E se Ablyazov tornasse in Kazakistan “facendo pace” con il presidente Nazarbayev?

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Il ritorno del figliol prodigo è il tema delle immagini a corredo del post

«tornerà alla politica in Kazakistan e sfiderà Nazarbayev: sarà eletto e nel giro di un anno o due o sarà molto importante o sarà morto»

Medina, figlia maggiore di Alma Shalabayeva e Mukhtar Ablyazov

Se nel “Caso Ablyazov/Shalabayeva” non ci fossero dal “primo giorno” (28 maggio 2013), delle gravi implicazioni geopolitiche e di sicurezza nazionale in gioco, prioritariamente la salute pubblica e una necessaria ridefinizione della cosiddetta “ragion di Stato”, non ce ne saremmo interessati. Tanto meno avremmo elaborato una nostra analisi e, successivamente, una attività relazionale e redazionale se non avessimo ritenuto che, questa brutta storia, avrebbe potuto avere esiti devastanti per gli interessi di politica estera del nostro già tanto malandato Paese. Così come, ora, il racconto veritiero dei comportamenti tenuti da tutti i protagonisti dell’intrigo internazionale – esaminati andando a prima della malaugurata irruzione nella villetta di Casal Palocco – è funzionale a dimostrare inadeguatezze e modelli di comportamento delle nostre strutture di sicurezza che vanno, alla luce dell’ennesima “perdita di conoscenza”, rimessi in discussione e culturalmente rifondati. È per queste finalità strategiche e a difesa di interessi italiani traditi da chi istituzionalmente e ben retribuito avrebbe dovuto “servirli” che, da mesi, interveniamo, con mezzi esigui, in totale autosufficienza decisionale. Con solo riferimento, la Costituzione e quella salus rei publicae, ovvero suprema lex esto, che riteniamo nostro dovere onorare. Si tratta di una norma metagiuridica che pone a suo fondamento e suo fine, un bene che è condizione sine qua non per l’esistenza e la fruizione di tutti gli altri. Come, con estrema chiarezza, più volte, la discussa ma dotta Corte Costituzionale ha affermato, facendo riferimento proprio al citato antico principio romano, “tutto quanto tocca la salute della Repubblica è escluso da qualsiasi sindacato giurisdizionale”. Forti di questa norma e del nostro coerente agire “civile” e legittimo, non consentiremo, a nessuno, sotto nessuna “bandiera”, di alterare la verità, facendo finire, come al solito, tutto “a puttane”. O, in qualche piccola o grande “tangente oleosa”. Viceversa, avendo puntato, come cittadini consapevoli, sull’ipotesi (all’epoca dei primi fatti difficilmente da prefigurare se non per il pre-veggente Alberto Massari) che, un giorno, salvatosi dai troppi tentativi di ucciderlo, Mukhtar Ablyazov (politico prima di tutto e poi, abile gestore, per conto del Governo kazako, delle ricchezze smisurate di quel paese), tornato in Kazakistan, grazie ad una possibile riappacificazione con il Presidente Nursultan Nazarbayev, sarebbe potuto arrivare alla guida del paese, ricordandosi da chi e da quali Stati fosse stato trattato con cieca, illegale, ottusa violenza: Italia compresa. Viceversa, abbiamo ipotizzato che, altrettanto, non avrebbe dimenticato chi lo avesse onestamente facilitato, almeno non denigrando la sua reputazione e l’immagine della sua famiglia, nel ritorno alla vita pubblica e alla guida politica del suo paese.

