Partono le nomine nelle aziende di Stato: è tempo di dare risposte alla domanda “Quanto si guadagna nei servizi segreti?

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Ragazzi, ci siamo!
Se lunedì, al massimo martedì, comincia il cambio della guardia ai vertici di quella realtà che, da anni, chiamiamo “Rete delle reti” (Eni, Finmeccanica, Enel, Terna, Poste …) e se questo doveroso rinnovamento dovesse rispondere a criteri di competenza, di merito, di intelligenza e di sicurezza (concetti sempre più correlati tanto da essere considerati sinonimi, dagli specialisti di cui, negli anni, ci siamo avvalsi), per la nostra amata Italia si potrà parlare di luce in fondo al tunnel.
Come è scritto nelle carte e nelle azioni che appartengono alla storia personale e professionale di alcuni di noi, i documenti sono stati pensati e redatti per dare, al momento opportuno (che a noi sembra essere giunto), un contributo alla difesa e al risanamento del Paese. Cogliamo l’occasione per ribadire che le azioni che sono state da noi compiute, sin da quando si instaurò il potere berlusconiano, sono state tutte finalizzate a mettere a punto un prototipo di “fabbrica di idee“. Pronti, se richiesti, a servire la Repubblica.

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Ogni pensiero, ogni “esperimento”, ogni sacrificio fatto, ogni incursione nelle discipline che, messe tra loro in relazione, oggi provano a dare risposte alla complessità geo-politica in essere e ancor più in divenire, sono state propedeutiche e vissute, in paziente attesa, della fine ingloriosa di Berlusconi e compagni di merenda. Fine, a cui stiamo assistendo. Fuga e cattura di Marcello Dell’Utri compresa. A proposito di questo ennesimo groviglio putrescente (Mokbel, Libano, Guinea Bissau, i fratelli Dell’Utri, Putin, Berlusconi), vi prego, cortesemente, di rileggere i  nostri post dedicati alla vicenda del “braccialetto elettronico” e della Guinea Bissau e le rotte della cocaina. La Guinea Bissau è un paese “canaglia” in mano alle mafie italiane e colombiane e dove atterrano gli aerei pieni di droga prima che i corrieri partano in “macchina” o in “sommergibile” per l’Europa. Dico questo perché non ci rimane altro da dare alla Repubblica e alla nostra gente se non il continuo stimolo a ricordare. Alberto Dell’Utri (braccialetto elettronico in accordo con tali Mario Traverso, Carmelo Sparacino detto Manuel, Marcello Antonelli Caruti ed altri) è il fratello gemello di Marcello. Alberto è giocatore incallito (e perdente) come pochi. Alberto, fonte da sempre di guai “finanziari” per la famiglia, questa volta, con mente scaltra e addestrata a sfuggire ai creditori, dava il consiglio giusto: fuggire via terra. E, soprattutto, non usare mai la propria carta di credito e il cellulare.

Torniamo alla fase politica e alla speranza che è l’ultima a morire. Da domani sapremo chi (nomine ai vertici delle “partecipate”), potrebbe guidare la lunga traversata del deserto verso la legalità e con essa un nuovo benessere. Competenza, merito, intelligenza e amore per la cosa pubblica speriamo siano stati i criteri che hanno informato l’individuazione delle “rose” dei candidati tra cui scegliere coloro che dovranno assumere la guida delle “aziende di Stato”. I prescelti dovranno governarle prima in modo discontinuo (che si veda la differenza!) poi, “intelligentemente” sinergico, per provare a far risorgere la nostra comunità offesa, da troppo tempo, dalla mediocrità che è serva della corruzione. Questi valori e criteri di selezione dovranno permanere, a lungo, a supporto dei nuovi dirigenti innescando così processi formativi. Paradigmi culturali nuovi che dovranno essere avviati nel momento stesso in cui le donne e gli uomini prescelti, si insedieranno nelle sedi decisionali.
Chiunque essi siano (in questi giorni sentiamo, finalmente, circolare qualche nome eccellente), saranno certamente, in modo abissale, “migliori” di quella pletora di “complici”, di “pali”, di “mezze cartucce” che fino ad oggi hanno spadroneggiato, nella “cosa pubblica” come se fosse stata cosa loro. È determinante, per rendere ottimali le condizioni di lavoro dei nuovi dirigenti e per il bene del Paese che, “a caduta”, come da anni sosteniamo, siano rimossi, con assoluta fermezza, dalle posizioni relative alla “sicurezza” delle singole aziende in cui sono articolate le grandi “partecipate” (Eni, Finmeccanica, Poste, per prime), tutti quei “figuri” che hanno saputo (strapagati), solo “attaccare l’asino dove il padrone voleva”. Opportunisti, piccoli carrieristi, ossequiosi con i potenti, vessatori dei sottoposti nelle aziende che gli erano affidate per renderle sicure, tradendo così, tra l’altro, antichi giuramenti alla bandiera italiana.
Molti di questi inetti, infatti, prima di appoggiare i loro culi su la poltrona da “security manager”, hanno avuto esperienze negli organi preposti alla sicurezza dello Stato (in quella posizione hanno addestrato la lingua al leccaculaggio) e sono arrivati ad essere “piazzati” su poltrone tanto delicate, solo grazie al legame con i peggiori esponenti della politica partitocratica. Spesso si trattava degli  stessi a cui avevano leccato “le orecchie”.

