Scoop esclusivo: questa sera “Nel Paese delle Meraviglie”, non è Maurizio Crozza che interpreta Berlusconi: è Berlusconi che interpreta “il puparo Berlusconi”

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Questa sera, dopo una lunga astinenza, torna Maurizio Crozza, nella trasmissione televisiva “Il Paese delle Meraviglie” e, in molti, ci sentiremo meno soli e soprattutto meno incapaci di comprendere il divenire delle cose. Viceversa, da oggi, sappiamo che, almeno una volta alla settimana, con una sana ma, al tempo stesso, spietata  dose di ironia, uno dei pochi “The royal fool” (giullare del Re) che ancora si esibiscono in Italia (gli altri erano, Dario Fò e Beppe Grillo) ci metterà a nudo i limiti della classe di inetti che pretende di governarci. Lo farà con arte e con segreta (non tanto!) passione civile. Questo “sentire” politico, è il valore aggiunto di Maurizio Crozza, cavaliere senza macchia e senza colpa, campione in nome di tutti i cittadini vessati da troppi imbecilli impegnati a recitare, loro si malamente, la parte degli onesti amministratori. In questa disfida impari che ci vede strenuamente impegnati a non soccombere alle vessazioni dei prepotenti signorotti, vale più la rappresentazione esilarante della “regia” di Berlusconi che, puparo, sostiene e fa agire, novello Pigmalione, l’improponibile Matteo Renzi, che mille tavole rotonde o articoli di fondo su inattendibili quotidiani. Quotidiani che, come sapete, vivono di contributi statali e quindi, tranne pochissime realtà, per vocazione o bisogno, sono pronti alle più sordide prestazioni sessuali. Soprattutto a quelle che un tempo si definivano, contro natura. Viva Crozza, grande artista e, soprattutto, cantante con voce veramente notevole. Bravi tutti i suoi compagni di spettacolo. Infine, vi riveliamo uno segreto, vero scoop esclusivo di Leo Rugens: quando vanno in scena, “cretinetti” Matteo Renzi e Berlusconi in regia, Berlusconi è interpretato realmente dal Silvio nazionale. Non è Crozza, (ve lo garantiamo. Anzi, ve lo giuriamo, come loro giurano fedeltà alla Repubblica) che, sia pur bravo, non avrebbe potuto interpretare, a un tale livello, un puparo cresciuto alla insuperabile scuola degli “artisti siciliani”. “Capisci a me”, direbbe l’ormai dimenticato da tutti, Antonio Di Pietro.

Leo Rugens