Sarebbe stato troppo avere riscontro di una qualche reminiscenza, da parte dell’ENI e del nostro Ministero dell’Interno, del modello relazionale SIFAR/Italia-FLN Algerino o del “intervento mirato”, tramite “sostegno culturale”, del capolavoro cinematografico di Gillo Pontecorvo, “La Battaglia di Algeri”? Ma cosa studiano, in Italia, quando li mandano a scuola di intelligence, i super raccomandati che vincono la lotteria per diventare “agenti segreti”, indennità di cravatta compresa? In questo ambito di analisi geopolitica e ipotesi culturale, riteniamo che Alberto Massari, “facendosi Stato” abbia agito, come ha agito (ha scritto un libro, Shalabayeva – Il caso non è chiuso, Adagio Ebook), nell’esclusivo interesse dell’Italia. In solitudine, senza spreco di denaro pubblico, mettendo in atto, parola dopo parola, una strategia alternativa alle “cazzate” dei ciechi, sordi, muti servi che ufficialmente guidano l’Italia. Agendo così, intraprendente e prudente al tempo stesso, ha fatto in modo che Ablyazov fosse informato (evidentemente da chi autorevolmente e in rapporto fiduciario con il detenuto, poteva farlo) che non tutti gli Italiani sono dei “violenti cretini organizzati”.

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Ecco perché, come scrive oggi il “Wall Street Journal”, è ora possibile ventilare da parte della figlia maggiore di Ablyazov, Medina, un’ipotesi di ritorno in Patria del “ministro dissidente” (non quindi il criminale, ladro di stato, marito della “puttana russa”!), pronto a sfidare, in libere elezioni, la nomenclatura che oggi, scaltramente, si arrocca intorno all’anziano Presidente Nazarbayev. Forse alimentando, artatamente, ostilità tra i due.

Abbiamo usato volutamente il termine “arrocca” perché, a nostro rispettoso e modesto giudizio, il giocatore di scacchi Ablyazov ora sa quali mosse vincenti fare. Così come ha saputo cambiare il senso della partita, il 28 maggio 2013, “sacrificando la Regina”. Inoltre, come suggerisce intelligentemente, da mesi, Alberto Massari, queste mosse potrebbero precedere la proposta di “far pace” indirizzata al Presidente Nazarbayev ricostituendo così, eventualmente, la vecchia coppia che aveva fatto forte e ricchissimo il Kazakistan. La proposta fu resa pubblica in un articolo pubblicato sul sito “La Fucina”: “Shalabayeva una storia di petrolio e di spionaggio“.

La fine di questa crudele sfida potrebbe essere quella di una sincera pacificazione tra “padre e figlio”, consentendo così ad entrambi, di nuovo alleati, di mettere un “freno” agli appetiti dei troppi nemici (dentro e fuori) della patria kazaka.

Questa è stata a nostro giudizio la “visione” che ha guidato i gesti concreti messi in atto da Massari in questi sei mesi. Attività tendente prima a decongestionare la vicenda ingarbugliata e condizionata da troppi dilettantismi e piccole avidità italiote, poi a suggerire, in assoluta originalità di pensiero creativo, una strada possibile verso la Pace, per dare, prioritariamente, serenità a quella madre e alla piccolina, ma, anche, per un futuro di buone relazioni economiche, rispettose dei reciproci diritti e tradizioni culturali, tra Italia e l’antichissimo crogiolo multi religioso, Kazakistan.

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Quanta acqua intelligente, grazie all’autore di Shalabayeva e a chi lo ha voluto aiutare, è passata sotto i ponti, da quella sconsiderata espressione, “puttana russa” e la seguente vile espulsione della onesta e fedele moglie del signor Ministro “dissidente” Ablyazov? Il resto, sono “chiacchiere” e inutili tentativi di mistificare questa straordinaria esemplare vicenda di passione civica che non consentiremo a nessuno di raccontare, se non servendo la Verità. Lo faremo, come fino ad oggi lo abbiamo saputo fare, per la Repubblica Italiana e per l’onesta difesa dell’operato di Alberto Massari. Infine, ricordiamo agli eventuali male intenzionati che, a sentinella e testimonianza di quanto è avvenuto, ci sono l’amica elettronica e le capacità politiche dei 160 cittadini parlamentari eletti nel M5S che ci “leggono in copia”. Se non dovessero bastare neanche gli onesti “grillini”, ma basteranno, come sono bastati con il loro tempestivo intervento in vigile delegazione, ci rivolgeremo direttamente ai nove milioni di elettori che hanno saputo dare forza al Movimento ideato e organizzato da Giuseppe Grillo.

