Come Leo Rugens ipotizzava, Antonio Mastrapasqua è al centro di complessità che sembrano andare oltre i motivi della sua iscrizione sul registro degli indagati

 Giant Anteater Hunting for Insects

Oggi è il 21 0ttobre 2015 e Antonio Mastrapasqua è stato arrestato con altri 13 galantuomini. Trovate modo di ricordare date e ragionamenti fatti da questo marginale e ininfluente blog a cominciare da quelli relativi ai legami internazionali che potrebbero connotare le attività illecite della termite Mastrapasqua. Firmo con una punta di autocompiacimento. Oreste Grani.
XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXIl 2 febbraio 2014, sotto il titoloE SE ANTONIO MASTRAPASQUA NON FOSSE SOLO UN MANGIATORE DI POLTRONE? E SE LE POLTRONE “SU CUI SEDERSI “NON FOSSERO STATE SCELTE SOLO DA LUI?” abbiamo postato un ragionamento con cui abbiamo  voluto attirare l’attenzione dei nostri pochi, qualificati e intelligenti lettori, su degli aspetti, estremamente delicati per la Sicurezza Nazionale (ovviamente tutto a nostro insindacabile e personalissimo giudizio), attinenti l’atipicità del personaggio e le sue relazioni d’affari. Oltre ad essere un “culo ubiquo” (25 poltrone), Antonio Mastrapasqua, a nostro avviso, è arrivato ad essere un vero e proprio HUB di mondi che, come suggerisce l’esperto di questo tipo di complessità, Alberto Statera, sono dei veri e propri termitai. Di termiti voraci si tratta e di una specie onnivora. Lasciati fare, come solo una partitocrazia con vocazione criminale ha saputo e voluto fare, questi insetti si sono divorati tutto ciò che era commestibile e ora si preparano all’assalto finale delle “dispense” dove ritengono che ci siano gli ultimi soldi: la Cassa depositi e prestiti e i “libretti di risparmio alle Poste”, ultima spiaggia delle formiche italiane. Se ci leggete, sapete che siamo, da anni, in allarme, e sulle tracce di “termiti” e “volpi”, partenopee o meno che siano. Ora, al pollaio Italia, si affacciano anche divoratori provenienti dall’estero. In questa battaglia all’ultima briciola e all’ultima “tazza del cesso” da non cambiare, potrebbe essere caduto,  il “culo ubiquo”, Antonio Mastrapasqua.

formichiere

Leggete con attenzione il testo della fonte (La notizia Giornale.it) e fissatevi nella memoria sigle e nomi quali, Prelios, ex Pirelli Re guidata (si fa per dire!) dal sempre a galla Massimo Caputi; quel trasparentissimo personaggio, già Telecom (torneremo su questo argomento quanto prima), di Marco Tronchetti Provera e la sua Camfin; ExitOne, cioè STI e il suo dominus Ezio Bigotti; ultimo ma non ultimo, SIRAM ovvero il vero colosso francese VEOLIA, cioè gente che, in Europa, conta, come pochi, per dimensioni e tradizione. Tutta gente che si prepara a battersi, all’ultimo sangue, utilizzando quegli stracci di lobbisti che, per quattro denari, continuano a tradire l’Italia pronti a servire, “sotto” l’indimenticato motto: “Francia o Spagna , purché se magna”. Finché dura, aggiungiamo noi, o finché, una notte di una calda estate, verso l’alba, questi traditori della Comunità, non sentano bussare, forte e con insistenza, alle loro “corazzate” dimore scoprendo che, in quel momento, intelligenti, rapidi, determinati e ben comandati “formichieri/carabinieri”, hanno deciso di cambiare dieta e di fare una scorpacciata di “termiti” risparmiando solo le oneste e laboriose formiche italiche. Come ho detto, altre volte, sognare non è reato. Anzi, è lecito e comporta solo l’obbligo etico/morale di tener conto, nell’agire da svegli, dei sogni premonitori. Ed io, proprio questa notte, ne ho fatto uno di quei sogni che vengono definiti, premonitori. In campana, termiti arrivano i “formichieri/carabinieri”. Il sogno collocava il “banchetto”, rigorosamente, a dopo i festeggiamenti del Bicentenario dell’Arma. Che si preannunciano, indimenticabili.

