Dalle trasfusioni di sangue dei topi, passando per il Braccialetto elettronico (Alberto Dell’Utri/Mario Traverso), i cerchi concentrici svelano verità inconfessabili

PERCHÉ PUTIN SE NE VA IN GIRO, DA SOLO, PER L’ITALIA

Our Kind of Traitor

Un amico caro ci chiede, immaginandoci capaci di interpretare le complessità del mondo, perché Vladimir Putin se ne vada in giro tutto solo per l’Italia.

Per quanto riguarda il tutto solo è perché è un agente addestrato a badare a se stesso. Difficile sorprenderlo.

Il possibile, perché è ben raccontato da John Le Carré.

La Redazione di Leo Rugens

putya05

Il nostro traditore tipo, di John Le Carré

di Oscar Cosulich

“Prima pensavo che quando la guerra fredda fosse finita le cose sarebbero andate meravigliosamente meglio per tutti. Il mio disincanto per il modo in cui l’Occidente si è comportato alla fine della guerra fredda mi ha portato a scrivere in un modo diverso su come le forze del capitalismo abbiano preso il posto delle forze morali”, così John le Carré, 79 anni, ha spiegato i temi del suo ventiduesimo romanzo: “Il nostro traditore tipo” (Mondadori, pp. 338, e 20), avvincente e dolorosa spy-story ai tempi dell’”amico Putin”, che comincia, vedi tu le coincidenze italiche, nell’isola di Antigua.
Le Carré, per cinque anni nel British Foreign Service, ha vissuto a lungo in Germania ed è noto per classici come “La spia che venne dal freddo”, “La Casa Russia”, “La tamburina”. Qui presenta una coppia di fidanzati in vacanza: Perry e Gail, lui insegna a Oxford, lei è un avvocato rampante. Quando un misterioso russo di nome Dima, proprietario di una tenuta sull’isola, li aggancia per una sfida a tennis, le loro vite cambiano in modo irreversibile. Dopo aver denunciato le colpe della Big Pharma nel “Giardiniere tenace”, lo sdegno di le Carré si volge contro la politica e la finanza. Memorabile la sequenza della festa su uno yacht, copia di quella realmente tenuta a Corfù sulla barca di un oligarca russo inquisito per riciclaggio, con George Osborne, attuale ministro delle finanze inglese, Peter Mandelson, allora eminenza grigia del Labour Party e alcuni membri della famiglia Rothschild. E la chiamano letteratura d’evasione (vedi articolo originale).

putya28putya24putya26putya10


COSA LEGA SILVIO BERLUSCONI A VLADIMIR PUTIN?

BERLUSCONI-PUTIN-770x636

Oggi Putin, in visita privata, a cena con l’amico del cuore Silvio Berlusconi.

Si o No?

Quello di questa mattina, del La Stampa di Torino, è un ballon d’essai che anticipa una mongolfiera? Che sia si o che sia no, rimane inquietante la natura e l’intimità del rapporto di questi due potenti della terra. Il giorno 5 luglio 2013 scrivevamo nel post PERCHÉ PUTIN SE NE VA IN GIRO, DA SOLO, PER L’ITALIA  che Vladimir Putin spunta spesso, inopportunamente e in modo irrituale, in Italia. Silvio Berlusconi ci ha abituato a comportamenti gravemente lesivi della dignità per il suo ruolo e per l’immagine della Repubblica.

Immagine 4

Questi incontri ciclici, questo bisogno continuo di vedersi, a noi che siamo della “vecchia guardia”, ci suonano sospetti. Oltre al machismo cosa lega questi due uomini? Alle sorprese non c’è mai limite. Quando si scoprirà che la loro non è una relazione omosessuale, speriamo che gli italiani non svengano davanti alla verità e all’orrore ad essa implicito.

Oreste Grani


Rileggo i due post da me scritti: mi appaiono enigmatici, lontani dallo stile trasparente che Leo Rugens ha scelto, dal giorno in cui ha fatto il suo esordio nella “rete”. Oggi, aggiungo un elemento alla “sciarada”:

Schermata 2014-05-18 a 12.07.21 Schermata 2014-05-18 a 12.07.46

Così facendo, potrei, però invece di cominciare a fare chiarezza intorno a questa inquietante relazione, rendere più difficile la risposta agli enigmi: “Perché Putin se ne va in giro da solo per l’Italia?” (5 luglio 2013) e, “Cosa lega Silvio Berlusconi a Vladimir Putin?” (5 agosto 2013). Ho desiderio di fare così, forte di tutto quello che (di negativo) è già stato detto, scritto e pensato di me. Per molti, sono stato e, forse, sono ancora, un “tipo pericoloso” e in nome di questa cattiva fama, negli ultimi anni della vita, mi voglio togliere qualche sfizio.

