Ribadiamo. Ma che uso ha fatto Scajola dei Servizi Segreti quando era Ministro dell’Interno?

sifar

Perviene la notizia che, finalmente, mercoledì 21 maggio 2014, magistrati e Dia di Reggio Calabria, presenzieranno all’impacchettamento dei faldoni trovati presso un’abitazione (Villa Ninina) nelle disponibilità dell’ex Ministro dell’Interno, Claudio Scajola. Le carte sono quelle di cui vi abbiamo parlato nei post pubblicati il 4 dicembre 2012 (!) e il 23 aprile 2013. Questo è il vero scandalo: che soggetti come Scajola possano detenere copie di dossier, su cose e persone, che dovrebbero essere di esclusiva pertinenza della Repubblica, per tutto questo tempo. Con, implicito,  il potere di “pressione” che tali notizie riservate potrebbero consentire a un tipo come lui. Sono stanco di chiedermi perché mai si è così lenti e super garantisti in situazioni platealmente illecite. Aspetto solo che, il 25 maggio 2014, milioni di cittadini decidano di votare gli onesti “rappresentanti” organizzati nel M5S.

Leo Rugens

 

MA CHE USO HA FATTO DEI SERVIZI SEGRETI SCAJOLA QUAND’ERA MINISTRO?

 

Mentre in Ligura sequestrano tonnellate di marjuana, mentre nella provincia di Imperia continuano gli arresti e le dimissioni di quanti sono finiti nell’indagine sulla presenza dell’ndrangheta, mentre sotto i nubifragi frana tutto, il Ras di Imperia ed ex ministro degli Interni Claudio Scajola – quello che: “Figura centrale Biagi? …era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza” (Marco Biagi fu ucciso dalla BR nel 2002) – rivendica una allucinante minaccia: «So tutto di voi, per gli incarichi istituzionali che rivestivo, ho guidato i servizi, conosco i vostri segreti».

In mano a chi stavamo? Capite la gravità dell’affermazione?

Quando per anni ho ripetuto che i servizi erano in mano a gente senza scrupoli, alludevo a situazioni paradossali come questa: il controllore, il garante della Costituzione, il ministro degli Interni che si esprime in termini ricattatori e delinquenziali, trattando l’informazione concernente la sicurezza nazionale come “cosa propria”.

Oreste Grani

 

LA RABBIA DELL’EX MINISTRO, CHE SI SENTE ABBANDONATO DAI FEDELISSIMI

Scajola ai “suoi” vertici liguri 
«Guidai i Servizi, so tutto di voi»

La «resa dei conti» decisa dopo la richiesta di archiviazione da parte dei pm di Imperia)

ROMA – Claudio Scajola (che ha anche annunciato che si ricandiderà alle prossime politiche) non nega affatto di averlo detto. E di aver fatto «un ragionamento molto risentito». Di aver recriminato per non aver avuto nessuna solidarietà da parte del partito ligure per i suoi guai con la giustizia (e fin qui tutto nella norma). Ma soprattutto di aver affermato nel corso di una riunione dai toni accesi, indirizzandosi ai coordinatori regionali Michele Scandroglio e Eugenio Minasso (e il senatore Luigi Grillo): «So tutto di voi, per gli incarichi istituzionali che rivestivo, ho guidato i servizi, conosco i vostri segreti». Aggiungendo però «ma non ho mai utilizzato le vicende delicate che vi riguardano (dalle indagini sul voto di scambio ai fondi all’estero) contro di voi».

 

 

Probabilmente Scajola si è convinto allo show down (riportato con evidenza dal Secolo XIX) dopo un importante risultato ottenuto proprio l’altro ieri sul fronte giudiziario. Dal momento che è stata la stessa Procura della Repubblica di Imperia ad aver chiesto l’archiviazione delle accuse per il reato di associazione per delinquere contro di lui, indagato assieme ad altre quattro persone nell’inchiesta sulla realizzazione del porto turistico. Ebbene, dopo mesi di tensioni l’ex ministro durante la riunione del coordinamento regionale ha fatto votare una mozione di sfiducia nei confronti di Scandroglio e Minasso che «ha ottenuto 20 voti e la mozione è stata approvata». Per Minasso però il voto non era valido e quindi non di «sfiducia» si è trattato ma di un «battibecco con conseguente abbandono dell’aula da parte di alcuni, per cui la riunione è terminata per mancanza del numero legale». Il coordinamento regionale del partito non si riuniva da 14 mesi ed era stato convocato per nominare i sette garanti in vista delle primarie.

«Scajola ha detto di conoscere molte cose su tutti noi – ha rivelato Minasso – e penso che sia una frase di una gravità inaudita: a questo punto ce ne siamo andati». «Il fatto è – controbatte Scajola – che ormai 81 sindaci su 90 della Liguria eletti con il Pdl non si riconoscono più nei coordinatori. Ed è così in tutta Italia».

Ora anche la frattura ligure arriverà sul tavolo del segretario Angelino Alfano e per il partito locale si aprirà, quasi sicuramente, la via del commissariamento. Quando alla sua vicenda giudiziaria (relativa al porto di Imperia) Scajola ha dichiarato: «Ho sempre rispettato, pur soffrendo, il lavoro della magistratura. So che la Procura della Repubblica di Imperia, che mi aveva indagato in merito alla vicenda del porto, a distanza di due anni ha chiesto l’archiviazione». Adesso però l’ultima parola spetterà al gip.

