A proposito di Mauro Moretti: a volte è opportuno estrarre dalla realtà quello che c’è ma non si vede

Per mesi (in realtà da anni) abbiamo sostenuto, rischiando, fragili come siamo, di farci nemici potenti, oltre a quelli che già abbiamo, che la “salamandra” Mauro Moretti doveva passare la mano, uscire dalle Ferrovie (comparto strategico) e prepararsi, da pensionato, alla difesa di quanto male aveva fatto in un trentennio prima da scaltro sindacalista Cgil e poi come strapagato dirigente. Sempre immune , qualunque cosa accadesse negli ambienti di lavoro da lui frequentati. Arresti (Necci), azzeramenti di interi gruppi dirigenti (tutti gli amici di Necci), esecuzioni sommarie da parte della criminalità organizzata (Ligato), disastri a seguire fino a cittadini arsi vivi (Viareggio): la “salamandra” se la cavava sempre. Per anni negli ambienti “riservatissimi” si cominciò a supporre che, giustamente, Moretti si salvava sempre perché era lui la gola profonda dell’Intelligence italiano nel comparto delle infrastrutture ferroviarie. Mauro Moretti era “lo Stato” intelligente in loco e guardava, a rischio della sua stessa esistenza, le spalle agli Italiani. Per capire se, il vecchio sindacalista comunista/socialista, è  stato un eroe degno di una “medaglia d’oro vivente” o  uno scaltro doppiogiochista, suggerivamo di chiamarlo, appena  ci saranno le condizioni storiche opportune, difronte al tribunale di Norimberga di cui finalmente si comincia a parlare in questo paese di smemorati. Quando, finalmente, una classe dirigente di onesti dovesse assumere la guida del Paese. A proposito di oblio e memoria, ci voleva proprio l’iniziativa dell’anonimo ammiratore di Pier Paolo Pasolini e della sua passione civica che, in questi giorni, opportunamente, nella amica rete, sta facendo circolare uno stralcio preso dagli “Scritti corsari”, del 1975, dedicati alla nostra tendenza di italiani, “consumatori abituali” dell’oblio ingannatore.

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Torniamo alla salamandra Moretti che, portata fuori (l’avidità di una retribuzione senza limiti, potrebbe cominciare a perderlo) dal suo terreno consueto (le Ferrovie) si è trovato nella necessità di ascoltare (telefonicamente) il Gatto e la Volpe (Frigerio e Greganti) vista la complessità dell’arcipelago Finmeccanica: “Guarda che la capitale della Finmeccanica in Italia è Genova…non ti dimenticare…quando vuoi ti faccio un report di tutte le cose che ci sono a Genova”, dice Gianstefano Frigerio.

Agenti esperti che danno il via all’ultima fase della “coltivazione” del nuovo amministratore delegato dell’ultimo baluardo della sovranità nazionale. Che il cuore di Finmeccanica sia a Genova lo sanno anche i redattori di Leo Rugens , sin dal 7 dicembre 2012, come si evince dal pezzo che segue e che  consiglio di non perdervi.


UNA BUONA NOTIZIA: LA FRANCIA RESTITUISCE ALL’ENEL 613 MILIONI. PRUDENZA, ANCHE ‘STA VOLTA È OPPORTUNO ESTRARRE DALLA REALTÀ QUELLO CHE C’È MA NON SI VEDE

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Oggi 7 dicembre, nuova e violenta scossa di terremoto nei pressi della centrale nucleare di Fukushima. Il fatto mi ricorda una vicenda del 7 maggio 2011, quando il ceo di Ansaldo Energia Roberto Adinolfi viene gambizzato a Genova.

Incollando alcune fonti aperte, mi son fatto l’idea che la vicenda sia un po’ più grande delle semplici menti che hanno realizzato l’attentato.

Se avrete la pazienza di leggere fino in fondo, trovere una ricorrenza di cose e persone dal comportamento non del tutto limpido: Claudio Scajola, Gianni Letta, il duo Berlusconi-Sarkozy, Franco Frattini e la Legion d’Onore Sergio Garribba.

Ritengo che dal documento pubblicato nel sito Verdi.it si comprenda che tra Usa e Italia si determinò una tensione a causa degli accordi del duo Berlusconi-Sarkozy. Oggetto del contendere il “reattore Epr” che di recente è tornato alla ribalta per la rottura del contratto tra Enel ed Edf.