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Abbiamo bisogno, per risorgere, di mettere in moto, partendo da questi luoghi professionali che non devono sembrare “periferici”, il risanamento “cellulare” del “centro”, del cuore della Repubblica, dando vita ad un profondo cambiamento che, per prima cosa, definisca cosa sia l’intelligenza e  la sicurezza dello Stato. Sforzo teorico che, non a caso e in previsione certa di queste ore, da anni abbiamo avviato ideando una “Scuola di formazione” denominata “Preferisco di no. Ovvero come formarsi all’aristocratica arte del ritirarsi” e i convegni (dovevano essere tre) di cui solo il primo si è potuto tenere il 23 marzo 2012, alla Camera dei Deputati, con il titolo “Lo Stato Intelligente. I finanziamenti europei per l’innovazione e per la sicurezza“.
Prioritariamente, a nostro giudizio, le donne e gli uomini chiamati a “rifondare” il Paese, dovranno interessarsi di questi temi e divenirne competenti.
Se la Provvidenza (laica o religiosa che la si voglia intendere) interviene in queste ore e gli “scelti”, una volta chiamati al dovere, non decidono di buttare tutto alle ortiche, perpetuando vecchi modelli ma, a loro volta, opererando scelte oculate, non solo, così facendo, si guarderanno le spalle ma, una volta tanto, questo agire “intelligente” potrebbe coincidere con gli interessi dello Stato e della nostra gente. ENI, Finmeccanica, Poste e via così, da domani, dovranno rinnovare se stesse e le proprie “intelligence” e, coerentemente, subito dopo, mettere mano, nelle proprie strutture operative (tutte, nessuna esclusa, in un vero repulisti, senza lasciare, alle spalle, “enclave” di nemici della Repubblica) agli uffici preposti alla sicurezza. Il “tutti a casa” deve prendere sostanza in una chiave culturale capace di integrare diverse scienze e metodologie per comporre, quanto prima, una mappa (tutta prodotta in Italia!) altamente complessa e significativa degli scenari che si delineano nel paese e, soprattutto, nel mondo. Solo così, finalmente, il vento potrebbe cambiare.  È ora di predisporre l’anima al futuro, girando pagina ma… dopo averla letta.

Alcuni casi: Paolo Scaroni che cade dal pero allo scoppio delle “primavere arabe” e della fine annunciata di Ben Alì, Gheddafi, Mubarak; Giuseppe Orsi che considera Bobo Maroni “qualcosa” o “qualcuno”; altri ancora (siamo stanchi di nominarli) che hanno consentito ai Cola, ai Mokbel, agli Stornelli, ai Lavitola, ai Bisignani di “trafficare” per conto della Nazione hanno lasciato “tracce” e metastasi che vanno “chirurgicamente” risolte. Centinaia di posti di lavoro da rendere liberi subito. Tanto, peggio di come hanno fatto quelli che non si accorgevano di nulla, non si può fare. Viceversa, ci sono pronte ottime persone ( donne e uomini addestrati culturalmente al “caos e alla complessità”) che rischiamo solo, di ora in ora, che ci vengano “sedotte” e portate via da chi sa che uso fare dell’intelligenza altrui. Come abbiamo scritto, in tempi non sospetti e documentabili,… “dove sono finiti i criteri base per la concessione dei nullaosta di segretezza e, soprattutto di affidabilità”?
Alzati, Italia, scuotiti e non distrarti più. Da “queste” nomine può partire,infatti, la ridefinizione culturale di quelle strutture (i “servizi segreti”) che, per troppo tempo, la nostra gente è stata costretta (indotta, in questo, certamente, da scaltri “competitori” esteri) a considerare le peggiori possibili che le potessero capitare. È ora di fare pace con le proprie Agenzie di Intelligence; è ora di cercare di riconoscersi in esse. Il nostro personale, i nostri analisti agli occhi degli italiani devono tornare ad essere tutti degni di rispetto. Si deve parlare del “servizio”, senza provare imbarazzi. E’ ora di riconoscersi in loro e sentire affetto per le donne e gli uomini “invisibili”. Bisogna poter immaginare il personale adibito all’analisi e alla prevenzione delle minacce, come gente dalla moralità specchiata, pronta anche a trasgredire ma solo e unicamente per il bene della propria gente. Dobbiamo, in tante difficoltà oggettive in cui ci troviamo, non perdere “conoscenza” e quindi evitare, come è possibile che avvenga quando si sviene, morire. Viceversa, potrebbe essere arrivato il tempo di  dare oneste prospettive a quelle migliaia di giovani che chiedono di poter servire il Paese (sia pur con ingenuità al limite del candore “Quanto si guadagna nei servizi segreti?”, “Come si entra nei servizi segreti?”), entrando nelle Agenzie di Intelligence preposte alla sicurezza dello Stato e al benessere di tutti gli Italiani.Potrebbero essere centinaia i nuovi posti “liberati” nelle “security” della rinnovata “Rete delle Reti” e migliaia che si dovranno implementare,  passo dopo passo, nell’Intelligence Culturale, da fondare.

Adesso è possibile!  Questa è la nostra risposta ragionata alle migliaia di quesiti, onestamente, posti in internet: “Quanto si guadagna nei servizi segreti?”. “Come si entra nei servizi segreti?”
Leo Rugens