L’8° giorno dei 55 dedicati alla rievocazione del sequestro Moro: nella mia ricostruzione, si delinea una grave responsabilità franco-tedesca

l'Abbè Br

Il 7 aprile del 1979 decine di personaggi legati agli ambienti dell’estrema sinistra italiana vengono arrestati, con l’ipotesi accusatoria impiantata dal giudice Pietro Calogero che, tra i detti ambienti (Autonomia) e le Brigate Rosse ci fosse un collegamento strettissimo. Uno fra i tantissimi arrestati, Lucio Castellano (oggi deceduto), viveva in una “casa nelle mie disponibilità.” Castellano era un esponente intellettuale di spicco di Potere Operaio, persona di grande spessore e sensibilità culturale, legatissimo, da anni, ai vertici di quella organizzazione. Se ricordo bene (il tempo passa per tutti e me ne scuso), il “professore” era tra i fondatori di quel movimento politico. Più preciso di me potrebbe essere Paolo Mieli, compagno di liceo (Torquato Tasso di Roma) di Lucio prima e poi lui stesso esponente, in quegli stessi anni, di Potere Operaio. Castellano aveva assunto “ruoli di direzione” a Roma (tenete conto che Potere Operaio era una struttura estremamente ramificata con sedi su tutto il territorio nazionale) e soprattutto, a Torino, dove era stato il segretario della “sezione locale” di Potop. Tenete conto che stiamo parlando della Torino di quegli anni, cioè di una città dove la FIAT era “vera” e generava un indotto “operaio” di grandissimo peso.

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Quando il “professore” (era assistente volontario) venne arrestato, all’Università “La Sapienza”, quella mattina del 7 aprile, ci si era recato usando un ciclomotore di mia proprietà. Dettagli (la convivenza e il mezzo di trasporto) sottolineati solo perché tutto quanto ora mi accingo a scrivere è figlio di informazioni ricevute di primissima mano. Già in quei momenti ma, soprattutto negli anni successivi, ho continuato ad elaborare i mille frammenti di confidenze ricevute da Lucio, su particolari comportamentali di decine di esponenti delle maggiori organizzazioni terroristiche che operavano nella tormentata Italia di quella fase storica. Le considerazioni politiche che Castellano faceva a caldo con me, sommate, negli anni successivi, a mente fredda, a quanto emergeva dai riscontri giudiziari (in modo particolare quelli istruiti da quel grande investigatore che è stato il Giudice Rosario Priore), hanno consentito di farmi una opinione sull’intera vicenda. Ritengo che, grazie ai pensieri e le valutazioni condivise con Castellano (quotidianamente), oggi possa dire di essere molto vicino a capire in realtà come stessero le cose, allora. Soprattutto quale fosse il ruolo della Francia e dell’asimmetrico rapporto esistente tra questo Stato e la Germania dell’Est. Intendo dire tra lo SDECE e la STASI. Questo legame, difficilissimo da cogliere durante gli avvenimenti, oggi è reso evidente da ciò che sappiamo delle esperienze di “assistenza” e di “volontariato” maturate da Corrado Simioni proprio nella DDR. Tenete conto pochi (?) ma affezionati lettori che non si ha notizia di persone che siano riuscite a fare, durante la “guerra fredda”, oltre la cortina di ferro e sotto la sorveglianza del onnisciente Wolf, esperienze di “volontariato” o di “assistenza” senza essere agenti della STASI o KGB o “personale di ambasciata” di un paese terzo volutamente lasciati operare quali “agente doppio”. Non è dato e basta.

