Cara Lilli Gruber, ha ragione Grillo: la P2 non è morta e, per chi vuole vederli, sono evidenti gli intrecci del “comitato d’affari”, ancora vivo e vegeto.

Lilli Gruber

“Morto un Gelli se ne fa un altro”, titola Il Fatto quotidiano di ieri, 18 dicembre 2015, a firma di quel teppista, venduto, pronto a tutto per vendere qualche copia in più, di Marco Travaglio che, come sapete, non solo ci è simpatico ma che abbiamo come modello apripista su non pochi ragionamenti. Lui e, per altri motivi, Alberto Statera. Comunque, due fuori classe. Terzo (perché il 3, in alcune cose, ci vuole sempre), Claudio Sabelli Fioretti. Ieri, come altre volte ma più di altre, intervistando Totò Cuffaro è entrato nella storia del giornalismo. Consentiteci comunque, tra tali giganti, di non sentirci il nanetto di Biancaneve avendo avuto modo, morto Gelli di andare a rileggere il nostro post pubblicato molto, molto tempo addietro e di averne apprezzato (ci consoliamo così!) il contenuto. Vedete voi alla  luce dei nomi che ancora oggi si fanno come parte saliente di quella  trama mai dismessa che l’ex segretario di Stammati (p2), Luigi Bisignani, ancora tesse. Certo siccome è meno stupido di altri, ci prova a rimescolare le carte e a rifilare qualche chiave di lettura dietrologica che lo accrediti per uno che ancora può. Se non gli consentite, con le vostre debolezze, di essere qualcuno, vi accorgerete che è ormai il signor “nessuno” ma non certo ne senso di uno dei tanti pseudonimi dell’insuperabile Ulisse/Odisseo.

Oreste Grani/Leo Rugens che rifirma volentieri quanto scritto molto tempo prima della dipartita di Licio Gelli.


 “… sarebbe un errore imperdonabile considerare la loggia P2 e il “Piano di rinascita democratica” di Licio Gelli come un fossile ormai imprigionato in un ghiacciaio senza più interferenze sulle vicende dei nostri giorni e relativi scandali.” Firmato: Beppe Grillo

“… la P2 è una sorta di network relazionale caratterizzato dalla capacità (necessità?) di riprodursi e perpetuarsi: in una saldatura culturale, politica ed economica sorda ad ogni interesse generale, sostenuta invece da pulsioni sovversive capaci di sfibrare il gioco democratico e le tendenze rigeneratrici che esso esprime.” Firmato: Beppe Grillo

“… è utile contrastare quella specie di patologia che affligge il nostro Paese (con in testa la maggior parte dei politici e quasi tutta la classe dirigente) quando si tratta di vicende oscure e maleodoranti, per un verso o per l’altro afferenti la gestione della cosa e del denaro pubblico: una perdita di memoria che sconfina nell’amnesia, una profonda sottovalutazione del pericolo che si corre quando si occulta il passato. A causa soprattutto della mancanza continuativa di coscienza etica che ci affligge. Per cui se c’è il male, se anche lo conosciamo e lo vediamo, tendiamo a rimuoverlo e nasconderlo: ma in questo modo gli anticorpi si indeboliscono e alla fine scompaiono.” Firmato: Beppe Grillo

“… così si capisce come, in una matassa pur intricata (la politica italiana-ndr), a emergere sia una miscela torbida formata da un campo di forze convergenti sostanzialmente sempre uguali, spesso addirittura con gli stessi nomi.” Firmato: Beppe Grillo

“… si comprendono allora le strategie (prima di Licio Gelli poi di Silvio Berlusconi) dirette a controllare
i media e subordinare a sé la magistratura, con l’obiettivo di riuscire a dispiegare senza troppi ostacoli le proprie linee d’azione e di creare le condizioni che consentano di non soccombere ma di ripartire anche quando le cose prendano o rischino di prendere una piega sfavorevole.” Firmato: Beppe Grillo

“… ha preso (Berlusconi) il Piano di rinascita e lo ha copiato quasi tutto.” Firmato Licio Gelli.
Da un’intervista al quotidiano “L’Indipendente” (febbraio 1996), dopo la fondazione della “prima” Forza Italia.

