Il sesso spinto delle “agentesse pitonesse segrete” della Stasi di Markus Wolf, potrebbero essere state il collante del “triangolo della morte”, Raf, Brigate Rosse e terroristi palestines

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Fidarsi dei tedeschi è bene. Non fidarsi è meglio. Soprattutto delle donne. Come ho avuto modo di accennare, con una sfumatura un po’ sfottente, nel post “KGBStB e gli scambi di coppia: quello sì era sesso a cinque stelle, Generale Petraeus” ad Est i servizi segreti, tipo STASI, sapevano il fatto loro in quanto a sesso, utilizzato, scientemente, durante la “Guerra Fredda”, per “penetrare” i più diversi ambienti. Maschi e femmine, indifferentemente scelti, con cinismo e competenza dall’ispiratore delle strategie “culturali” della STASI, Markus Wolf. Wolf, ispirandosi a quanto già fatto da suoi colleghi nella Germania nazista, reclutava bellissime ragazze, spesso giovanissime, a volte, minorenni. Quando si accorse quanto gli uomini occidentali  (i “soggetti” da coltivare), fossero deboli e in balia delle bocche e delle mani addestrate delle sue “agentesse pitonesse segrete”, creò, nella STASI, anche un reparto di seduttori maschi buoni per signore e per omosessuali occidentali, depositari di segreti utili alla Germania Democratica (comunista). Questo è noto. Così come è noto che, inopportunamente, Wolf non fece un solo giorno di carcere quando cadde il Muro. Così come è noto che gli italiani degli anni settanta, erano particolarmente provinciali e assetati di libertà sessuale. Anche gli evoluti dirigenti dei Movimenti Rivoluzionari e, successivamente, delle organizzazioni terroristiche che si chiamassero Brigate Rosse, Nap o le mille sigle generate dalla strategia dell’Autonomia. Molte donne della Stasi, scusatemi l’espressione, “la davano” ai dirigenti dei movimenti rivoluzionari, presentandosi come compagne combattenti della RAF o del Movimento 2 giugno. Lo erano ma, erano anche le sensuali super esperte volute da Wolf.  Gliela davano talmente bene e in modo disinibito che deve essere stato questo l’elemento determinante il controllo da parte della Stasi (quindi anche del KGB) di non pochi comportamenti sinergici che gli atti giudiziari attestano essere esistiti tra la RAF, le Brigate Rosse ed esponenti del mondo terroristico palestinese, altrettanto vittime di attenzioni erotiche. Questa delle debolezze sessuali, caduto il Muro di Berlino e aperti, in parte, gli archivi della STASI, deve essere uno dei motivi per cui i brigatisti hanno sempre mentito sui contatti con la RAF prima del sequestro Moro, dichiarando che le organizzazioni si erano frequentate a cose avvenute. Mentivano, perché non fosse chiaro che erano stati fortemente influenzati dalla DDR tramite le/gli esponenti cresciuti nell’Accademia del Sesso messa in funzione da Markus Wolf.

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Assassini si ma, non babbei, affamati di sesso. Eppure, ci sono le prove di questi contatti, rinvenute proprio in via Gradoli dove furono trovate targhe di automobili asportate da vetture immatricolate a Francoforte sul Meno molto tempo prima del sequestro Moro. Così come fu ritrovata addosso alla terrorista della Raf, Elisabeth Van Dyk, una carta d’identità rubata, nei primi anni Settanta, in un comune della provincia di Como, Sala Comacina.

Elisabeth Von Dyck

Elisabeth Von Dyck

Per non parlare della pistola con matricola obliterata ma proveniente dalla Germania Federale e collaudata dal banco di prova tedesco di Ulm nel lontano 1971, trovata a viale Giulio Cesare, casa della fisica Giuliana, figlia di Giorgio Conforto, genio del mimetismo e agente di rango, da quarant’anni, del KGB. In casa Conforto furono trovati, Valerio Morucci, Adriana Faranda e, tra le tante armi, una pistola “collaudata” ad un banco di prova a Monaco. Prima del rapimento Moro.

Oreste Grani