Giocare a Shangai

Un grazie al “Corriere della Collera” che amiamo saccheggiare ed a “SC” che si mostra disponibile alla contaminazione, unica speranza!
Non ci siamo sbagliati a dare spazio al pensiero di Tonino de Martini. La reazione argomentata di SC, è la conferma della complessità della scena e delle implicazioni, a breve, che le mosse dei “macro protagonisti” stanno per generare. Questa è la rete e questo è ciò che si augura, nella sua semplicità, Leo Rugens. Con l’obiettivo implicito di, parola dopo  parola, opinione dopo opinione, previsione dopo previsione, evocare intelligenze capaci di elaborare una qualche ipotesi di “politica estera” e un ruolo possibile nello “shangai” (è un gioco con le bacchette) per la nostra piccola Italia. L’ambizione esplicita di Leo Rugens, passo dopo passo, è arrivare ad essere più soggetti ragionanti e liberamente pronti ad assumere, per metodo, il superamento del modello della separazione dei saperi e con esso la rinuncia allo specialismo disciplinare (se uno ne ha uno) e di quel guardare, in una sola direzione che, per troppi anni, ha impedito, ai più, sia di prevenire che di prevedere la catastofe di un’Italia ormai senza capacità di governo delle complessità insite nella globalizzazione. Il pensiero della complessità (direbbe una studiosa della materia) è l’unica forma di cittadinanza adeguata al “Grande Gioco” e unica garanzia di riscatto dalle angustie di una cultura della specializzazione, gravemente limitativa delle facoltà etico-conoscitive dell’uomo. Fermiamoci qui per ora e… grazie a tutti.
Leo Rugens
Stripey Sticks Ready for Play3

UCRAINA, PRIMA PEDINA DELLA TEORIA DEL DOMINO O PROVA DI UNA NUOVA YALTA A GEOMETRIA VARIABILE?

di Antonio de Martini

Ora che la polvere si sta posando sulla Piazza Maidan di Kiev e sulla scrivania di Eugenij Yanuschenko, vediamo che i problemi che hanno provocato la crisi restano intatti per chiunque vada a governare quel paese.

L’Ucraina non può fare a meno di una larga collaborazione con la Russia e l’U.E. non è in grado di dare un aiuto sostanziale senza provocare una ribellione tra i 28 paesi della Unione e tra i 18 paesi dell’eurozona monetaria.

I miti lanciati dalla disinformazione stanno per affiorare e scopriremo che non è vero che l’Ucraina vuole andare in Europa: sono gli ucraini che vogliono poter emigrare e lasciare un paese povero e senza speranza , roso dalla corruzione, arretrato nella mentalità e dotato di industrie obsolete e improduttive, con una classe dirigente penosa. Insomma, una Italia in piccolo.

L’assemblea regionale della Crimea sta da giorni studiando la formula giuridico-politica  per una secessione che la porti in seno alla Russia, mentre il prossimo governo dovrà fare i conti con l’impoverimento che questa “secessione dolce” può causare ad una  economia certo non florida.

L’unico elemento certo della intera vicenda è che mentre Vladimir Putin non si è pronunziato, si è avuta una reazione da parte del primo ministro  Dimitri Medvedev, segno che teme di essere inquadrato come il capro espiatorio della vicenda.

La sua posizione è già resa precaria dalla  recente e perdurante svalutazione del rublo e questa tegola anche sull’orgoglio nazionale rischia di farlo sfiduciare in tempi brevi.

Non ritengo valida l’interpretazione di alcuni analisti che valutano il mancato intervento di Putin nella vicenda come una conseguenza dell’impegno nelle Olimpiadi invernali di Sochi.

Putin ha taciuto per non offuscare la sua immagine di difensore della nazione e non rinfocolare frizioni.  Anche i grandi investimenti ( giochi Olimpici e ristrutturazione completa delle ferrovie) mostrano che sta puntando allo sviluppo e non alla megalomania nazionalistica. Ha capito che la CSI si tiene unita con il benessere e non coi la  ( in parte ineliminabile) retorica.

La Russia può benissimo gestire più di una crisi alla volta. Stiamo assistendo, a mio parere, a un duplice attegiamento inspiegabile da parte dei due capi di Stato Americano e Russo, se visti separatamente.

Più e meglio spiegabili se visti assieme.

Putin ha abbandonato l’idea di un intervento robusto in Ucraina a difesa dei suoi interessi e Obama ha in parallelo rinunziato ad un intervento armato in Siria. Entrambe queste scelte non possono non essere state negoziate al meglio.

