Non è morale abusare della pazienza e della fedeltà dell’Arma dei Carabinieri

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POCHE ORE ADDIETRO QUALCUNO, A BOLOGNA, HA, IN MODO RUDIMENTALE (IN TUTTI I SENSI), PROVOCATO L’ARMA DEI CARABINIERI.

CHE NESUN DORMA DOPO LE BIZZARRIE DI TALE CAZZOLA CHE INCITAVA L’ARMA A FARE UN “COLPO DI STATO” CONTRO IL M5S QUALORA AVESSE VINTO DEMOCRATICAMENTE LE ELEZIONI, L’EPISODIO DI BOLOGNA ASSOMIGLIA A QUANTO TROPPE VOLTE ABBIAMO VISTO ACCADERE IN QUESTO TRAVAGLIATO PAESE.

CHE NESSUN DORMA, RIPETO, E… SERRIAMO I RANGHI, IN TUTTI I SENSI, A DIFESA DELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA (QUELLA VIGENTE) E AGLI ORDINI DEL CAPO DELLO STATO CHE E’, FINO A PROVA CONTRARIA, LUI IL COMANDANTE SUPREMO DELLE FORZE ARMATE.

ORESTE GRANI/LEO RUGENS  27 NOVEMBRE 2016

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Era il 4 dicembre del 1991 (22 anni fa!) quando il “Consiglio centrale di rappresentanza dei carabinieri” (COCER), diramò alle agenzie di stampa un documento che sembrò, subito, una adesione “alla sollecitazione del Presidente della Repubblica (Francesco Cossiga), ad un giudizio sul suo operato, rivolto, appunto , ai carabinieri il 30 novembre 1991, a Velletri”. Il COCER, il sindacato di rappresentanza dell’Arma, per la prima volta nella storia dei Carabinieri, sposando il sistema delle “picconate” che resero famoso Cossiga, dichiarò che… “quel gesto (indisciplinato e audace ndr), era l’unico idoneo ad incidere in una realtà, quale purtroppo è quella dell’Arma dei Carabinieri, deteriorata da continue manovre erosive provenienti dall’esterno, che mirano a demolire e destabilizzare quella che per molti italiani resta l’istituzione più sana e affidabile“. Questa è, giustamente, ancora l’opinione della maggioranza degli Italiani. Pochi e intelligenti lettori di Leo Rugens, meditate su questo punto perché è questo “il punto”. Continuava il documento del 4 dicembre 1991…”Questo organismo (COCER), interpretando il pensiero del personale rappresentato dichiara non più tollerabile la disattenzione politica nei confronti della nostra istituzione che, invece, si trasforma in atipica attenzione all’approssimarsi delle scadenze elettorali ( adesso, neanche questo succede più! ndr) o, peggio, al verificarsi di fatti luttuosi nei quali sarebbe poco onorevole perseverare nell’indifferenza“. Continuavano, coraggiosamente, gli estensori del documento: “I Carabinieri sono uomini avvezzi al sacrificio, al silenzio ed alla fedeltà incondizionata alle sane istituzioni, uomini di fede incrollabile ma della cui pazienza non è morale abusare“. Il documento introduce un termine, “morale”, che è alla base del post che oggi voglio dedicare alla condizione in cui, tutte le Forze dell’Ordine (CC, Polizia di Stato, GDF, Polizia penitenziaria e, aggiungo io, AISE/AISI), si trovano ad operare. Tenete conto delle date: il 4 Dicembre 1991, alla Procura della Repubblica di Milano, si stava mettendo a punto l’indagine sul “moralissimo” Mario Chiesa (veniva arrestato il 17 febbraio 1992) e sul sistema di approvvigionamento dei partiti che da anni perpetuavano il saccheggio dello Stato, generando “loro” e non “noi”, gran parte del debito pubblico. Debito pubblico (quello per cui oggi ci vessano vendendoci come rottami umani agli usurai, dentro e fuori le banche), cresceva a dismisura e non per lo stile di vita da “cicale spensierate” che la maggior parte di voi praticava. Anzi, a quella data, gli Italiani erano ancora tra le “formiche” più virtuose del Mondo. Torniamo a quel Dicembre (1991) tormentato. In Parlamento si verifica immediatamente (non dimenticate, amici cari, questo dettaglio ipocrita) una reazione furibonda delle sinistre al documento del COCER. Le altre forze politiche – ad eccezione del MSI – prendono le distanze dalle oneste e lungimiranti esternazioni del sindacato dei Carabinieri. I giornali, le radio e le emittenti televisive (non c’era altro, allora), quasi all’unanimità, si scagliarono contro la Benemerita. La tempesta insomma, scuote i palazzi del potere e i “compagni di merenda e di mazzette”. Mentre i politici scrivevano (da troppo tempo impunemente) la cronaca della degradazione i Carabinieri (ecco la moralità e la lungimiranza) tentavano di scrivere parole di storia nuova. Prima dell’intelligente e onesto Giuseppe Grillo che inizia “solo” il 18 di febbraio 1992 al Teatro Massimo di Milano, la sua lunga marcia culturale e politica. Prima soprattutto  del nulla facente vanesio Matteo Renzi. Molto prima di tutti. Ma perché l’Arma sente il dovere morale, in quelle ore, di rischiare a nome di tutti gli Italiani? Perché, lo scrivo per mio figlio e i lettori giovani di Leo Rugens, la realtà italiana era deteriorata (in quel momento o,soprattutto, oggi?) da continue manovre speculative e truffaldine ordite e messe in atto da parte degli “eletti dal popolo”. Si chiamavano così all’epoca! Così, era allora: gli italiani avevano l’opzione delle preferenze elettorali! Minchia, che libertà! Immaginate la gravità della situazione oggi che, neanche questo, con il “porcellum”, accade. I Carabinieri, e non i ragazzi presi in giro nelle barzellette stereotipate, in quelle ore drammatiche denunciavano – riuserò il termine – con lungimiranza, che gli eletti dal popolo sgovernavano anteponendo gli interessi del partito, di corrente (così si diceva allora), a quelli della Nazione. Dei veri terroristi, eversori populisti, grillini ante litteram, questi Carabinieri! Nei reparti, “giravano” domande, oneste e preveggenti, sulla legittimità (prima delle sentenze della Corte costituzionale) delle lobbies affamate di potere e denaro. I giovani ufficiali (alcuni, oggi, sono ai vertici dell’Istituzione) discutevano con franchezza e nel rispetto reciproco dei ruoli ma con l’Italia e il suo futuro nel cuore. Gli uomini capivano che la “partitocrazia” si preparava ad offuscare (così fu e gli uomini dell’Arma in quelle ore lo intuivano) l’immagine dell’Italia all’Estero. Vera tragedia strategica da cui non ci siamo più risollevati. La “sovranità” l’abbiamo persa venduti in quegli anni (se penso a come siamo stati opportunisti nella oscena vicenda della Achille Lauro e la vigliacca esecuzione di un passeggero paralitico abbattuto solo perché ebreo) per qualche ipotetica goccia di petrolio; l’onore e la dignità,  sommersi, nel ventennio berlusconiano successivo, lazzi sfottenti di mezzo mondo. Fino alle Pizzerie “Bunga-Bunga”. Ci hanno derisi e ridotti tutt’uno con i vizi dei nostri sgovernanti dello Stato centrale, delle Regioni, delle (mai abolite) Provincie e della Capitale infetta. Puttanieri, cocainomani, mafiosi e ladri. Pechè dovremmo portare rispetto a questi traditori? E, aggiungo io, chiacchieroni inaffidabili, in mille episodi di geo politica mediterranea. Il sistema “democratico” che ha nutrito i parassiti, è ormai, considerato illegittimo (a prescindere dalla sentenza della Corte Costituzionale) dalla maggioranza degli Italiani. Questa oggettiva e esasperata “maggioranza”, costituita dal 50% degli aventi diritto al voto (25 milioni) che non vanno a votare, più 9 milioni che, come ultima spiaggia, ha scelto la possibile strada del M5S, se ne “fotte”, ormai, di tutti (stiamo parlando di 34 milioni di adulti) e si prepara a pretendere (ecco l’aria che tira) una classe dirigente all’altezza della complessità in cui , i ladri di stato, ci hanno messo. Oggi si può solo affermare che la situazione, più che degradata (come alcuni opportunisti pavidi descrivono) è giustamente esplosiva e se non si prendono provvedimenti “operativi” immediati, la situazione potrebbe anche precipitare durante le prossime festività (si fa per dire) natalizie. In queste ore ( sono le stesse di quegli anni?) chi di dovere  sarà costretto a dare una tirata d’orecchie alle donne e agli uomini dei reparti per come, “avendo caldo” si sono tolti i caschi e con il dito hanno indicato, in un lignaggio da muti, la testa scoperta e “onestamente” inerme a cittadini non “ciechi”. Forse, ingiustamente, saranno anche puniti. Il disagio (prego notare l’eufemismo) della Nazione però è reale e sta a monte di qualsiasi smentita o punizione. In ultimo, va evidenziato, i politici parassiti e i loro reggipalle, hanno uno strumento che è l’eloquio (troppo e ovunque), mentre i Carabinieri e le altre “risorse” militari, hanno il silenzio. O, in alternativa, l’uso della forza, ma sempre in silenzio. A caldo non si può dire altro. Una intensa pausa di riflessione si impone ricordando ai miei pochi ma intelligenti lettori che, volutamente, per il mio piacere e in spirito di servizio, ho miscelato parole dette e sottoscritte il 4 dicembre 1991 con quelle che si sentono pronunciare oggi e che, a ore, potrebbero essere sottoscritte nuovamente. In un clima sociale molto, molto, molto, molto più grave di quello di allora. Che la Madonna, ispiratrice della moralità dei Carabinieri, ci protegga e, come tutte le Madri amorevoli (ma giuste), sappia, con fermezza, indicare la strada della salvezza dell’Italia.

