Siamo a Pasqua 2014 e, come avevamo previsto, dispiaciuti di doverlo dire, i Marò, Girone e La Torre, non sono tornati a casa

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Possibile che in Italia, anche le cose più importanti (e questa dei Marò lo è) debbano finire sempre “in cavalleria”? L’espressione, come sicuramente sapete, si riferisce al privilegio dei “ricchi cavalieri” che alla fine, “non pagavano mai il conto” alle classi subalterne e agli artigiani che a loro si dedicavano consentendogli di andare in battaglia ben armati e quindi ben protetti. La “cavalleria” arrivava fino a non pagare il conto di un eventuale salvezza della vita in combattimento. I fucilieri del Battaglione S.Marco, su quella maledetta nave, erano imbarcati per “parare il culo” ai guadagni degli armatori, gente non più abituata a rischiare “soldi” per fare “soldi” ma in caccia solo di “rassicuranti” rapporti relazionali con ossequiosi queruli ministri della difesa. Strateghi in tuta mimetica abili solo a difendere gli interessi di imprenditori avidi, qualche volta, quando gli fosse convenuto, battenti bandiera italiana. Ci fa veramente incazzare come, giorno dopo giorno, i veri responsabili della vicenda, sperino che l’oblio li salvi. Ma noi di Leo rugens, siamo gente cresciuta nel culto della memoria e per questo torniamo a chiedere di istituire una “vera” commissione investigatrice su chi ha gravemente sbagliato, non solo abbandonando il “personale” ma deteriorando, i rapporti geo politici, a valore crescente, con quel colosso che è l’India.

Più volte, in questi anni (!), avevamo previsto che, per i protagonisti di tanto scempio “diplomatico, si sarebbe messa male. Così è stato: il Ministro della Difesa, Mario Mauro è stato mandato a casa; parimenti,il Ministro degli Esteri, Emma Bonino è stata sacrificata (inutilmente, avevamo consigliato, alla gentile esponente radicale, di dimettersi, prima che la “tradissero”); Fabrizio Cicchitto che, baldanzoso, aveva guidato la delegazione per far vedere agli “indiani” come lui e Maurizio Gasparri “ce lo avessero duro”, non conta più “un bene amato c.; Maurizio Gasparri dovrà porsi, ogni giorno di più, il problema di non imbarazzare troppo il fratello (importante Generale dei CC) per quella storia dei 600.000 (seicentomila!) euro, utilizzati, forse, in modo improprio, per salvaguardare “la propria di vita”; il più responsabile di tutti, Ignazio La Russa, con tutta la sua famiglia (figli e fratelli) si dovrà agitare non poco per non uscire “compost” (buono giusto per concimare l’orto) dalla macchina giudiziaria che lo ha ghermito. Giustizia lenta, a volte ingiusta ma, inesorabile, come “gli impianti di compostaggio”. Solo i “servizi” (AISE), per fine mandato del gen. Adriano Santini, hanno l’occasione, essendo guidati, oggi, da una figura “complessa” ma di grande esperienza, quale è Alberto Manenti, di provare, senza clamori, “girando in tondo”, a ricreare legami duraturi e di rispetto reciproco, con l’India. Duraturi e di rispetto reciproco come solo la cultura consente e alimenta. Al Direttore dell’AISE dedichiamo la riedizione del post pubblicato il 4 novembre 2013, nella speranza che i suoi collaboratori e le tecnologie intelligenti di cui è dotata l’Agenzia, “peschino”, finalmente, il suggerimento che, in rispettoso spirito di servizio, silenziosamente, per nostra iniziativa, giace, da mesi, “inutilizzato”, nella rete: CESMEO.

Riteniamo di sapere cosa e come il “servizio” dovrebbe, in sostanziale e responsabile autonomia, cominciare a fare perché non accadano, mai più, vicende incresciose di questo tipo che minano la fiducia del “personale” e degli Italiani tutti. Che sia, per l’Istituzione che più ci sta a cuore (tra le tante che rispettiamo), una “Pasqua di resurrezione”.