Buona digestione del rospo che vi abbiamo appena adesso fatto ingoiare!

Leo Rugens

PS Per chi volesse approfondire, consigliamo di leggere anche questi vecchi post

Alberto Massari con il suo libro e ora Milena Gabanelli…

Il caso Shalabayeva non è chiuso?…

Il caso Shalabayeva non è chiuso. Cui prodest…

A Natale è arrivato il regalo che aspettavamo…

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Le frodi bancarie di Mukhtar Ablyazov

Qual è il verdetto sul dissidente kazako sul quale grava un mandato di cattura internazionale

Il Post 4 gennaio 2014

Il Wall Street Journal ha ricostruito accuratamente le traversie legali e finanziarie del banchiere kazako Mukhtar Ablyazov, che in Italia sono state trattate negli scorsi mesi a causa delle vicende relative all’espulsione di sua moglie Alma Shalabayeva e di sua figlia dall’Italia, in un caso politico internazionale molto discusso (Shalabayeva è tornata in Italia lo scorso 27 dicembre, dopo lunghe e complesse trattative: e il governo italiano ha superato indenne le estese accuse sugli errori compiuti nella gestione della questione). A prescindere dall’illegittimità della consegna di Alma Shalabayeva e della figlia Alua alle autorità kazake, condannata dalle autorità internazionali come caso di “espulsione illegale”, il Wall Street Journal ha cercato di rispondere alla domanda che nei momenti più intensi dell’attenzione sul caso anche da noi si sono fatti in molti. Il protagonista assente, cioè Ablyazov, ricercato nell’operazione che aveva portato all’arresto di sua moglie e sua figlia, e che era intanto scappato dall’Italia: «È un eroe o un truffatore?». Ablyazov si trova oggi in Francia, dove è stato arrestato il 31 luglio 2013 grazie al pedinamento di Yelena Tyshchenko, la sua avvocatessa ucraina (che in estate molti giornali italiani e alcuni tabloid britannici avevano indicato come sua amante). Lunedì 22 luglio, dopo aver partecipato a un’udienza all’Alta Corte di Londra relativa a una delle 11 denunce presentate dalla banca kazaka BTA, di cui Ablyazov era presidente del Consiglio di Amministrazione, Tyshchenko aveva preso un volo per Nizza dirigendosi poi in macchina verso una località vicino a Cannes, dove è stata individuata da alcuni agenti francesi in compagnia di Ablyazov, che è stato arrestato dagli uomini della Gendarmeria locale, agendo su una richiesta di estradizione dell’Ucraina. Come ricapitola il Wall Street Journal, Mukhtar Ablyazov ha agito per molto tempo sotto la protezione di Nursultan Nazarbayev, l’autoritario presidente kazako accusato da molte organizzazioni per i diritti umani per la gestione dittatoriale del potere e la repressione delle libertà civili.