Leggendo le intercettazioni riportate da Carlo Bonini, si comprende inoltre che il duo Nicola Gai-Alfredo Cospito non era capace neppure di rubare il motorino dell’attentato, figuriamoci pensare a un obbiettivo come Adinolfi, sicché tornando al Maestro Umberto Eco: “Tre sono spie, sei sono imbecilli e uno è pericoloso” ne concludo: ma di che anarchici andate cianciando?

Oreste Grani

Cronologia e indice degli articoli riportati

Metà aprile 2011 nel sito dei Verdi (Verdi.it) appare un dossier dal titolo “IL PIANO B”, dedicato ai progetti nucleari italiani. Nel testo compaiono il nome di Roberto Adinolfi ceo di Ansaldo Energia e la sigla di un modello di reattore: Epr.

7 maggio 2012 il ceo di Ansaldo Energia Roberto Adinolfi viene gambizzato a Genova. L’attentato è rivendicato dalla FAI (Federazione anarchica informale).

14 settembre 2012 Viene data la notizia dell’arresto di Nicola Gai di 35 anni e Alfredo Cospito di 45, i presunti attentatori di Adinolfi.

15 settembre 2012 Carlo Bonini pubblica una ricostruzione delle indagini e stralci delle intercettazioni realizzate durante le indagini.

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Link: Verdi.it

Ad un mese dal disastro di Fukushima gli ardori atomici del governo Berlusconi non sono affatto placati. Nonostante la moratoria di 12 mesi per la costruzione delle centrali italiane l’attività del governo freme. Lo dimostra il fatto che contestualmente alla moratoria è stato approvato il decreto sulla localizzazione delle centrali con le correzioni necessarie dopo la sentenza della Corte costituzionale che bocciava il primo decreto.

La pausa imposta dall’apprensione di Berlusconi rispetto al fatto che il referendum sul nucleare potesse tirare la volata a quello sul legittimo impedimento ha riaperto i giochi nel governo e diversi ministri si scontrano per scegliere la cordata a cui affidare il business atomico da 30 miliardi.

Ritornano d’attualità gli americani di Westinghouse che già avevano avviato contatti in fase avanzata con membri dell’esecutivo fra cui il ministro degli Esteri Franco Frattini.

Prima priorità? Far saltare il referendum del 12 e 13 giugno [2011] che rappresenterebbe la pietra tombale sui piani atomici del governo e rappresenterebbero una minaccia per il Presidente del Consiglio.

 E si comincia a parlare dei mini reattori IRIS…

IL PIANO DI “RISERVA” PER L’ATOMO ITALIANO

 Il piccolo reattore inserito nel piano nucleare

Distratti dal reattore Epr, dagli accordi ai massimi livelli tra Sarkozy e Berlusconi sul nucleare, ben pochi si sono accorti che all’interno del documento di scenario realizzato nel 2009 dal Politecnico di Milano e dall’Enea per il MSE sono presenti oltre l’Epr di Areva, l’Ap1000 di Westinghouse anche l’Iris, reattore modulare, nel senso che se ne possono affiancare più di uno nello stesso sito su modello Fukushima, da 335 MWe, dal costo di circa un miliardo di euro, secondo gli estensori del rapporto, (tra i quali c’è il Professor Marco Enrico Ricotti, ora anche membro della neonata Agenzia per la sicurezza nucleare). Si tratta di un “nucleare minore” che potrebbe essere appetibile a una moltitudine di soggetti, oltre a Enel ed Eni, e che si “adatterebbe” bene all’orografia del nostro Paese, poiché necessita di reti di trasmissione elettriche di medie dimensioni e di poca acqua per il raffreddamento. In uno degli scenari descritti dal rapporto, i primi due Iris gemelli saranno realizzati a partire dal 2020 per arrivare a installarne nel 2020 ben dieci unità gemelle: in totale venti reattori su 10 siti.

Le dichiarazioni di Veronesi

Il piano di proliferazione del “piccolo” nucleare è passato in sordina di fronte agli annunci e alle pressioni commerciali dei francesi di Areva, fino all’incidente di Fukushima al quale sono seguite, il 19 marzo scorso, alcune dichiarazioni ‘illuminanti’ del Professor Umberto Veronesi, che è a capo dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare: «Molti si domandano se il modello delle centrali nucleari di grossa taglia, come sono oggi tutte quelle del mondo, sia quello da continuare a realizzare; oppure se non è possibile ed opportuno considerare l’adozione di reattori più piccoli e modulari: una rete di minireattori. Alcuni di questi modelli progettuali sono già in produzione e dovremo studiarne a fondo le caratteristiche e la fattibilità».