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Quindi, Simioni, fondatore, con altri, del Centro studi “Hyperion“, con sede a Parigi (per un periodo breve – proprio a cavallo del sequestro Moro – anche logisticamente presente a Roma e Milano), è oggettivamente l’ideatore/attuatore, di quasi tutto quanto, in termini di terrore, le Brigate Rosse e l’Autonomia hanno generato in Italia, in quegli anni. Tenete conto che Corrado Simioni risulta essere insignito, successivamente a queste imprese, dalla Francia, dell’Ordine di Cavaliere della Repubblica. Bizzarre scelte. Mentre inutilmente, quei pochi fedeli servitori dello Stato italiano, si ammazzavano di lavoro e di “sangue amaro” per capire chi ci fosse dietro alle attività di destabilizzazione che rendevano sempre di più appetibile e “comprabile” il nostro Paese, quegli ipocriti “cugini” galletti, scaltri e meglio addestrati dei nostri addetti alla sicurezza, si coccolavano Corrado Simioni e centinaia di terroristi “latitanti” ma, proprio perché vivevano a Parigi, al sicuro. Tranne pochi “sfigati” che erano caduti nella lotta armata, senza alcuna reale consapevolezza o protezione, dalla Francia, nessuno dei “big” è stato estradato. A parte, come vedremo nelle prossime puntate, Franco Piperno.
Moro è stato ucciso, impunemente, nel centro della Capitale di un Paese reso, scientemente e preventivamente, indifendibile. Chiunque ha voluto sferrare l’attacco sapeva che ci avrebbe trovato senza strutture di “intelligence” all’altezza delle complessità messe in atto, nel Grande Gioco, dai nostri competitori internazionali.
Prima l’Italia è stata resa sorda, cieca e muta, con la complicità di “quinte colonne”, figlie della “Guerra fredda”. Poi, quando l’attacco è partito, il putridume pseudo-massonico coltivato nella famigerata P2, ha fatto il resto. Per non parlare della Banda della Magliana e, prima ancora, dai criminali corso/marsigliesi. Tutte storie segnate da presenze di pseudo-massoni “francesi” e di accattoni spacciati per quadri dirigenti dei “servizi segreti”. Più alcuni sopravvissuti dell’OAS che ritengo sappiate essere stata un’organizzazione terroristica “francese”. Sempre “loro”, con più cappelli ma, sempre “loro”. Più l’azione di contrasto e destabilizzante di non pochi italiani cretini, votati al masochismo che, in quegli anni, si aggitavano, sotto le parvenze di gente colta e molto “parigina”. Parlo di intellettuali organici alle case editrici e ai giornali di “sinistra”, sempre pronti a difendere gli esuli in Francia non capendo niente di geo politica, di intelligence e, soprattutto, di difesa degli interessi culturali ed economici della ancora, all’epoca, appetibile Italia.

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Da allora, morto Moro, l’Italia non è più esistita. Episodio dopo episodio, Legion d’Onore dopo Legion d’Onore, siamo finiti a… Matteo Renzi e a Finmeccanica a disposizione dei “Fratelli Stornelli“, dei “Lavitola“, dei “Borgogni“, degli “Angeloni“. Basterebbe l’elenco degli italiani insigniti di questo “Ordine” per capire chi ha tradito l’Italia, provocando lutti e povertà senza fine tra la nostra gente. In avvicinamento del 25 maggio 2014, perché dovremmo sentirci “europei”, tutt’uno con i protettori degli assassini dei nostri Carabinieri, Poliziotti, Magistrati, Militari? Centinaia di Italiani per bene, sono morti falciati nelle stragi (solo a Ustica 81 più i testimoni scomodi, a cominciare dal Gen. Licio Giorgieri) senza che le autorità francesi aiutassero i nostri magistrati nella ricerca della verità. Non saremo fratelli di nessuno se non si decidono a dirci la verità. Questo silenzio complice, oltre all’orrore di una “economia” studiata proprio dai franco/tedeschi (come Hyperion/Parigi/Raf/DDR, sempre “loro”!) per vessarci e renderci funzionali al loro benessere, è ciò che non ci consentirà di “fare pace” al Parlamento Europeo. Prima ci dicano chi era l’Abbé Pierre; prima ci dicano chi ha consentito a Corrado Simioni, di strutturare, in accordo con Gian Giacomo Feltrinelli, la “lotta armata” in Italia; prima ci dicano come è andata, nei cieli di Ustica; prima ci dicano chi ha indicato a Claudia Gioia di uccidere proprio il Gen. Licio Giorgieri; prima ci dicano chi ha protetto, fino all’inverosimile, il massacratore di italiani, Cesare Battisti, oggi rifugiato in Brasile; prima ci dicano tutto quello che vogliamo sapere, poi, nella Verità, si potrà discutere con chi divenire finalmente, “fratelli europei”.

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La Le Pen e i suoi cretini, sono un’altra cosa e non riguarda lo schifo che dobbiamo provare solo al pensiero di pensare di votare per qualcuno che non sia pronto a chiedere conto del sangue italiano di cui si sono macchiati i franco-tedeschi. Niente “Europa” con i complici delle Brigate Rosse e della Raf. Niente “Europa” con i complici dell’annientamento della scorta di Aldo Moro. Niente Europa con chi se la “sghignazza” senza dirci i nomi di chi diede l’ordine per l’azione militare che determinò la Strage di Ustica. Niente voti ai politici italiani che non chiederanno, ai governi francese e tedesco, chi fosse Corrado Simioni. Se Matteo Renzi si fa consegnare, dal Governo francese, i responsabili del massacro di Ustica, mi faccio “renziano”.

Oreste Grani