Oggi è il secondo anniversario della morte dei due innocenti pescatori indiani e, contestualmente, dell’inizio del calvario punitivo dei due Marò

farnesina1

Il ricordo parte, doverosamente, dalla morte di quei due esseri viventi che sono stati attinti mentre cercavano di campare con una delle attività più antiche dell’uomo, la pesca, appunto.  Pensare a loro, prima che ai nostri soldati, mi determina, ancor di più, nel sentire gravissimo l’episodio e la gestione politica e giudiziaria del dopo incidente in alto mare. Se non fossero morti “quei due” (a cui quindi sono, paradossalmente, grato), nessuno si sarebbe accorto, in Italia, di quanto è grave la condizione di assenza totale di classe dirigente e modalità con cui si affrontano le emergenze o la normale amministrazione implicita nelle relazioni con gli altri Paesi. Avete mai fatto una visita all’edificio denominato “Farnesina”? Avete mai visto quanto è grande e inutilmente frequentato il nostro Ministero degli Esteri ? Se non morivano quei due disgraziati, avreste mai immaginato di essere tanto non “protetti” e affidati a tanti inetti e dilettanti (migliaia), “pagati e formati” per servirci nelle questioni internazionali? Cioè in tutto, perché l’estero è, “il tutto”. Spero che la vicenda dei Marò, in contemporanea a quella della Ablyazov/Shalabayeva, vi abbia aperto gli occhi, definitivamente su dove siamo finiti e in mano a chi stiamo. Il Paese, oggi, è inesistente (ricordate cortesemente le “pernacchie” rimediate, ad ulteriore esempio, nel “caso Battisti”, in Brasile) e, se non ci scuotiamo, lo sarà, “per sempre”. Ci vuole un’era geopolitica, per cambiare la situazione attuale. O, una vera epurazione. Ma, per dare corso ad una epurazione, si devono saper costruire le condizioni storiche. Invece, a troppi, sembra normale che Ignazio la Russa diventi Ministro della Difesa o che Angelino Alfano sia Ministro dell’Interno. Due avvocati, come Obama, mi si dice. Torniamo alla scelta  “colpevole ” di aver imbarcato i Marò. Nei primi mesi del 2011, negli ambienti ufficiali di Finmeccanica, ancora ostruiti da Pier Francesco Guarguaglini , dalla consorte e dalla risorsa “di rimessa pronta alla staffetta”, Giuseppe Orsi, si era tutti certi che “la pirateria marittima costituisse una minaccia agli interessi strategici per l’economia mondiale”. Minchia, ma veramente? Non ci posso credere, che fossero così, a proposito di mare e di pesca, “totani”. E invece è proprio così! Ancora più precisi, grazie alla loro carissima “intelligence” (a cui nulla sfugge), quando si riferivano alle perdite (tra i 7 e i 12 miliardi di dollari, considerati anche i pagamenti dei riscatti per il rilascio di equipaggi e navi), causate da questo fenomeno, secondo quanto riportato da un articolo apparso, on line, sul sito dello IAI (Istituto Affari Internazionali). Secondo l’articolo che veniva citato come spunto per, evidentemente, riflessioni aziendali e di politiche di marketing, la pirateria aveva avuto, specialmente lungo la costa somala, una vera e propria impennata , passando a quasi 500 attacchi nel biennio 2009-2010, rispetto ai poco più di 150 del biennio precedente. Ma dove vivevano questi nulla facenti fino all’illuminante (si fa per dire) articolo dell’IAI ? Da trent’anni c’era il fenomeno dei “pirati”. Anzi, da 300. Anzi, già i Romani (e fanno almeno 2200 di anni) se la facevano con i “pirati”. Ora,come era prevedibile, le organizzate e coordinate attività internazionali di contrasto, hanno, anno dopo anno, fatto scender gli attacchi prima a 300, poi a poche decine nel 2013 e a zero in questa prima parte dell’anno. Tecnologia e personale “privato” (in quanto tale, subalterno al comandante della nave) in un equilibrato mix. E nessun paese ha un caso, Marò. Chiediamoci, perché.

E dentro questo clima di cialtroneria affaristica e in totale assenza delle più elementari informazioni sui fenomeni complessi che è maturata la decisione di imbarcare i Marò, come deterrente. Mentre la mano destra firmava l’accordo con i tirchi ma in realtà spendaccioni armatori, la sinistra redigeva i comunicati in cui si rendeva edotto il mondo della navigazione che l’industria d’eccellenza italiana Finmeccanica, aveva messo a punto i sistemi inibenti anti pirateria, POMPEIUS e DESTO. Ma li mejo mortacci vostra, direbbero a Roma, adesso che vi dovrebbero fare, Girone e LaTorre, con famiglie annesse e tutti gli Italiani con la “schiena dritta”? Per non parlare dei due poveri e onesti pescatori indiani che hanno perso la loro stentata esistenza, per cecità. Sperando che di miopia si tratti e non, come spesso è accaduto di scoprire, d’affari e d’altro.

Leo Rugens