Maria Antonietta Calabrò 3 dicembre 2012 (modifica il 4 dicembre 2012)

SCAJOLA HA IN PUGNO IL COCAINOMANE MINASSO! ATTENZIONE: I SERVIZI SEGRETI E LA SICUREZZA NAZIONALE NON SONO COSA PROPRIA

Louis-Agassiz-Statue

«So tutto di voi, per gli incarichi istituzionali che rivestivo, ho guidato i servizi, conosco i vostri segreti» Claudio Scajola micacciando i “suoi”

4 dicembre 2012 scrivevo Ma che uso ha fatto dei servizi segreti Scajola, quand’era ministro? La risposta la sanno tutti: “per ricattare”.

Tutto ciò non è lecito, oltretutto stiamo parlando di un individuo che da controllore, da garante della Costituzione, da ministro degli Interni si esprime in termini ricattatori e delinquenziali, trattando l’informazione concernente la sicurezza nazionale come “cosa propria”.

Subito un rappresentante del Movimento 5 Stelle al Copasir, non c’è un minuto da perdere.

Oreste Grani

P.S. Mi raccomando, insistete sul Copasir e non fatevi fregare.

Oreste Grani

A casa di Scajola dossier dei servizi. Agli avversari disse: “Vi ho in pugno”

Claudio Scajola custodiva in un cassetto “documenti riservati” del 1998 con cui i carabinieri informavano la procura imperiese che Eugenio Minasso, ex leader provinciale di Alleanza Nazionale e oggi vicecoordinatore in Liguria del Popolo della libertà e nemico giurato dello stesso Scajola, era un assiduo consumatore di cocaina. E’ soltanto uno dei segreti svelati dai dossier che i poliziotti della Postale hanno trovato nello studio e nella villa dell’ex ministro. I carteggi – come spiega Il Secolo XIX – riguardano infatti inchieste della procura romana suBerlusconi e documenti dei servizi segreti su nomine al comune d’Imperia.

Documenti che gettano una nuova luce sullo sfogo dell’ex ministro durante il coordinamento regionale ligure del Pdl lo scorso 1 dicembre in cui si rivolse a Michele Scandroglio, Minasso  – entrambi coordinatori regionali – e al senatore Luigi Grillo. Motivo della non velata minaccia di Scajola agli ex fedelissimi e della richiesta di immediate dimissioni? La mancata solidarietà riguardo ai suoi guai giudiziari. “So tutto di voi per gli incarichi istituzionali che rivestivo [nel 2006 era presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza Copaco, ovvero il Copasir dopo la riforma, ndr], conosco i vostri segreti, anche se non ho mai utilizzato le vicende delicate che vi riguardano contro di voi”, aveva detto loro.

La perquisizione, però, era scattata nell’ambito di un’altra inchiesta condotta dai pm imperiesi, che riguarda il presunto prezzo di favore che Scajola – accusato di finanziamento illecito – avrebbe ottenuto per i lavori nella sua villa. Ma, alla luce dei documenti trovati dai poliziotti della Postale, l’ex ministro dovrà adesso rispondere di ricettazione in un procedimento parallelo. Nel decreto di convalida il pm Alessandro Bogliolo spiega che sono stati sequestrati “un’annotazione di polizia giudiziaria della stazione dei carabinieri di Imperia”, “un appunto con stralci di intercettazione telefoniche riferibili al fascicolo penale aperto dalla Procura di Roma” e “atti di un procedimento penale avviato da un privato contro l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi“. E ancora documenti classificati come “riservati” dal Ministero dell’Interno, note dei servizi segreti e documentazione riferibile riferibile a “una pratica del comune di Imperia”.

Si tratta, come spiega il quotidiano di Genova, di “carte pesantissime” che riguardano in particolare gli equilibri della politica ligure. Nell’informativa del 1998 su Minasso firmata da dal maresciallo Mauro Bosticco si parlava di “personaggi assuntori” di cocaina. Al quarto posto dell’elenco inserito compariva proprio l’allora presidente provinciale di Alleanza Nazionale. Raggiunto dal Secolo XIX Minasso spiega: “E’ una vicenda molto vecchia nata quando una persona di cui ero affettivamente molto amico venne fermata con un po’ di droga e raccontò cose non attendibili agli inquirenti, forse per cercare di salvare se stesso. Però tutto si fermò lì”.

Ma Scajola nega. ”Non ho dossier su chicchessia, né li ho mai avuti, né ho mai pensato di farne“, ha affermato l’ex ministro. ”La mia attività politica è costellata di azioni positive ed errori ma da tutti, amici o avversari politici, mi è sempre stata riconosciuta la schiettezza e chiarezza nei rapporti. Fin troppa”. E aggiunge: “Ho subito una perquisizione, non l’ho ordinata io! Nell’ufficio di viale Matteotti a Imperia, dove sono stati aperti i miei cassetti, i miei scaffali e persino la mia cassaforte – ha puntualizzato Scajola – non è stato rinvenuto un dossier sul signor Minasso, ma due pagine fotocopiate di una annotazione dei carabinieri di Imperia del 1998, indirizzata alla Procura, che è stata rinvenuta poco tempo fa nella cassetta della posta del mio ufficio, senza busta o altro contenitore. Ho appena saputo da diversi giornalisti, tra l’altro, che la stessa fotocopia è arrivata persino alle loro redazioni”.

“Tanto meno ho confezionato dossier sul mio amico Silvio Berlusconi!”, chiarisce Scajola. E l’ex ministro conclude con un appello: “Presso la mia residenza è stata sequestrata copia di un atto pubblico, di un procedimento penale. Appunto, non vi era nulla di riservato, proprio perché si trattava di un procedimento in corso che mi sono ben guardato di mettere in giro! Basta calunnie, basta fango“.