Oreste Grani

I sergenti e brigadieri disertano la cerimonia del Capo di Stato Maggiore della Difesa

COMUNICATO STAMPA (vedi link originale)

I sergenti e brigadieri disertano la cerimonia del Capo di Stato Maggiore della Difesa.

I delegati del ruolo sergenti e brigadieri del COCER Interforze comunicano che non parteciperanno alla prevista cerimonia di scambio di auguri natalizi e di festività di fine anno con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, prevista per il giorno 12 dicembre 2013 presso la sala del trono di palazzo Barberini.

Avremmo preferito gli auguri di rito unitamente alla notizia dello sblocco degli stipendi e delle dinamiche retributive nonché ad una smentita sull’ipotesi del riordino delle carriere che vede il personale da noi rappresentato particolarmente penalizzato e mortificato.

Nel ribadire che la categoria dei sergenti e brigadieri non comprende tale accanimento, invitiamo il Capo di Stato Maggiore della Difesa a riflettere sulla nostra scelta davanti ad un “caffè”.

Lo dichiarano i delegati del Cocer Interforze.

COCER AM   
MESSINA Alfio
BELFIORI Antonsergio

COCER CC
SERPI Antonio
TARALLO Antonio
CALABRO’ Sebastiano

COCER EI
GALANTUOMO Gennaro 
BILELLO Domenico

COCER MM
SACCONE Franco
ALO’ Vito

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