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La sua carriera come imprenditore era iniziata nel 1992, quando fondò una holding privata, per poi acquisire quote della Banca Turan Alem, nota ora come BTA. Nel 1998 Ablyazov fu nominato da Nazarbayev ministro dell’Energia, dell’Industria e del Commercio. L’opposizione al governo kazako di Ablyazov è cominciata nel novembre 2001, quando insieme ad alcuni suoi colleghi Abyazov fondò un partito politico di opposizione. Dopo pochi mesi fu condannato a 6 anni di carcere per abuso di potere ed evasione fiscale. Sia il Parlamento Europeo che Amnesty International descrissero il processo come estremamente infondato, per quanto il governo kazako negasse la presenza di una motivazione politica nella condanna di Ablyazov. La figlia maggiore di Ablyazov, Madina Ablyazova, ha denunciato maltrattamenti subiti dal padre durante la reclusione, che sono stati negati dal ministro della giustizia del Kazakistan, il quale ha affermato che Abyazov “è stato processato e condannato in piena conformità alle regole” ed è stato “sempre trattato bene durante il suo periodo di detenzione”. Ablyazov fu rilasciato dopo 10 mesi con la promessa che non avrebbe più fatto politica. Nel 2004 il suo socio d’affari morì in un incidente durante una battuta di caccia; dopo pochi mesi Ablyazov ottenne così il pieno controllo della BTA. Grazie al contributo di numerosi investitori occidentali la banca iniziò a prosperare: la famiglia si trasferì a Londra e Ablyazov iniziò a trascorrervi molto tempo. Ma durante la sua attività finanziaria ruppe la sua promessa di evitare un coinvolgimento politico in Kazakistan, continuando a finanziare diversi gruppi di opposizione e mezzi di informazione indipendenti. Nel 2009, in seguito alla crisi finanziaria, il governo kazako promosse una ricapitalizzazione della BTA. Ablyazov fu allontanato dalla banca, che divenne di proprietà statale: di conseguenza lasciò il Kazakistan chiedendo asilo politico nel Regno Unito. Secondo Yevgeniy Zhovtis, attivista per i diritti umani in Kazakistan, “Muhkhtar Ablyazov ricevette a Londra le visite di quasi tutti i leader d’opposizione kazaki” per i quali, secondo Zhovtis, “ancora oggi, Ablyazov rimane una delle figure politiche fondamentali”. Ma la lettura di Muhkhtar Ablyazov come dissidente politico oggetto di una costante persecuzione da parte del governo kazako – spiega il Wall Street Journal – è incompleta e non tiene conto delle gravi accuse di frodi finanziarie nei suoi confronti. Ablyazov è infatti accusato di aver sottratto alla BTA circa 5 miliardi di dollari, e per questo le autorità kazake hanno emesso un mandato di cattura internazionale. Secondo quanto afferma la banca, Ablyazov e i suoi soci avrebbero dato istruzioni alla BTA affinché prestasse cifre ingenti a una società di facciata nelle mani di Ablyazov stesso, cifre che poi sarebbero state restituite solo parzialmente secondo quello che il Wall Street Journal chiama “un metodo elementare per una truffa complessa”.

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Chris Hardman, il principale avvocato della BTA, ha detto: “Si tratta di una delle più grandi frodi fiscali mai viste, Ablyazov ha rubato miliardi di dollari dalla sua stessa banca”. Ablyazov ha negato di essersi appropriato illegalmente di soldi provenienti dalla BTA – e anche di essere intestatario di alcune delle società a cui viene attribuita la frode – affermando che la crisi della banca si debba alla sua nazionalizzazione, che Ablyazov sostiene derivi da motivazioni politiche. Ma gli indizi che confermano la frode fiscale ci sono. L’inchiesta della BTA ha coinvolto più di una dozzina di tribunali, centinaia di udienze e circa 100 avvocati, e finora la banca ha ottenuto sentenze di risarcimento contro Ablyazov del valore di più di 4 miliardi di dollari, con interessi che si stanno accumulando fino a circa un milione di dollari al giorno. I giudici britannici hanno verificato che Ablyazov ha testimoniato il falso e violato il blocco dei suoi beni. A maggio un giudice ha deciso che la BTA potesse confiscare e vendere la villa di Ablyazov nel nord di Londra, del valore di 25 milioni di dollari, mentre a novembre un altro giudice dell’Alta Corte britannica ha appurato il trasferimento di 300 milioni di dollari dalla banca BTA a cinque società finanziarie delle Isole Vergini Britanniche possedute da Ablyazov stesso. All’inizio del 2013 Ablyazov è fuggito dal Regno Unito, pochi giorni prima di un’attesa sentenza che lo avrebbe portato in carcere: non è chiaro come abbia lasciato il paese, ma l’ipotesi è che abbia usato un passaporto della Repubblica Centroafricana – ottenuto in modi sospetti da un paese dalle procedure non limpidissime – come quello di cui era in possesso Alma Shalabayeva quando è stata arrestata a Roma. In conseguenza della fuga i giudici gli hanno proibito di portare avanti la sua difesa a meno che non si consegni e fornisca una dichiarazione completa dei suoi beni finanziari. Secondo il giudice Maurice Kay della Corte di Appello britannica, Ablyazov avrebbe agito con cinismo, opportunismo e in modo sfuggente nei confronti delle decisioni del tribunale. Muhkhtar Ablyazov aveva infatti negato di possedere le cinque società che hanno ricevuto i soldi della BTA e aveva sostenuto che la villa di Londra appartenesse in realtà a suo cognato Syrym Shalabayev.

