“Senti a me, Marcello, questa volta, fatti li cazzi tua”. Razzi docet. O ripara a quanto, nel 2008, non hai saputo fare: sparare a Silvio Berlusconi

Beirut, primi del '900; le immagini del post sono tratte dall'archivio di Gertrude Bell

Beirut, primi del ‘900; le immagini del post sono tratte dall’archivio di Gertrude Bell

Il 30 novembre 2012, sotto il titolo L’ILVA alla de-Riva: l’acciaio è una cosa seria per lasciarlo in mano a politici e prenditori, abbiamo pubblicato un post che, tra le altre espressioni compiute, ne aveva una che recitava così: “… chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo. Rino Gaetano“. È il verso di una celebre canzone. Il post, evocava la vicenda (datata 1969) di cui era stata protagonista una canaglia (Felice Riva), legata al Milan F.C. (di cui “Felicino” era presidente), a finanza allegra e… a “come farla franca”.

In queste ore, il grafico del post del 30 novembre 2012, si è impennato. Eppure non mi risultano, nei report, domande dirette formulate “semanticamente”, capaci di condurre il navigatore fino a noi e, soprattutto, non c’è riferimento, nella vecchia notizia, a quanto accade in queste ore nella vicenda “Dell’Utri”. Le uniche parole sono: “… chi parte per Beirut“. Troppo poco, mi dico. Eppure, evidentemente, mi sfugge qualcosa. Devo capire quale “ipersensibilità”, quale forma di “nuova intelligenza”, è riuscita a fare questa associazione “concettuale” e “analogica”. Stiamo scherzando. Lo sappiamo benissimo cosa accade e, per questo, in queste ore, cerchiamo di dirvi, passo dopo passo, sempre di più su questo tema. Vi volevamo solo dare un altro esempio del potere degli algoritmi ormai in essere nella rete. La macchina si accorge che quel “Beirut” non è il “Beirut” molte altre volte da noi usato per riferire di terrorismo o di ostilità con Israele. La “macchina”, ormai, è pronta a lavorare, in modo raffinato, usando analogie, metafore e … “sensi di colpa”.

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Torniamo banalmente a uno tipo strano (Dell’Utri) che, “latitante”, crede di poter usare impunemente le sua carta di credito e il suo cellulare. A Marcé, ca’ nisciuno è fesso! Nessuno al mondo può credere che tu non sapessi che saresti stato rintracciato, al “centimetro”, nello stesso istante in cui hai “acceso” il telefonino. Tuo fratello, Alberto Dell’Utri, che ricordo in affari con Mario Traverso della Carro/Monitorig, società espertissima di “intercettazioni” e uso dei GPS proprio per rintracciare i latitanti, ti aveva sicuramente avvertito di non usare nessuna tecnologia “satellitare”. Così come ti aveva consigliato, giustamente, di usare un’automobile per passare le frontiere. Tu sapevi come ci si doveva comportare e, invece ti sei voluto far trovare, proprio a Beirut, come un vero pollo. Un pollo “ricco”, da quelle parti, è un “pollo da spennare”. Torno a godermi, dopo tanta attesa certosina, le tue difficoltà e quelle del tuo padrone/schiavo,Berlusconi. Così facendo, provo a non dimenticare di cosa ti avrei accusato (oltre a tutto quello di cui sei stato accusato): di non averci liberato con le tue stesse mani, da siciliano offeso, dell’ignorantissimo, Presidente del Consiglio, “milanese”.

Marcello Dell’Utri, tu, appassionato compratore di libri, saresti passato alla storia se avessi sparato a  Silvio Berlusconi quando, tornato al governo della cosa pubblica nel 2008, come primo atto, annunciò che avrebbe rilanciato il progetto del Ponte sullo Stretto. La motivazione ufficiale fu: “… perché così i siciliani saranno italiani al cento per cento e non saranno più discriminati“.

Quel giorno, caro Dell’Utri, lo dovevi “sparare”, certo come eri che tanta ignoranza, volgarità di fini, chiacchiere inutili, vi avrebbero, prima o poi, perduti. I siciliani, italiani al 100%? Sono veramente indignato che, tra i due, sia tu, ancora una volta, a pagare il prezzo più alto di tanta stoltezza.

Avevi strumenti culturali sufficienti per capire che un “quasi” brianzolo, dicendo dei siciliani che finalmente potevano divenire “italiani”, doveva essere, “legittimamente”, e, senza sensi di colpa, condannato a morte. Ci dovevi pensare tu. Oggi, dopo sei anni, con la complicità delle “toghe rosse” saresti già in semi libertà e “rispettato” da due terzi degli italiani. Tanto, in Firenze, Denis Verdini (Do you remember?), a quella data, aveva già individuato in “Attanasio Cavallo Vanesio Matteo Renzi” il vostro successore. Mi scuso con i miei pochi affezionati lettori ma, dopo aver saputo attendere, come insegna l’Ecclesiaste, è arrivato il tempo di… scherzare. O, viceversa, di cominciare a fare sul serio.

Oreste Grani

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