Padri e figli: Giuseppe De Andrè e Fabrizio

E’ in corso di svolgimento il Festival di Sanremo; un governicchio guidato da un piccolo furbetto traditore dei suoi stessi sodali , vovrebbe convincerci a scalare l’Everest a piedi scalzi e il nome della Famiglia D’Andrè è nuovamente “esplorata”, con insistenza , nella rete. Mi sembra doveroso  ripostare un pensiero ( forse troppo lungo!)dedicato a ciò che forse non tutti sanno di quella Famiglia. Del padre, prima di tutto, di Fabrizio, un politico onesto.

Leo Rugens

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Beato il giovane italiano di famiglia borghese che ha vent’anni nel 1960. Alle spalle ormai la guerra, la Resistenza, i sacrifici e le privazioni della ricostruzione. Si parla di distensione internazionale, di coesistenza pacifica tra le due superpotenze USA e URSS, e sembra allontanarsi così la minaccia di una guerra atomica che grava sul mondo fin dal 1946. Sul soglio pontificio, dopo anni di aristocratica ieraticità, siede un figlio di contadini bergamaschi che unisce la semplicità dei modi e del linguaggio a una visione ampia e coraggiosa dell’esigenza di rinnovamento che assilla la Chiesa. Al culmine il boom economico. Le strade sono invase da motorette e utilitarie e fervono le costruzioni autostradali.

Si è scatenato un vortice di creatività. Cinema, teatro, pittura, musica, narrativa, poesia, architettura: in tutti i settori dell’arte si ergono grandi maestri italiani. Ma per i giovani contano di più i modelli di comportamento e la cultura…

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