 Leo Rugens

Dietro al terremoto dell’Inps spunta la guerra del mattone. Ecco chi vuole spartirsi la torta

di Stefano Sansonetti

Una partita immobiliare miliardaria, senza esclusione di colpi. Al momento sembra essere sfuggita ai radar, ma la questione potrebbe aver giocato un ruolo non marginale nel terremoto che nei giorni scorsi ha investito il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, finito sul registro degli indagati per la vicenda dei presunti rimborsi gonfiati all’Ospedale Israelitico. Vicende apparentemente separate, ma forse legate in quella guerra di potere che potrebbe aver preso di mira il numero uno dell’ente previdenziale. Chi gestisce l’immenso patrimonio immobiliare dell’Inps? Una domanda a cui molti vorrebbero rispondere, visto che si tratta di circa 13 mila immobili ereditati dalla fallimentare esperienza di Scip 2, il cui valore è stato stimato in 1,5 miliardi di euro. Ebbene, su questo bendidio di proprietà dell’Inps si è scatenata una guerra tra due colossi del mattone come Prelios e Romeo Gestioni. Con effetti che però si sono allargati ad altri centri del potere finanziario.

La vicenda
Diciamo subito che ben tre anni fa l’Inps ha predisposto una gara per la gestione del suo ingente mattone. Non roba da poco, perché oggetto della commessa sono attività come la gestione dei rapporti con gli inquilini, il recupero delle morosità pregresse, la manutenzione degli immobili e una generale attività di valorizzazione del patrimonio. Insomma, servizi assolutamente indispensabili per rendere più redditizio un patrimonio praticamente abbandonato a se stesso, dal quale l’Inps ricava poco o nulla. Per i big del mattone è un’occasione d’oro, non solo perché la commessa vale 44 milioni di euro in tre anni, ma anche perché si tratta solo di una tappa che dovrebbe portare alla costituzione di un vero e proprio fondo immobiliare legato all’Inps a cui conferire gli asset. Questo era il progetto di Mastrapasqua, nel frattempo diventato presidente di Idea Fimit, uno dei più grossi gestori di fondi immobiliari, con un evidente rischio di conflitto d’interessi. E qui si scatena la bagarre, con un mucchio di offerte arrivate all’ente previdenziale. Il quale, nel maggio 2012, giunge a un’aggiudicazione provvisoria: l’appalto viene assegnato a un raggruppamento guidato da Prelios, l’ex Pirelli Re, oggi di fatto guidata e controllata da Massimo Caputi in compagnia di Intesa, Unicredit e della Camfin di Marco Tronchetti Provera. Con Prelios mettono le mani sulla commessa anche altri pezzi da novanta del mattone come Gabetti (tra i cui soci forti c’è il gruppo Marcegaglia), ExitOne (che tramite il gruppo Sti fa capo all’immobiliarista torinese Ezio Bigotti) e Siram, direttamente riconducibile al colosso francese Veolia.

La guerra
All’aggiudicazione definitiva si arriva un anno dopo. A prevalere è sempre il raggruppamento guidato da Prelios, sul quale però si abbatte il ricorso della Romeo Gestioni, finita dietro ai vincitori. La Romeo, che fa capo all’imprenditore Alfredo Romeo (in passato protagonista di diverse vicissitudini giudiziarie e recentemente assurto agli onori della cronaca come finanziatore di Matteo Renzi) fa ricorso al Tar, perdendo. Ma non si dà per vinta, e al Consiglio di Stato riesce a vincere, ottenendo la sospensione della procedura. Per i rappresentati del raggruppamento inizialmente vincitore si tratta solo di un cavillo formale. Per Romeo, invece, parliamo di una questione dirimente, in grado di rimettere totalmente in pista la società. La conclusione? Che dopo tre anni dall’indizione della gara siamo ancora in stand-by, con una gestione del patrimonio immobiliare dell’Inps che verosimilmente continua a non essere molto profittevole.

Il precedente
E pensare che la gara, oggi finita nel pantano, aveva proprio l’obiettivo si sbarazzarsi della fallimentare gestione condotta dalla Igei, la società immobiliare controllata al 51% dall’Inps. La parte restante del capitale, proprio a dimostrazione degli interessi che girano intorno al mattone previdenziale, fa capo a società private come la cooperativa rossa Cmc di Ravenna (9,6%), la Vianini del gruppo Caltagirone (9,6%) e la stessa Prelios (9,6%), che ha ereditato una vecchia partecipazione della società Cagisa, poi incorporata in Pirelli Re. La Igei, a conferma dei risultati non proprio brillanti, è in liquidazione nientemeno che dal 31 dicembre del 1996, ma ancora non si riesce a chiudere.

Un faro acceso
Di sicuro la partita immobiliare, secondo quanto risulta a La Notizia, ha fatto capolino ieri all’interno di una riunione del collegio sindacale dell’Inps. E’ possibile, secondo alcuni ragionamenti, che gli interessi scatenati dalla commessa abbiano influito sul terremoto che ha colpito Mastrapasqua. L’obiettivo di far confluire il pacchetto immobiliare all’interno di un fondo ad hoc, forse, non è stata digerita da alcuni grossi gestori. Chissà, magari è solo uno spicchio di verità. Di sicuro sul mattone dell’Inps è in atto una guerra.