Oreste Grani

LA FESTA DELLE FORZE ARMATE SENZA RETORICA E CONSAPEVOLI DI “IN CHE GUAI STIAMO”. CON UN PENSIERO A CHI HA ABBANDONATO I DUE MARÒ IN INDIA E ALL’OCCASIONE MANCATA DI FARE “INTELLIGENCE CULTURALE”

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Oggi, 4 novembre, Festa delle Forze Armate, un po’ di retorica ci starebbe bene. Se fossimo in un Paese normale non sarebbe giusto lo stesso, dal momento che la retorica tende a celare la Verità, però ci potrebbe anche stare. Visti i tempi, a cinghia strettissima e con tutti i “grilli” per la testa che uno si ritrova se, poveretto, deve fare il Capo del Governo o, peggio, il Ministro della Difesa, possiamo capirlo se “dice cose tanto per parlare”. Noi che (per fortuna loro e nostra!), invece, non facciamo né il Capo del Governo, né il Ministro della Difesa, scriviamo un po’ di corbellerie, scegliendo a caso (?!), un argomento tra quelli che ci stanno più a cuore: i due marò prigionieri in India. Che fine hanno fatto? Che fine faranno? Quando tornano? Chi pagherà per tutte queste “incapacità organizzate”? Che fine ha fatto Ignazio La Russa (vedi post La Russa a voi!…), esagitato “pestatore di piedi di giornalisti”? Qualcuno di voi se lo ricorda, in diretta televisiva, quando dava calci (i muli sono stati per anni una risorsa logistica dell’esercito e, in particolare, dell’Artiglieria) a un giornalista che cercava di esercitare il legittimo diritto di cronaca? E la signora  Ministra degli Esteri, Emma Bonino quando ha detto, recentemente, che in questo governo non si riesce a pensare e a programmare azioni per un tempo “superiore alle 5 ore e 59 minuti”, a che si riferiva? Basta con le domande impertinenti e vagamente aggressive e, soprattutto, “lei chi è” e “come si permette” di mancare di rispetto? Io “so chi sono” e, voglio continuare a “rompere”. Dunque, se il piccolo, senza mezzi (né propri, né pubblici) “blogghino” Leo Rugens, ha pre-visto, in contrapposizione agli ottimismi degli ambienti ufficiali, che i “fucilieri” non sarebbero tornati prima “di quando le autorità competenti indiane e, solo loro, lo avessero deciso”,… mi dite a cosa servivano, se non a manipolare l’opinione pubblica, tutte quelle dichiarazioni rassicuranti di troppi, strapagati  “Staffan de Mistura”?  Che ci stanno a fare centinaia di funzionari e dirigenti degli “esteri”, della “difesa” e dei “servizi”?  Noi di Leo Rugens lo sappiamo: aspettano “a pie’ fermo” (espressione militare per dire “senza paura degli avversari”) la “santa tredicesima”, in arrivo. Che va “affrontata” e “onestamente incassata”. Non, mi raccomando, “militarmente e dignitosamente” respinta. Questo è il solo modo di celebrare la festa delle Forze Armate, che vi rimane. Anche perché, se ancora sappiamo fare previsioni, sarà l’ultimo!

Oreste Grani

P.S.

Qualcuno dei preposti alla “sicurezza nazionale” sa cosa sia il CESMEO ed, in particolare la Biblioteca Orientale “Oscar Botto”?

Qualcuno sa come sarebbe andata, per esempio, la trattativa “per liberare i marò” se, invece di affidarla a vanesi negoziatori, la si metteva nelle stimatissime e autorevoli mani dei nostri studiosi di “cose indiane” che dirigono l’Istituto? Qualcuno, nei governi che si sono succeduti da quando i marò sono stati arrestati, sa che al CESMEO hanno, da anni, consolidati rapporti con istituzioni indiane “potentissime” e che, senza clamore e con l’orgoglio di farlo (gratis) per l’Italia, ci avrebbero potuto “dare una mano”? Almeno potevamo tentare. Underground. Gratis e senza fare casino. Come dovrebbero lavorare i servizi segreti.

Per amor di Patria e perché non ne possiamo più di veder fare al nostro Paese queste figure di merda, citiamo alcune delle realtà culturali con cui, l’Italia, da anni, ha consolidati rapporti grazie alla Biblioteca Orientale “Oscar Botto”: Indian Council of Historical Research, N. Delhi; Indira Gandhi National Centre for Arts, N. Delhi; Heras Istitute of Indian History and Culture, Bombay; The Asian Society, Calcutta e altre decine di realtà che ognuna sarebbe bastata. Non si sa mai!

Tenga conto,  signora Ministra Emma Bonino, che il CESMEO ha sede nella sua Torino e, ovviamente è senza soldi. L’Istituzione che sarebbe preziosissima per ristabilire buoni e “intelligenti” rapporti con l’India (resi complessi dalle fesserie fatte intorno alla vicenda “marò” non dagli esponenti del nostro mondo culturale), è abbandonata da quei geni strapagati che si annidano nella Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città di Torino, Ministero per i Beni e le Attività culturali, Compagnia di San Paolo, Camera di Commercio Industria, Artigianato e agricoltura di Torino e, ultima la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella. La Biblioteca, il suo personale e la sua autorevole storia, va, letteralmente, “per cartoni”.

“Intelligence culturale”, dove sei?