegno dell’ennesimo utilizzo del “Segreto di Stato“.

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Che fine abbiano fatto tutti i protagonisti di quella vicenda spero sia chiaro a tutti. Che fine abbia fatto Berlusconi protettore di Pollari é cronaca di questi giorni. Perché Prodi sia ancora “arzillo” e considerato affidabile nella cura degli interessi del nostro Paese, è veramente un mistero. Mi chiedo se, dopo tanti anni di silenzi o di vere e proprie prese per il culo, dobbiamo fidarci di un uomo che non fece nulla, sostanzialmente, per salvare la vita di Aldo Moro se non provare a informare/disinformare le forze dell’ordine, già tanto provate, con la notizia avuta direttamente “dagli spiriti” sull’esistenza di un covo BR, a via Gradoli. Dagli “spiriti evocati in una seduta medianica” o da ambienti dell’Autonomia bolognese che, favorevoli politicamente a salvare Moro per contrastare il disegno “sovietico” delle Brigate Rosse morettiane, si erano ingenuamente fidati di un tipo rassicurante come il cattolicissimo Romano Prodi? A quella data, i colti esponenti dell’autonomia bolognese, non avevano ancora avuto modo di conoscere la storia del “rassicurantissimo” Giorgio Conforto, in realtà membro del KGB e organico, da quarant’anni, alla “Russia/URSS” e si fidarono, per passare la notizia, di un signore dall’aspetto bonario e un po’ sonnolente quale appariva il pedalatore di Bologna.

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Come è andata a finire quella disinformazione su “via Gradoli” lo sapete bene? Io, per sicurezza, vi aggiungo qualche dettaglio: la mattina del 4 aprile 1978, il credibile manager si presentò in Piazza del Gesù (sede della Direzione nazionale DC) per raccontare di aver avuto un’indicazione riguardante la prigione di Moro durante una seduta spiritica. Si doveva cercare a Gradoli, sulla strada per Viterbo. L’informazione trasmessa a un collaboratore del Ministro dell’Interno Cossiga, era arrivata al capo della Polizia. E il  6 aprile la cittadina del viterbese era stata perquisita da cima a fondo, senza che dello statista si trovasse traccia. Come aveva suggerito la moglie di Moro, però, a Roma c’è una via Gradoli, che per di più è una traversa della strada per Viterbo, la Cassia. Dove, per una fortuita (?) perdita d’acqua, il 18 aprile 1978 (esattamente 30 anni dopo la grande vittoria elettorale della DC!) sarebbe stato scoperto un covo delle BR.

A voi sembra normale che qualcuno affidi, ancora oggi, a un “teste così eccentrico” da volerci far credere di saper parlare con gli spiriti, le sorti di cose attinenti gli interessi e la sicurezza della Repubblica?  A me no e, fino a quando ho respiro in gola, per volontà provvidenziale o di nemici non coraggiosi a sufficienza per mettermi a tacere, continuerò a dirlo.

Torniamo a chi fa affari con la Russia e con i paesi dell’ex impero sovietico. Perché l’Italia faccia affari con il migliore amico (Putin) di un criminale quale è Silvio Berlusconi, è quanto, una libera stampa, dovrebbe chiedere, tutti i santi giorni.

Così come è opportuno che i cittadini onesti deputati e senatori organizzati a tempo determinato nel M5S si fermino a riflettere, in nome di cosa intratteniamo rapporti con la Russia di Putin o con la “sua” Ucraina o l’enigmatico Kazakistan. E, soprattutto … che minchia continua a fare Romano Prodi, in queste relazioni complesse che dovrebbero riguardare esclusivamente l’attività del ministro degli Esteri o, al massimo, le nostre agenzie di intelligence? In ultimo: che mestiere fa, da quarant’anni, questo “rassicurante” signore anziano, eterno candidato a sedersi sulla poltrona che fu di Sandro Pertini?

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Cari e onesti deputati e senatori del M5S potete chiederlo (voi che potete farlo autorevolmente) nelle sedi istituzionali e darmi così la soddisfazione, prima di chiudere gli occhi, di sapere se mi sono sbagliato con i miei dubbi? Nell’aldilà, con la trasparenza tipica di quella condizione incorporea, me lo diranno subito chi è in realtà Romano Prodi ma, a quel punto, dovrei convincere, qualcuno di ancora vivo, ad indire una seduta spiritica per farvelo sapere. Non sono sicuro che sia facile questa soluzione. Proviamo viceversa, subito dopo Genova, a chiederlo, con forza, in Senato.

Grazie anticipatamente, Senatrice cittadina Paola Taverna, per quanto vorrà fare.

Leo Rugens

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