Hanno fatto come Kennedy e Krusciov che tolsero i missili dalla Turchia e da Cuba nel 1962 senza consultare i rispettivi alleati, ma assicurando un periodo di tregua necessario al mondo intero.

Entrambi continuano a fare la faccia feroce verso i vassalli riottosi e rassicurante verso quelli fedeli , ma comincio a credere che a Ginevra più che negoziare tra le fazioni siriane, si sta negoziando una nuova Yalta tra i due grandi ed uno strapuntino  per la Germania destinata a fare da ufficiale pagatore.

Da una parte Barak Obama  va incontro al desiderio della stragrande maggioranza dei suoi cittadini di non farsi coinvolgere in nuove avventure militari e dall’altra Putin è consapevole che il suo paese ha avuto un decollo economico fragile e d’apparenza e che sarebbe suicidario ingaggiarsi in una corsa al riarmo che la Russia ha già perso una volta.

Certo, la competizione resta come resta il rapporto di odio-amore reciproco: gli USA cercheranno sempre di sfaldare la CSI ed in particolare dividere il Kazakistanm ( che ha svalutato al 20% la propria moneta ) dalla Russia e far cadere la fascia di sicurezza della Russia costituita dai vari uomini forti alla  Aleksandr Lukashenko ( Bielorussia) oppure vincere la partita in Kirghizistan dove ci sono stati in dieci anni due tentativi di rovesciamento. In questa direzione si scateneranno le ONG  della opposizione USa che spesso perseguono una politica contraria  a quella del Governo americano.

La Russia continuerà a difendere La Siria ed i suoi interessi nel Levante, ma  in Ucraina ci sarà un condominio e in Siria troveranno la quadratura del cerchio che potrebbe essere l’affrancamento del Libano dalla influenza  del potente vicino.  Cercherà di penetrare in occidente per acquisire investimenti e Know how per sviluppare infrastrutture decisive per uscire di minorità.

Durante la guerra mondiale, l’Iran venne trasformato in una zona di influenza anglo-russa. Adesso sarà russo-americana  e lo stesso avverrà in Ucraina. Con frange di subappalto alla Germania.che costituirà la variabile “indipendente” della Nuova Yalta in entrambi i casi. Servo no capitali e la Germania li ha. In cambio avrà un nuovo ruolo nella politica internazionale, come lo ha avuto entrando nel gruppo 5+1 del negoziato nucleare iraniano.

Complimenti ad Obama che è riuscito ad aprirsi un mercato potenzialmente importante  e ricco come l’Iran ed acquisire una significativa partecipazione in Ucraina giusto in tempo prima delle elezioni di mezzo termine che si terranno a novembre.

Ha fatto progredire l’economia USA ( fattore decisivo) e i diritti umani ( fattore importante propagandisticamente) senza impiego della forza.

Complimenti anche a Putin che ha evitato la rozza  tentazione interventista e che adesso lancerà una nuova politica estera ed economica  che potrebbe far uscire il suo paese dallo stato di minorità economica in cui si trova.

Uno studioso americano ha recentemente scritto che la Russia ha tre assets: l’armamento nucleare, la rete relazionale estera ex KGB e le risorse minerarie, ma se si togliessero questi tre elementi, avrebbe un PIL pari a quello italiano. Putin sembra averlo capito ed essere deciso a fare meglio.

Obama ha invece usato il montaggio propagandistico israeliano e saudita contro l’Iran e la Siria per lasciar crescere la tensione e presentarsi poi  all’appuntamento elettorale come colui che ha evitato la guerra e allargato i mercati sia interno ( col quantitative easing) che esterno ( col recupero dell’Iran e in parte dell’Ucraina).

La sfida resta, ma si trasferisce in politica.

 

Il commento di SC

SC il 26 febbraio 2014 alle 22:41

L’articolo è molto lusinghiero su Obama per meriti che non ha. La politica economica l’ha subita da Bernanke.
Tale premio Nobel per la pace, droni a parte, sta destabilizzando a suon di milardi Ucraina e Venezuela.
Ci sarebbe stato una partecipazione più diretta degli USA nel conflitto in Siria, se non ci fosse stato l’intervento di Putin e del Papa.
Per quanto riguarda l’iran, sarà difficile per gli americani prendere comessi per più’ di un punto di pil (iraniano) gli affari che fanno con russi tedeschi ed anche italiani sono più che soddisfacenti e non devono per forza avere a che fare con gente da cui guardarsi continuamente alle spalle se non il minimo indispensabile. È vero anche che con tutta la massa monetaria che la fed ha stampato gli americani potranno fare offerte che per chiunque altro sarebbero in perdita secca, ma ci sono persone e popoli per i quali il denaro non è tutto.

shangai