In ode alla scalata, appena conclusasi, verso gli inferi, di Stefano Bisi, Gran Maestro di “non si sa cosa”

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… scavare oscure, profonde prigioni al vizio e innalzare templi alla virtù.

Frase lapidaria, spesso al centro del sentire massonico.

La rileggo, una sola volta, perché non è difficile da capire. Se, “uno” vuole capire. Viceversa, se uno vuole coprire i vizi (culturali, etico, morali ) di Giuseppe Mussari e Denis Verdini, evidentemente non vive secondo la via morale (del fratello massone) indicata nella formula sopra descritta. Punto. Se uno, inoltre, vuole contrastare l’ingiustizia, l’intolleranza e l’ignoranza (come un massone dovrebbe sempre fare, anche a costo della propria vita), non lecca le orecchie, per anni a Gustavo Raffi e al suo servo-padrone, Giuseppe Mussari, solo perché, insieme, tengono i cordoni della borsa del MPS.

Se si ritiene doveroso contrastare l’ingiustizia, non si copre, con il proprio silenzio giornalistico, per anni, il malaffare radicato all’Università di Siena, la speculazione intorno a inutili e pretenziosi aeroporti, e a ospedali pubblici gestiti come cliniche private. Non si tace, per anni, su milioni e milioni di euro distribuiti, a pioggia, a mille realtà parassitarie con il solo scopo di renderle dipendenti non dalla propria autorità morale e culturale ma dal denaro che, come una droga, viene (veniva perché ora e finito) abilmente somministrato, o meno, al prezzo giusto e al momento opportuno. Più che da filantropi massoni, questo agire sembra tipico degli spacciatori di droga, scaltri e crudeli. Soprattutto più che linee guida per un agire da maestro mi sembrano, linee/strisce di cocaina (ovviamente questo è un linguaggio metaforico e lungi da me il sospetto che a Siena e nella massonica Toscana, si faccia uso smodato di sostanze stupefacenti!) che abili puscher dispongono sui tavoli di “condivisione“, “cooperazione“, “compartecipazione” e l’immancabile “servizio” o, servizietto, a seconda dei gusti.

Ma, soprattutto, se ci si spaccia per massone, non si fa campagna elettorale a favore di una nullità quale era Franco Ceccuzzi, persona cresciuta nella formazione culturale tipica (PCI) degli adoratori di quel materialismo marxista-leninista, ovunque si sia impossessato del potere, persecutore della Fratellanza e della Libertà di pensiero.

Infine una considerazione su un futuro possibile.

Scavare oscure, profonde prigioni …“: speriamo che non sia una frase di cattivo augurio per i troppi che, ritenendo “le logge“, luoghi legittimati a fare affari non legittimi, si avvicinassero alla Massoneria con imprudenza e avidità.

Oreste Grani

ALLO PSEUDO MASSONE STEFANO BISI, OLTRE ALLA PRESUNZIONE, RIMANGONO STRACCI E CARTONI

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Ho saputo aspettare. Dopo aver interpretato, per tempo, i limiti culturali, caratteriali ed etici dei personaggi protagonisti della vita pubblica della Città della Giostra meglio nota come Siena, Città del Palio, ho detto la mia sulla sorte che sarebbe toccata a Stefano Bisi: Bisi, metaforicamente, sarebbe finito per cartoni e stracci. Così è andata.

Il Bisi ha provato per anni, pateticamente, a spacciarsi, con i compagni della bocciofila senese e del Club di Topolino (tenete conto che, viceversa, l’uomo che fece grande nel mondo Topolino, Walt Disney, lui si, era un massone) per un fratello colto, sperando di poter, un giorno, prendere il posto, fortemente remunerativo, di Gustavo Raffi.

Bisi ha sbagliato i conti perché, come direbbe Ernesto Nathan se uscisse dalla tomba, “non c’è più trippa per i gatti” e, Giuseppe Mussari and company,  più che trippa, possono procurare buone quantità di cartoni e, forse, anche di stracci.

È tempo per Stefano Bisi di far “tesoro” dell’articolo 13 di… ( non ho voglia di dirgli di quale regolamento si tratta). Se è colto, tanto da voler guidare migliaia di “fratelli”, lo scopra da solo di cosa scrivo. Così dopo essersi spacciato per un conoscitore della figura di Ipazia Alessandrina, permettendosi lui, servo delle monete elargitegli dal Monte dei Paschi di Siena, di diffamarmi come persona protetta dal denaro di Francesco Gaetano Caltagirone, ricostruisca il documento di cui riporto uno stralcio: “… Art.13 – Ogni anno la Loggia degli Eletti manderà due Scozzesi, ed un Eletto per visitar tutte le Logge del Regno…sarà necessario che la Loggia degli Eletti si formi una cassa particolare; e per farla, non si riceverà alcuno al Grado di Eletto senza il pagamento di docati quaranta per diritto di sua ricezione, oltre di una tassa di tre ducati al mese, che dovrà regolarmente pagarsi da tutt’i Fratelli, che compongono la Loggia degli Eletti”.

La suddivisone delle monete, in quegli anni, era la seguente:

  • un ducato = 5 tarì
  • un tarì       = 2 carlini
  • un carlino = 10 grana
  • un grana   = 2 tornesi
  • un tornese = 6 cavalli

Il ducato conteneva 19 grammi d’argento.

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Anche in altri tempi e circostanze, il denaro aveva la sua importanza. Vero “fratelli”?

È ora per Stefano Bisi di trovare un modo di lasciare il Suo Testamento Spirituale, in un’Opera, in una Cappella per consentire a coloro che, animati dalla Sete della Conoscenza, vogliano lavorare per interpretarlo. Viceversa rimarranno solo le tracce elettroniche dei bonifici bancari che, Giuseppe Mussari ha ordinato che venissero pagati per le pubblicità sui giornali da Bisi diretti.

Ma, forse, io pretendo troppo da gente che si nasconde dietro il suicidio di Davide Rossi, unico spirito innocente, in una città di ipocriti e di “scommettitori”.

Oreste Grani