Le forze dell’ordine acchiappano di tutto, tranne che esponenti del M5S! “Perché”, è la doverosa domanda

Shark

Di fronte alle ondate di arresti, da Nord a Sud e, in particolare in Campania e Calabria, la battuta migliore del giorno è, ancora una volta, del “buffone” (the royal fool), Beppe Grillo: “Non c’è più bisogno di arresti. [Le forze dell’Ordine, ndr] Devono calmarsi”.

In queste ore, i carabinieri, i poliziotti, le guardie di finanza, acchiappano di tutto e di più, tranne che “grillini”. Perché se, come dicono Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, quei terroristi, ladri, un po’ nazisti e un po’ comunisti, sono i veri responsabili di tutti i guai della Repubblica gli è riservato questo trattamento di favore?
C’è un complotto? Questi arresti sono il prologo della “grande retata”?
Per dare un insignificante contributo alla ricerca della verità, prima del 25 maggio 2014, riproduciamo integralmente l’articolo di Repubblica.it che, rigorosamente, NON riporta i partiti di appartenenza degli indagati e degli arrestati. Non male, in nome della democrazia, della trasparenza e della doverosa caccia a quei delinquenti, assassini, ladri di stato degli esponenti (soprattutto locali,) del M5S. Nulla viene lasciato di intentato per impedire che la legalità vinca.
Leo Rugens

Vibo Valentia, truffa allo Stato: 9 arresti, indagati ex presidenti Provincia, sindaci e funzionari

Da una parte facevano lavorare dipendenti che risultavano in cassa Integrazione e dall’altra riuscivano ottenere incentivi pubblici per il mantenimento dei livelli occupazionali. Doppi contributi per lo stesso personale che così alle aziende non costava nulla.

E’ una truffa da 8 milioni di euro quella scoperta dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentina che stamattina ha fatto arrestare nove persone (tre delle quali ai domiciliari), notificando altri 13 avvisi di garanzia. Tra loro i vertici dell’azienda Eurocoop, diversi funzionari e dirigenti sia della Regione Calabria che della Provincia di Vibo, e non ultimo, un gruppo di ex amministratori locali.

Un terremoto che ha portato gli uomini della Comando provinciale della Guardia di Finanza a bussare alla porta di Ottavio Bruni e Francesco De Nisi entrambi ex presidenti della Provincia di Vibo Valentia, di Francesco Sammarco, ex sindaco del capoluogo, e di Raffaele Liacono anche lui ex sindaco, ma di Serra San Bruno. Per loro un avviso di garanzia che fa il paio con le contestazioni notificate, su indicazione del procuratore Mario Spagnuolo, ad esponenti di vertice della burocrazia regionale e provinciale.

Nella rete degli investigatori delle fiamme gialle sono infatti finiti Bruno Calvetta, direttore generale del dipartimento Lavoro della Regione Calabria (indagato), il suo vicario Concettina Digesu (arrestata), la funzionaria Elisa Mannucci (domiciliari). Nel mirino anche alcuni funzionari regionali preposti ai controlli come Michele Franco Antonio e Luciano Salvatore Zappulla. Guai grossi anche per Antonio Vinci, dirigente della Provincia arrestato, per un’altra dirigente dello stesso ente, Edith Macrì (ai domiciliari) e per alcuni altri dipendenti pubblici. Per gran parte delle persone coinvolte l’accusa è di concorso in truffa aggravata, finalizzata alla percezione di finanziamenti pubblici.

L’inchiesta riguarda alcune aziende risultate beneficiarie della cassa integrazione guadagni in deroga e l’impiego degli stessi lavoratori durante i periodi di fruizione dei benefici della Cig. Aziende che si occupavano poi di fornire servizi ad enti pubblici come la Eurocoop, impegnata nello smaltimento dei rifiuti di Vibo Valentia.

La prima fase investigativa ha consentito di accertare che le ditte avevano dipendenti collocati in cassa integrazione e che, allo stesso tempo, risultavano assegnatarie di altri benefici economici “per il mantenimento dei livelli occupazionali”. Benefici economici regionali risultati poi essere assolutamente illegittimi. Un’operazione che sarebbe stata possibile in quanto tutte le funzioni erano svolte dal Dipartimento Lavoro della Regione che allo stesso tempo assegnava la Cassa integrazione in deroga, erogava i contributi e svolgeva i controlli.

In questo contesto – secondo quanto scoperto dalla finanza che ha lavorato in collaborazione con la polizia – alcune aziende si sarebbero inserite riuscendo sorprendentemente ad ottenere una cospicua erogazione di finanziamenti in realtà non dovuti. Tutto ciò sarebbe stato possibile proprio grazie ad una fitta rete di complicità di amministratori e funzionari. Secondo gli investigatori i politici traevano, in maniera più o meno diretta, vantaggi dalle assunzioni. I magistrati vibonesi hanno anche una serie di sequestro beni per complessivi 30 milioni di euro.