Ecco sdoganato Iris. Ma come mai tanta attenzione a questo piccolo reattore?

Il ruolo di Ansaldo nel nucleare

Per capire il coinvolgimento dell’Italia sul “piccolo” nucleare bisogna tornare al febbraio 2009, all’epoca dell’accordo Berlusconi-Sarkozy che apre le porte all’Epr di Areva e taglia le gambe all’Ap1000 di Westinghouse, reattore quest’ultimo che già nel rapporto di scenario 2009 dal Politecnico di Milano e dall’Enea per il MSE, non è inserito come opzione reale e ha un ruolo solo da comparsa nonostante Ansaldo Nucleare (Finmeccanica) abbia un ruolo di primo piano nella sua realizzazione, lavori da anni sulla tecnologia nucleare di Westinghouse e sia ampiamente coinvolta nei quattro reattori Ap1000 oggi in costruzione in Cina. All’epoca dell’accordo – inspiegabile ai più, poiché si era scelta una tecnologia nucleare inedita e mai realizzata prima senza avere un’Agenzia per la Sicurezza Nucleare che validasse la scelta – Ansaldo criticò aspramente questa scelta.

IL viaggio di Scajola negli Usa

Per rimediare a ciò, anche su pressioni da parte degli Stati Uniti, come ha rivelato Wikileaks, l’allora ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha sottoscritto con il ministro per l’energia USA Steven Chu una dichiarazione congiunta «in tema di cooperazione industriale e commerciale nel settore dell’energia nucleare», nella quale si punta a: «favorire sui mercati internazionali di Westinghouse e Ansaldo Nucleare, che già lavorano assieme sulla Cina e a garantire spazio all’Ap1000, con quattro reattori, nel programma nucleare italiano. A suggellare tutto c’è la nomina da parte del Governo di Francesco Mazzucca a Commissario di Sogin, la società che gestisce lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari, il quale proviene proprio da Ansaldo Nucleare.

Gli intrecci sul nucleare

Nel frattempo altri appetiti si concentrano sul nucleare. E.On e GdF-Suez costituiscono una seconda cordata, l’altra è Enel-Edf per il nucleare con la benedizione di Gianni Letta, ma alla cordata hanno manifestato interesse Saipem (Eni), Ansaldo Energia (portatrice della tecnologia Westinghouse) e le utility A2A, Hera e Iren, mentre Edison è orientata verso Enel-Edf. Ap 1000 e Iris sono i reattori ideali per questi soggetti che possono così giocare ad avere un ruolo con il nucleare anche a livello locale.

Lo strano accordo

L’otto marzo 2011, tre giorni prima di Fukushima, Westinghouse annuncia un accordo con Endesa (controllata da Enel) per uno “scambio d’informazioni” in materia di Ap1000 propedeutico alla realizzazione di tali reattori in Spagna e in America Latina. Enel in Italia ha scelto, due anni fa, la tecnologia concorrente francese di Areva (Epr). È un segnale netto circa il fatto che gli interessi Usa in Italia riescono a influenzare anche rapporti già consolidati come quelli tra Enel ed Areva.

L’incontro di Washington

Nel frattempo continuano i giochi sul nucleare. Il ministro degli Esteri Franco Frattini, infatti, ha fortemente voluto un appuntamento organizzato dai ministeri degli Esteri, dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e dall’Istituto Nazionale per il Commercio Estero, “Global Energy”, negli Stati Uniti, al quale hanno partecipato, tra gli altri, Roberto Adinolfi, CEO di Ansaldo Nucleare; Aris Candris, CEO di Westinghouse Electric Company; Daniel L. Roderick, Senior Vice President di General Electric-Hitachi. Tre gli sponsor dell’appuntamento: Enel, Edison e Finmeccanica.

Legion d’Onore

Un ruolo fondamentale circa la scelta del nucleare francese lo svolge il braccio destro di Scajola ed ex direttore del ministero dello Sviluppo Economico Sergio Garribba che ha spinto con forza sull’opzione francese, ricevendone in cambio l’11 ottobre 2010 la Legion d’Onore francese poiché: «Sergio Garribba, ha fortemente contribuito a sviluppare un partenariato strategico “totale e senza limiti” tra Italia e Francia nell’ambito dell’energia nucleare». Un riconoscimento significativo per Garribba che si era visto soffiare al fotofinish la guida dell’Enea per la quale era i pole position.