“… andatevi a rileggervi il Piano di rinascita. Forza Italia è la riedizione delle premonizioni del capo della loggia P2.” Umberto Bossi, prima delle fidejussioni berlusconiane alla Agenzia 70, Banca di Roma, via del Corso – Roma “ladrona”

“… al pari della loggia P2, il partito berlusconiano è un’invenzione di potere, una creatura costruita in laboratorio e messa in circolazione attraverso il monopolio televisivo privato. Forza Italia nasce allo scopo di preservare il potere politico-affaristico del Gruppo Finivest e delle entità che lo hanno generato, non più tutelato dall’asse di ferro DC-PSI.” Umberto Bossi, prima delle fidejussioni berlusconiane alla Agenzia 70, Banca di Roma, via del Corso – Roma “ladrona”

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Nota ad onore dell’amica Verità: la firma di Beppe Grillo è un “falso”. Le espressioni che attribuisco al fondatore del M5S, sono del giudice Gian Carlo Caselli.
Le affermazioni firmate Licio Gelli e Umberto Bossi, sono, invece, “autentiche”. Meditate gente, meditate.
Quando Grillo spara a zero contro Renzi/Berlusconi/Verdini e il loro essere tutt’uno con il fiume carsico piduista, non solo ha ragione ma, dovete insospettirvi di tutti quelli che, viceversa, vi vogliono indurre all’oblio, demonizzando l’intelligente e prezioso attore di teatro, Giuseppe Grillo da Genova. Quasi fosse lui il responsabile di quanto è accaduto, alla Repubblica e a tutti noi, negli ultimi 50 anni!
“Beppe Grillo deve morire” o l’Italia andrà in rovina! Ma basta, gente di “niente” (come direbbe la cittadina senatrice del M5S, Paola Taverna) è ora che pensiate ad Alberto e Marcello Dell’Utri; al MPS e al povero David Rossi. Gente di niente, pensate a Denis Verdini e a Stefano Bisi; pensate a Stefano Todini e al Caffè de Paris; pensate a quel “ragazzo confuso” di Fabrizio Cicchitto; a Rosario Nicoletti, per una prece; a Ilio Giasolli e al fatto che uno “sconosciuto al 99%” degli italiani sia stato il legame “rizomico” tra Licio Gelli e Francesco Cossiga, poi Presidente della Repubblica; pensate a Giordano Goggioli e alla sua Firenze (una prece); ad Artemio Franchi e alla sua Firenze (una prece); pensate a Ruggero Firrao e alla sua “lista dei 500 super evasori” mai trovata (in realtà il nome era uno solo e ripetuto 500 volte ed era quello del pericoloso criminale “miliardario”, Beppe Grillo); pensate al Rag. Sergio Di Lallo e al “suo” aeroporto di Firenze (ma quante volte dovete rivolgere la mente a Firenze e perché?); pensate che ancora si aggira per i corridoi di Canale 5, tale Massimo Donelli; ponetevi il problema di perché Valerio Morucci (Brigate Rosse) all’atto dell’arresto avesse con se il numero di tale Antonio Esposito e non di quello di Giuseppe Grillo; ponetevi qualche domanda sul perché i “serenissimi” che tentarono, anni addietro, l’assalto a piazza San Marco con un carro armato “giocattolo”, scelsero, come avvocato di fiducia, Luigi Fadalti, sodale di Licio Gelli; interessatevi del datore di lavoro di un tempo (Antonio D’Ali Staiti) dei capimafia Francesco Messina Denaro e di suo figlio Matteo; pensate a quante volte avete “brigato” per essere ospiti alle trasmissioni di quel “piagnone pentito” di Maurizio Costanzo; pensate, quando vi si paventa l’ipotesi di dovervi procurare un’organo per un trapianto, al solito fiorentino, Alfiero Costantini; invece di pensare a Beppe Grillo come il male di tutte le putrescenze italiche, provate a capire il nesso tra “la decapitazione della roccia della tartaruga” in Sardegna, Michele Sindona, la Necchi e tal Enrico Colavito; provate a ripensare a tutti i disastri ambientai di cui è vittima il nostro Paese, in cui, spesso, perdono la vita innocenti italiani, e metteteli in relazione con l’Ing. Antonio Castelgrande e il suo “sponsor” Altero Mattioli; potreste scoprire che è sempre Beppe Grillo il filo rosso che li unisce; potreste pensare, quando vi addentrate nell’incomprensibile alchimia partitocratica che, con il bilancino, determina le nomine (anche quelle di queste ore sotto l’egida di Matteo Renzi) quale sia il legame tra Massimiliano Cencelli (il famoso “manuale” porta il suo nome) e la loggia P2; potreste approfondire, invece di demonizzare i ragazzi per bene del M5S, quale legame ci sia tra l’incapacità, guidando la prima perquisizione di via Gradoli, nel 1978, di trovare il covo delle Brigate Rosse, l’essere cittadino onorario di New Orleans (USA) e il chiamarsi Elio Cioppa.