Ad esempio, sto provando a dare un contributo interpretativo all’accezione del termine “pericoloso” con cui mi si appella, con milioni di parole e racconti dettagliati delle mie attività svolte. Diffidare di me, della mia visione della vita e della “passione” che provo per l’Italia è, comunque, lecito, non dimenticando, in particolare, che ho cominciato a guadagnarmi da vivere (60.000 lire al mese), ancora minorenne, impaginando (a mano), OP-Osservatorio Politico Internazionale, l’agenzia di informazioni “riservate” più famosa di Italia, fondata a Roma, in un elegante appartamento nel quartiere Prati, a via Tacito 50, dal famigerato Carmine “Mino” Pecorelli e dal meno noto Franco Simeoni (giornalista e primo direttore di OP), legato, sin dai tempi del suo soggiorno professionale palermitano (1965/67 dirigeva in quel difficile territorio, il quotidiano “La città”), al Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa. Il “generale” infatti, è giusto ricordarlo, andò a morire a Palermo, città “ingrata” dove, da servitore irreprensibile dello Stato, aveva già operato e comandato, con grande onestà e capacità operative, il contrasto  dei carabinieri alla criminalità mafiosa. Criminalità che, proprio in quegli anni, cambiava drammaticamente “pelle” e vocazione strategica di potere: dal cemento, alla droga.

Anch’io sono stato, ancora minorenne (era il 1966/67), a Palermo a conoscere, da vicino, la Mafia e l’assoluto controllo territoriale che sapeva esercitare, ad esempio, durante il periodo elettorale. In quegli anni ho incontrato uomini come Franco Simeoni e Mauro Turrisi-Grifeo. A venti anni si capisce quasi tutto e si fanno le scelte della vita. Anni dopo, sono tornato al Sud, con altre responsabilità e consapevolezza, ad interessarmi di cose complesse che avvenivano su quel territorio (avevo, come competenza professionale, tutta la Campania, Lucania, Puglia, Sicilia) dal 17 settembre 1973, al 30 giugno 1976. Colera compreso.

Quando nel 2003, trent’anni dopo, si è presentato, a Roma, nei miei uffici di san Lorenzo in Lucina, tal Mario Traverso, procuratore speciale della società Carro Srl (Monitoring Italia SRL) apparentemente “lombardo” ma, di sangue e atteggiamenti, “siciliano”, quanti decimi di secondo, secondo voi, mi sono serviti per assumere un atteggiamento vigile e scoprire quali pericoli la Repubblica avrebbe corso se avessi consentito/facilitato il consolidarsi dei rapporti d’affari tra il Traverso stesso e Alberto Dell’Utri intorno allo sfruttamento delle tecnologie (braccialetto elettronico) ideate per “sorvegliare” i detenuti aventi diritto a “scontare la pena” con modalità alternative rispetto al carcere?

WEA-1

Alla luce di quanto ormai è notorio della famiglia Dell’Utri, immaginate il paradosso “giudiziario” se Mario Traverso fosse stato lasciato libero di consolidare i suoi interessi nella società WEA (di cui vi ho fornito documentazione autentica), in accordo sodale con tale Carmelo Sparacino detto Manuel, Alberto Dell’Utri (oggi tutti sanno chi siano i fratellini), Marcello Antonelli Caruti: i criminali sarebbero stati gestiti, tecnologicamente, per conto dello Stato, da una società che era proprietà “di fatto”, di personaggi come quelli descritti. Forse è di questo “orrore” scampato (?) che ancora non si è parlato, con chiarezza, nelle sedi opportune. Provate a non dimenticare che questi “imprenditori”, volevano impadronirsi del “Sistema nazionale centralizzato per le intercettazioni telefoniche”, impropriamente denominato, giornalisticamente, da Peter Gomez, “Super Amanda” ma che in realtà non solo non esisteva, sotto questo nome ma era stato “battezzato” dalla banda, Enigma. Il problema (come sempre) era solo una questione di cultura storica, non sapendo “gli affaristi” che cosa  evocasse  quel nome. Erano tanto dalla parte del “male” che quando scelsero la denominazione del loro “business”, gli diedero il nome (Enigma) scelto, a suo tempo, dai criminali tedeschi. Il business delle intercettazioni era destinato a essere “spartito” con altri capolavori della Pubblica Amministrazione (così chiamerò sempre Finmeccanica) quali Carlo Gualdaroni, Sabatino Stornelli, alla super visione, su su, fino Guarguaglini, Borgogni, Grassi, Letta, Dell’Utri, Berlusconi. Cioè Putin.

L’ho presa troppo alla larga? Così sono i cerchi concentrici, così è l’Intelligence culturale. Così  funziona il metodo “Guglielmo da Baskerville”. E funziona.

Oreste Grani