Wikileaks

L’ambasciata Usa a Roma si allarma quando nel 2008 s’intravedono i primi segnali di ritorno al nucleare perché «vede un’azione di lobby ad alto livello da parte dei leader di Inghilterra, Francia e Russia» e arriva a paventare che «i francesi abbiano una corsia preferenziale» e ancora «l’intensa pressione dei francesi forse comprende tangenti a funzionari del governo italiano».

Il “non ruolo” dell’Agenzia per la Sicurezza nucleare italiana

Che i giochi sul nucleare e sulle tecnologie si facciano in Italia a livello politico è un dato di fatto. Da un lato, infatti, si nomina un oncologo ai vertici dell’Agenzia per la Sicurezza nucleare, mentre dall’altro la legge stessa depotenzia il suo ruolo a quello di comprimario. L’Agenzia, infatti, in tema di tecnologie si affida alla ratifica d’Agenzie di altri Stati con i quali l’Italia ha sviluppato accordi. Usa e Francia, quindi, potranno importare “chiavi in mano” i loro reattori, poiché nel nostro Paese non ci sono autorità veramente indipendenti in grado di valutare i progetti.

Chi è con chi nella cordata nucleare

Con l’uscita di scena di Scajola e del potente Garribba, quindi, l’asse politico del nucleare sembra essersi spostato verso gli Usa. Sicuramente Prestigiacomo, Frattini e Letta sono per questa opzione, Romani è su una posizione d’attesa e anche Berlusconi, viste le frizioni sul piano internazionale con Sarkozy, è diventato abbastanza freddo sull’Epr.

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Dalle bombe alle Tokarev e dopo l’attentato dissero: Se trovano il pistolone…

