415, Cirillo scarnifica viva Ipazia. 1400, Bernardino da Siena brucia vivi omosessuali e donne sodomite. A quando la richiesta di perdono per tanta ferocia?

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Qualche giorno addietro ho dedicato una riflessione al sentimento di vanità che mi sembrava emergere da alcune scelte “comunicazionali” fatte da ambienti vicino a Papa Francesco dedicate a valorizzare la bellezza di René Bruelhart  professionista assunto a 455.000 euro per sorvegliare la trasparenza del denaro che circola nella Chiesa e che mi sembravano improntate ad un eccessiva, se non sfacciata, vanità.

È proprio la “vanità”, secondo Bernardino da Siena, a determinare i peccati più gravi, quali l’usura e la sodomia. Lungi da me, qualunque “accostamento” allusivo alle abitudini sessuali di chiunque che non mi interessano ma, sono più attento, trattandosi di denaro, a quel riferimento che il “Santo” faceva all’usura. Sodomia e usura, dicevamo. E qui, viene il pensiero originalissimo del “santo”: facendo uso di cosmetici, le donne non soltanto danneggiano la loro salute e la bellezza femminile, ma ne annullano la funzione anti-sodomitica. Ce ne vuole per arrivare a capire cosa volesse dire Bernardino da Siena. Alla fine anch’io lo capito, “vecchio e tardo”, come sono.

In realtà il tema della sodomia necessiterebbe di maggiore attenzione, affinché lo si possa esaminare in funzione della cultura omosessuale vigente nella Toscana dell’epoca (1400). E oggi come stiamo messi? Ricordo dei riferimenti maligni fatti da Alberto Statera sulle quote che gli omosessuali richiedevano nella composizione delle poltrone della Fondazione del MPS. Dicevano i gay: perché i cattolici (che sono meno di noi) hanno una “presenza” e noi no? Torniamo alla sodomia e a Bernardino. Cultura pratica sodomita condannata dal monaco francescano – e poi da Girolamo savonarola – come forma di neopaganesimo.

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A Firenze e a Siena non si parlò mai tanto d’omosessualità quanto negli anni di massima influenza dell’Albizzeschi.

La repressione della sodomia fu una paranoia del frate, come premessa numero uno dell’auspicata riforma dei costumi. Con i sodomiti di Siena, Bernardino aveva un vecchio conto da regolare. Mi risulta che avesse partecipato personalmente a tiri di pietre contro omosessuali. Per loro, nessuna pietà: o in prigione o a morte. E la morte doveva essere di fuoco. Oltre ad aver chiesto leggi più severe, egli aizzava gli uditori in piazza, raccontando di brigate paramilitari che compivano spedizioni punitive nei confronti di omosessuali. Nulla di nuovo sotto il sole. Sotto l’incalzare di Bernardino, il peccato sodomitico venne considerato nella più ampia delle concezioni: non soltanto rispetto a rapporti omosessuali tout court, ma anche eterosessuali. E non vi era distinzione tra chi vi prendeva parte attivamente o passivamente: in questo senso, anche una donna, se accondiscendeva, poteva essere accusata di sodomia.

Non esisteva un limite all’orrore punitivo, e neanche alla spietatezza punitiva. L’uomo che poi la Chiesa decise di fare santo (fu così anche per Cirillo, Vescovo di Alessandria d’Egitto, l’autore della “scarnificazione”, da viva, di Ipazia nel 415), provava una voluttà sadica a dipingere i sodomiti come miserabili angeli decaduti. Bernardino che oggi ancora viene venerato santo, era solerte nel ricordare di non dimenticare, quando si bruciavano i sodomiti, donne o uomini che fossero, di usare, per la combustione, i finocchi selvatici affinché l’odore della carne umana abbrustolita risultasse meno stomachevole. Che sant’uomo! Forse è tempo di ragionamenti complessi su quanto, in nome di Cristo, nei secoli si è fatto. Cominciando da Cirillo, Vescovo e dottore della Chiesa, ad Alessandria d’Egitto che, perseguitando Ipazia, cercava di opprimere la donna per la donna e ancor di più la donna colta,finendo a Bernardino da Siena. Sadici spietati di cui aspettiamo la condanna e la richiesta di perdono da parte della Chiesa di Papa Francesco. Vescovo giusto e amante della Pace, della tolleranza reciproca, della giustizia sociale.

Leo Rugens