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Uno dei suoi avvocati, Richard Leedham, ha detto: “Il mio cliente ha avuto difficoltà nel presentare testimonianze della sua difesa a causa della ‘pressione straordinaria’ su chiunque avesse potuto aiutarlo”. Ablyazov ha anche fatto appello alla Corte di Giustizia di Strasburgo, affermando di aver subito un processo ingiusto da parte del tribunale inglese. Un altro suo difensore, Peter Sahlas, ha detto che il passaporto della Repubblica Centrafricana è stato consegnato ad Ablyazov in virtù del suo ruolo di consigliere dell’allora presidente. La presenza di un nome falso, secondo Sahlas, era una misura di sicurezza. Gli avvocati della BTA, guidati da Chris Hardman, hanno trovato molto altro materiale sui tentativi di sfuggire alle indagini britanniche da parte di Ablyazov. Hanno individuato la presenza di un camion sospetto, carico di scatoloni, che faceva avanti e indietro da un deposito nel nord di Londra. Alla guida del camion c’era Salim Shalabayev, un altro cognato di Ablyazov. Dopo aver ottenuto un mandato di perquisizione da una delle aziende che dirige alcune delle compagnie di Ablyazov a Cipro, gli investigatori hanno scoperto gli scontrini rilasciati da un’azienda che scannerizza e distrugge documenti e recuperato centinaia di migliaia di documenti rimasti intatti. Le informazioni raccolte hanno spiegato le modalità con cui i soldi della BTA sono stati trasferiti ai beni immobili in mano ad Ablyazov. Ad esempio, secondo un giudizio dell’Alta Corte, tra il 2006 e il 2008 la BTA ha prestato 1,4 miliardi di dollari a 17 compagnie offshore, che possedevano poche risorse. Un prestito, risalente al novembre del 2007, è stato fornito alla Astro Gold Corp., una compagnia delle Isole Vergini Britanniche che era stata registrata poco più di un anno prima con un solo direttore, un uomo residente a Cipro. Il bilancio della Astro Gold Corp. mostrava cifre che si aggiravano attorno ai 5000 dollari, mentre il prestito della BTA ammontava a 45 milioni di dollari. Durante gli anni successivi, i prestiti forniti alle 17 compagnie sono stati ripagati parzialmente, ma alcuni di questi sono stati sostituiti con nuovi prestiti, dell’ammontare di circa un miliardo di dollari e mai restituiti. Il giudice Nigel Teare ha concluso che le 17 compagnie, tra cui AstroGold, erano “possedute o controllate da Ablyazov.”

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Il mese scorso, durante l’udienza a Aix-en-Provence in Francia per decidere della sua estradizione richiesta dallo stato dell’Ucraina, Ablyazov aveva detto al giudice che «il governo kazako ha sequestrato la mia famiglia». La decisione è stata rimandata e Ablyazov è tuttora da solo in una cella del carcere francese, dove a quanto riferisce il Wall Street Journal gli altri detenuti lo chiamano “il ministro”.  Sua figlia Medina dice che «tornerà alla politica in Kazakistan e sfiderà Nazarbayev: sarà eletto e nel giro di un anno o due o sarà molto importante o sarà morto».