ROMA – Tre mesi di indagini del Ros dei carabinieri, la storia di due uomini (Nicola Gai, Alfredo Cospito) e una donna (Anna Beniamino) accusati di un agguato capace di scaraventare il Paese nella sindrome del ritorno della stagione del piombo, sono in una doppia domanda retorica. Scrivono il Procuratore aggiunto Nicola Piacente e il sostituto Silvio Franz nel provvedimento di fermo: «È forse ipotizzabile sostenere che, per un’assurda coincidenza, il 7 maggio, a Genova, quindici minuti dopo il ferimento di Adinolfi, due sosia di due militanti torinesi della “Fai” (Gai e Cospito ndr.) che ha rivendicato quell’attentato, siano passati in rapida successione in via Galata, a circa duecento metri dal luogo scelto dagli attentatori per liberarsi dello scooter utilizzato per il ferimento?». E ancora: «È forse ipotizzabile che, per un’assurda coincidenza, Gai e Cospito, pur non avendo nulla a che fare con i soggetti immortalati dalle telecamere di via Galata, pur essendo estranei al furto dello scooter, al ferimento di Adinolfi, alla redazione del comunicato di rivendicazione e pur ignorando lo sviluppo delle indagini, l’11 e il 13 giugno, dicano nelle conversazioni intercettate in ambientale “Lo sai che non stavo a Torino”, “C’è il nostro comunicato”, “Pensa se trovavano il pistolone”, “Io te lo dico, si ho sparato ma…”? È davvero ipotizzabile?». Conosciamo ora la risposta. Ma negli argomenti e nelle carte dell’accusa, nella scelta di non contestare il reato associativo agli indagati, è appunto il cuore di questa storia e, a ben vedere, il profilo del “Nucleo Olga”, di questo nuovo terrorismo “spontaneista”, “orizzontale”, “liquido”. TATUAGGI, RIVOLUZIONE E “ROBA” Alfredo Cospito e Anna Beniamino non sono funghi velenosi dell’insurrezionalismo cresciuti in una notte. Lui, abruzzese di nascita, 45 anni, mai un lavoro da quando decide di disertare la leva, condivide con lei, sanremese di 42, figlia di una gallerista d’arte scomparsa di recente, un’esistenza da compagni di vita e di “rivoluzione”. Nel 2008, finiscono in carcere perché pescati, in Umbria, a lavorare ad un attentato all’alta velocità Roma-Firenze e a strologare di “salto” nella dimensione armata su un foglio anarchico clandestino (“Kno3″), dove si firmano “compagno Pitokos” ed “ebrea errante”. E dove – scrivono i pm – si ritrovano già «concetti e allocuzioni lessicali simili a quelli utilizzati nel documento di rivendicazione Fai dell’ attentato ad Adinolfi». Alfredo ha una sorella, Claudia, anarchica come lui e che con lui finisce in manette in Umbria. La stessa a cui, il 25 luglio «confida l’idea di andarsene in Portogallo», offrendo indizi, a chi lo ascolta, di essere «pronto alla fuga». Alfredo, come gli archivi della Digos documentano, è negli “impicci” da sempre. Una condanna a 6 mesi nel ’92 per resistenza, sospettato per le bombe ai vigili di san Salvario (2005), a palazzo Marino, alla caserma carabinieri di Fossano (2006), alla Crocetta (2007). E Anna appare – anche nelle intercettazioni – il suo salvagente. I due girano su una vecchia Panda bianca targata Im (Imperia) 280617 con cui fanno la spola tra Torino e la villa ligure della famiglia di lei, a Bordighera, prossima al confine francese, che attraversano sistematicamente al Col di Tenda. E hanno nel laboratorio di tatuaggi che Anna gestisce (“Tattoo studio”), il loro “ufficio”. Quello che frequenta anche Nicola Gai, 35enne di Moncalieri, l’ultimo a salire sul treno della rivoluzione. Un impiego nella ditta del padre (“Nuova Latexfalt Italia”) e un “consumo di roba” quando capita, come scopre il Ros ascoltandolo al telefono con pusher di strada. LE TRACCE LASCIATE A GENOVA A Genova, le tracce dei tre non sono solo nelle immagini della telecamera che li riprende il7 maggio. Il 10 ottobre del 2011, il furgone della ditta familiare in cui Gai lavora viene multato dalla municipale per divieto di sosta non lontano da dove Adinolfi sarà gambizzato, «indizio di una presenza in città per il sopralluogo». Il 12 febbraio scorso, quando viene rubato a sant’Olcese lo scooter utilizzato per l’azione, le celle di Bordighera registrano la presenza di Alfredo, Anna e Nicola in Liguria. LE “CIMICI” E LA PAURA E tutto questo, finché non arrivano le loro voci. Il 28 maggio, i tre scoprono le cimici lasciate dal Ros nella villa di Bordighera (dove per altro verranno rimesse). Hanno la certezza di essere “sotto”. E, tra il 9 e il 13 giugno, con gli arresti in Umbria dei “compagni” che con loro avevano condiviso la “stagione di lotta” del 2008, entrano in paranoia. Il Ros li ascolta sbattersi per grattare qualche informazione («Hai detto all’avvocato di sapere se nell’indagine ci siamo anche noi tre ?»). Compulsare sitie quotidiani (il “Secolo XIX”) per sciogliere un dubbio: «Temo che l’accentramento sarà su di noi». Evocare «la mancata scoperta del pistolone». Rimproverarsi di «non aver mandato il comunicato da Milano». Gridare nello sconforto: «Hanno il nostro video, Anna!»; «Adesso vado in questura…. Perché io ti dico: Ho sparato, ma…». Invocare la sorte: «Speriamo che lo sbaglio non sia il nostro». Fino a ragionare di possibili “traditori” che li hanno venduti: «Non è forse sembrato strano quello lì del furto? (dello scooter)».

CARLO BONINI 15 settembre 2012

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Enel abbandona il nucleare in Francia. Avrà un rimborso di 613 milioni

4 dicembre 2012 Il Fatto Quotidiano

Il divorzio, che chiude l’accordo di collaborazione sottoscritto con Edf a novembre 2007, riguarda il progetto in costruzione del reattore European Pressurized Reactor (Epr) di Flamanville in Normandia, e negli altri cinque impianti da realizzare Oltralpe con la stessa tecnologia

Enel esce dal progetto con Edf per il nucleare in Francia. Per il passo indietro il gruppo italiano, che ha notificato oggi l’esercizio del diritto di recesso dal progetto di costruzione dei reattori Epr, sarà rimborsato con circa 613 milioni di euro più gli interessi. Il divorzio, che chiude l’accordo di collaborazione strategica sottoscritto dalle due società a novembre 2007, riguarda il progetto in costruzione del reattore European Pressurized Reactor (Epr) di Flamanville in Normandia, e negli altri cinque impianti da realizzare in Francia con la stessa tecnologia. Enel sarà rimborsata delle spese anticipate, in relazione alla sua quota del 12,5% nel progetto, per un ammontare complessivo di circa 613 milioni più gli interessi maturati.