lilli

Posso continuare per ore ma diamo tempo al tempo. Forse, prima di ricevere a “Otto e Mezzo”, il buon erede di tanto “groviglio virtuoso” (tale Bisi Stefano), signora Lilli Gruber bisognava porsi qualche domanda e dedicarsi, in questi mesi così delicati per la sorte della Repubblica, più che a provare a mettere in difficoltà i “per bene” esponenti del M5S, a darsi una ripassata di storia patria, anche, ad esempio, attingendo all’onesto lavoro di Tina Anselmi che lei dovrebbe ricordare come una italiana onest. Grillo è un vero delinquente è lo ha provato andando a dare sostegno alle lotte NoTav! Io, oltre al pericolo n° 1, cerco di non dimenticare il nome di Emo Danesi che compare con quello di Lorenzo Necci (signora Lilli Gruber, prima di demonizzare il solito teppista Beppe Grillo, provi a ricordare… le Ferrovie dello Stato, “Chicchi” Pacini Battaglia, la “loro” Alta Velocità) nell’inutile (?) tentativo della magistratura di provare chi ci sia dietro la volontà, a qualunque costo, di realizzare quel tratto di ferrovia, “gente di niente” (non lei signora Gruber), forse, più che insultare Beppe Grillo, è tempo di saper fare 2+2 e porsi il problema che, se Emo Danesi, porta il n° 752-Livorno e Giampiero Del Gamba il n° 863-Livorno, “gatta ci cova”, (Tav o no Tav) e non,”indovinala Grillo”.

In conclusione: molti giornalisti, annidati nel Gruppo 17 della loggia P2, si fecero complici per mantenere “coperta” tanta degenerazione. Alcuni lo fecero per interesse e “malignità, come Vanni Nisticò, altri perché erano dei servi nati, altri ancora, perché dei perfetti cretini. L’aria che tira, in questi giorni, sulla stampa e nei media, intorno ai grovigli “toscano-fiorentini” perché nulla venga, con chiarezza, denunciato agli Italiani, ha l’odore di quegli anni fetidi. Io c’ero alla Rizzoli-Corriere della Sera (1976/1977/1978) quando il giornalismo italiano, si distraeva (tra “fellatio” e “sodomie” a favore dei potenti), dimenticandosi di informare i lettori su quanto accadeva nel Paese. I nomi, la pur giovane Lilli Gruber, li dovrebbe ricordare tutti. Non credo che se cerca nella sua memoria, possa trovare, tra quei nomi di servi, uno solo dei cognomi dei 160 cittadini eletti nel M5S. I ragazzi e i più grandicelli che hanno seguito Giuseppe Grillo, neanche per omonimia, possono essere avvicinati a quei pezzenti amorali dei suoi colleghi dell’epoca. Si scuota, gentile signora, prima di rimanere, per stanchezza o distrazione, dalla parte sbagliata.

Leo Rugens

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P.S.
Fu un giornalista, capo ufficio stampa del PSI, Vanni Nisticò (tessera P2,N° 675) a presentare Gelli a Bettino Craxi. Per anni, una leggenda metropolitana narrava che, il paraninfo del grande incontro, fosse stato Beppe Grillo da Genova. Poi la storia si sgonfiò ma, signora Gruber, se fossi in lei, io non mi fiderei troppo. I “disinformatori” di professione, fecero di tutto per nascondere quell’incontro segretissimo, tra Grillo, Craxi e il Maestro Venerabile Licio Gelli, allo stabilimento balneare “Andrea Doria” di Quarto/Quinto di Genova. Bettino era lì perché (anche lei che è debole di memoria lo ricorderà), da quella località partirono “I mille” di cui Craxi era un grande ammiratore, Licio Gelli si recava spesso a Genova per controllare “come stava” il “tesoro massonico” che si diceva essere custodito, proprio nel capoluogo ligure, da “fratelli” fidatissimi e Beppe Grillo perché era vicino a casa e per recarsi all’incontro, non doveva spendere troppo.
Domanda delle “cento pistole”: fu l’attore Giuseppe Grillo a far conoscere Craxi e Gelli o quel giornalista doppio/triplo giochista di Vanni Nisticò? Propendo per il giornalista, anche perché l’ho conosciuto e ancora era lui che, in tarda età, e ben spesato, trafficava con il “materassaio” d’Arezzo (Gelli) procurandogli industrialotti da iniziare ai segreti della “Fratellanza” e a cui richiedere, prioritariamente, il numero IBAN. Come fanno sempre i ragazzi “avidi” del M5S.