Marcegaglia e Todini potrebbero avere il NOS secondo la prassi riservata ai comuni mortali? Un suggerimento che avrebbe fatto rispettare ugualmente le quote rosa

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Ho aspettato, inutilmente, che qualche nome altisonante del giornalismo italiano, in occasione delle recenti nomine ai vertici delle aziende “di Stato”, dicesse la sua sull’argomento, “concessione del Nulla osta di segretezza” (NOS). Silenzio assoluto! Dirò la mia, esponendomi ai rischi impliciti in un “duello” tanto impari tra un “blog” marginale e i colossi (persone ed  enti) che nominerò in questo post.

Potremmo mai “non” considerare l’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi), una realtà imprenditoriale, sovranazionale, strategica e vitale per la Repubblica Italiana? Certamente, no! L’Energia è tutto e coincide, spesso, con la sovranità o meno di una nazione. Lo sapeva molto bene Enrico Mattei, non a caso ucciso perché l’Italia non avesse una sua “indipendenza” e un pensiero geo politico nel Mediterraneo. Potremmo mai considerare l’oggetto sociale dell’ENI e il “business” che tratta, se non un cordone ombelicale, vitale per il Paese, reciso il quale, l’Italia si “spegnerebbe”? Potremmo mai considerare la Presidenza dell’ENI una “poltrona” ininfluente rispetto alle complessità e alle criticità implicite in quanto appena affermato?

A far domande retoriche potremmo andare avanti per chilometri lineari!

Amici cittadini del M5S, voi che avete diritto e dovere a chiedere, nelle sedi istituzionali “sopravvissute”, potete, a nome mio e dei miei lettori, sollecitare i chiarimenti opportuni sull’eventuale “Nulla osta di Segretezza” (NOS), richiesto e rilasciato, a nome della signora Emma Marcegaglia, prima di elevarla a rango di Presidente dell’ENI?

Cioè di quell’Ente che lo stesso Capo del Governo, Matteo Renzi, a cui rispondono, formalmente e sostanzialmente, le Agenzie di Intelligence AISI/AISE, chiama, “il servizio segreto italiano”. Ci fate, cortesemente sapere dove siamo finiti? L’ENI, per il Capo del Governo, è il “vero” Servizio Segreto e, a Presidente dell’Intelligence “sostanziale”, cioè ai vertici della struttura che dovrebbe essere l’anima del Paese, ci mettiamo Emma Marcegaglia?

Cittadini parlamentari organizzati nel M5S, potete chiedere se anche per la signora Marcegaglia (visto che è stata appena nominata “Direttore del Servizio Segreto parallelo italiano”) permangono i criteri che consentono di decidere sulla fiducia da accordare a qualsiasi persona o ditta industriale o commerciale che effettui lavori o forniture “classificati strategici per il Paese e, quindi, ovviamente per le Forze Armate? Potete chiedere, a chi di dovere (in audizione COPASIR ad esempio),la classificazione di segretezza e la eventuale qualifica per la quale la signora Marcegaglia doveva essere abilitata all’atto della richiesta? Potete chiedere, inoltre, in che data è stata istruita la pratica e quali motivi specifici sono stato addotti per giustificare l’abilitazione richiesta? Grazie, anticipatamente.

Chiarito, infatti, che l’ENI ha un oggetto sociale e un’attività imprenditoriale tutt’uno con la “Strategia di Sicurezza Nazionale”, è bene aggiungere che, per la natura del suo “prodotto” e per gli impianti che detiene, è necessario, ai livelli di massima responsabilità, essere abilitati anche solo per rappresentare l’ENI (e quindi lo Stato Italiano), a conferenze, riunioni ristrette, o convegni internazionali di settore energetico/strategico. Si tratta di sapere se la neo Presidente è in possesso della stessa abilitazione, lo dico “terra-terra”, che viene richiesta ai dirigenti civili di ditte industriali o organismi pubblici appartenenti a strutture impegnate per la progettazione o l’esecuzione di lavori classificati, o per la partecipazione a gare relative allo studio, progettazione e costruzione di infrastrutture (oleodotti, gasdotti, raffinerie, piattaforme estrattive) che per la loro stessa natura sono da considerare impianti civili/militari. Secondo voi, pochi ma attenti lettori, fin dove si dovrebbero estendere gli “approfondimenti” a cui ho fatto riferimento, “prima” della concessione del NOS?