La realizzazione del reattore, spiega una nota, “ha subito ritardi e incrementi nei costi. Questa situazione è aggravata dalla significativa flessione nella domanda di energia elettrica e dall’incerta tempistica per ulteriori investimenti nel nucleare in Francia. Inoltre, il referendum del giugno 2011 in Italia, che ha impedito lo sviluppo dell’energia nucleare nel Paese, ha ridotto la rilevanza strategica dell’intero accordo di collaborazione con Edf”.

Cessano inoltre i contratti di anticipo di capacità da parte di Edf, correlati alla partecipazione di Enel negli Epr da costruire, per un totale di 1.200 Megawatt nel 2012. L’ammontare complessivo dell’energia fornita da Edf a Enel come anticipo di capacità sarà gradualmente ridotto a 800 MW nel primo anno e a 400 MW nel secondo per azzerarsi nel terzo anno dalla data di conclusione dell’accordo. Il gruppo italiano ricorda peraltro di aver costruito Oltralpe una piattaforma commerciale nella fornitura di energia che sarà potenziata con il ricorso a fonti alternative. Il mercato francese rimane strategico per Enel, che continuerà a operare nelle rinnovabili e nelle attività di trading di gas ed energia elettrica.


Fino a qui quanto scrivevamo il 7 dicembre 2012

Si apprende inoltre, analizzando le fonti aperte (Il Fatto Quotidiano | 19 maggio 2014), che un’altra intercettazione dimostrerebbe come tante contenute nell’inchiesta dei pm di Milano Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, quell’attività costante di lobbismo e di ricerca di relazioni politiche ed istituzionali da parte dei componenti della “squadra” che avrebbe truccato appalti di Expo, di Sogin e della sanità lombarda in cambio di mazzette. E che avrebbe anche, come già emerso, tentato di coinvolgere nei suoi “affari” Riccardo Napolitano, ad di Finmeccanica Services Group, per “conseguire importanti vantaggi in termini economici visto che” l’alto dirigente “gestirebbe appalti per miliardi di euro”.

A metà pomeriggio del 19 aprile scorso, come emerge da un’informativa delle fiamme gialle, quando l’ex senatore Grillo chiama Mauro Moretti è assieme a Greganti a Cattozzo. Un paio d’ore prima, quest’ultimo e gli altri “sodali” avevano telefonato proprio a Riccardo Napolitano. E poi mezz’ora dopo aver chiamato il nuovo ad di Finmeccanica, Cattozzo “chiama Gianni Pontecorvo”, presidente di Breda Menarinibus spa, società del Gruppo Finmeccanica, “per gli auguri di Pasqua e aggiunge di essere in compagnia di Grillo e Greganti e di aver parlato con loro ‘delle cose che si erano detti’”. Cattozzo “aggiunge che la prima settimana di maggio si vedranno e gli passa Luigi Grillo”. Poi Pontecorvo parla anche con Greganti. La conversazione, spiega ancora la Guardia di finanza, “prosegue, infine, tra Pontecorvo e Cattozzo il quale dice che prima Grillo e Greganti hanno chiamato il suo (di Pontecorvo) nuovo capo (Moretti ndr) ed hanno fatto una chiacchierata di 40 minuti in quanto sono entrambi loro amici”. Cattozzo dice che “all’inizio di maggio si vedranno assieme a Grillo, Greganti e Napolitano perché Grillo e Greganti vogliono parlare con loro due prima di incontrare Mauro (Moretti, ndr)”.

Più emergono dettagli investigativi, più Primo Greganti e Gianstefano Frigerio, in un paese serio, dovrebbero rispondere di “spionaggio” se non, di “alto tradimento”. Forse è opportuno approfondire questo tema di chi siano questi signori prima di scoprire (anzi, non scoprire) gli ennesimi Giuliano Ferrara (CIA), Giorgio Conforto (KGB), Ilona Staller (KGB) visto gli effetti devastanti che la loro azione combinata sta avendo sulla povera Italia già in stato di bisogno. Questa particolare condizione (lo stato di bisogno), come sanno le persone di legge, è un’aggravante.

Super stipendio o meno, Matteo Renzi suo amico o meno, gola profonda in ogni inchiesta emersa nell’ambiente ferroviario negli ultimi trent’anni o meno, “medaglia d’oro vivente” dei Servizi Segreti  o meno, è ora che Mauro Moretti “smammi” e vada in pensione.

Leo Rugens

P.S.  Amico Carlo, come previsto, “a primavera, si apre la partita …” come, euforici cantavano, negli anni venti, i giovani italiani, un po’ fascisti