Basterebbe, per rispondere a questa domanda, quasi ingenua, la disposizione “tassativa”, che “obbliga” l’immediata segnalazione, da parte del personale abilitato (cioè a cui è attribuito il NOS), delle variazioni di “stato civile” o nella “costituzione del nucleo familiare o delle persone conviventi in modo permanente”. Il NOS, sostanzialmente, viene concesso ad una persona o ditta ma dopo che, a cerchi concentrici, sia stato esaminato il nucleo familiare (formale o informale) e le strette frequentazioni del personale e dei parenti. I fratelli sono considerati “parenti”. Ritengo sia cosa nota anche a Matteo Renzi. A mio sommesso avviso è necessario e urgente che, nelle sedi opportune, si chiedano chiarimenti su quanto ho esposto. E’ opportuno perché, se passa tempo,sarà  consentito agli eventuali responsabili di tali leggerezze, di essere difesi dal Capo del Governo Matteo Renzi (con mossette fisiognomiche, frizzi e lazzi) come se fosse questione di minore importanza. Se Renzi fosse romano, diremmo , “mandando tutto in caciara”. Come si è fatto per i Marò abbandonati in India o come nel “caso Shalabayeva” e il passaporto, dichiarato” falso” che, invece, era “vero”. Anzi, “autentico”, come diciamo noi di “Leo Rugens”. Alla fine, passa il tempo, e nessuno chiede conto di chi abbia fatto imbarcare i nostri militari su quei mercantili quando avevamo tecnologia elettronica (la produciamo noi in Finmeccanica) inibente per contrastare gli eventuali pirati. Così il tempo lascerà credere che sia stato, nel “Caso Ablyazov/Shalabayeva”, il prefetto Procaccini il responsabile degli errori geo politici di quella espulsione senza senso.

Il cuore (organo pulsante di cui parla sempre Renzi) della vicenda è che abbiamo appreso dal Presidente del Consiglio, che il “vero” Servizio Segreto italiano è l’Eni. Minchia, ci voleva questo saccente e “ignorantissimo” (come lo ha apostrofato, in tempi non sospetti, Roberto Napoletano direttore del Il Sole 24 ore) toscano per rivelarci perché, da quando è stato ucciso Enrico Mattei, l’Italietta ha perso ogni sovranità?

Leo Rugens

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P.S.

Dimenticavo di dirvi, perché ritengo che la signora Emma Marcegaglia non possa avere il NOS: perché (come la sua collega neo-Presidente delle Poste, Luisa Todini), la Presidente dell’Eni risulta avere un fratello “biricchino” e “pizzicato”, proprio con l’ENI, in attività solo parzialmente chiarite. Per chiunque, questo lato oscuro, sarebbe sufficiente per entrare in lista nera ed essere attenzionato, soprattutto alla luce di quanto esposto prima rispetto allo “stato di famiglia” e alle doverose procedure di investigazione che si innescano. Ho associato il “destino” delle “sorelle virtuose”, quote rosa per la serenità ipocrita dei maschi italiani (Marcegaglia/Todini), perché entrambe, hanno dei fratelli vivaci: Stefano Todini, in particolare, è stato “sospettato” di “ingenuità” in attività di compravendita (Caffè de Paris, via Veneto) con ambienti riconducibili alla criminalità calabrese. Dico questo perché mi strazia il cuore (come dice Renzi, il cuore è tutto) vedere il Caffé de Paris “sbarrato” e, il Servizio Segreto Italiano (ENI) presieduto da una persona senza NOS e soprattuto nota al mondo che conta per aver annunciato, in modo inequivocabile, quando era Presidente della Confindustria, “la crisi è finita”. In quel momento, viceversa, cominciavano gli anni più duri che l’Italia (cioè la Patria) abbia conosciuto dal dopoguerra.In quel momento, gli imprenditori, in numero tragico, sceglievano di suicidarsi perché la crisi “non finiva mai” e loro (veri emblemi di questi anni) si uccidevano perché, tra l’altro si sentivano abbandonati da chi li avrebbe dovuti proteggere. Confindustria, compresa. Perché una figura così inadeguata, in termini di “sicurezza” e di capacità di prevedere, deve essere messa alla guida dell’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI) e, come dice il Capo del Governo, Matteo Renzi, del “vero Servizio Segreto”? Ci sono delle “regie occulte” dietro a tanta scelleratezza? O è tutto casuale e frutto di leggerezze? Leggerezza per leggerezza, al posto delle signore Marcegaglia/Todini, era meglio  metterci “Claudia Gioia” che in materia di “intelligence” ne sa di più e, soprattutto, é… più bella e più colta. Così facendo, le “quote rosa”, sarebbero state rispettate e l’Italia avrebbe avuto “la donna giusta al posto giusto”, capace di farsi rispettare, pena, come minimo, una gambizzazione. Se non di peggio. Allora sì che avremmo riavuto una politica estera e tutti ci avrebbero “rispettato”. Una politica estera un po’ filo francese ma, non si può avere tutto.

Leo Rugens

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