Signor Presidente della Repubblica, gli Italiani sono interessati a sapere se Beppe Grillo ha mai dato del “tu” al compagno Primo Greganti. Questa notizia potrebbe concorrere alla sconfitta del M5S. Ci provi!

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Chiediamoci, ancora una volta, senza paura delle conseguenze, chi sia questo Primo Greganti e perché dobbiamo tollerare che persone come lui influenzino la vita della nostra comunità. Non c’entrano niente, in questo discorso, tutte le banalità che avete sentito dire, per puri scopi elettoralistici, da Silvio Berlusconi, contro i comunisti. Il delinquente italiano, non a caso, è amico intimo e in affari con un ufficiale del KGB quale era e continua ad essere, Vladimir Putin. Del KGB o del GRU, lo si è “per tutta la vita”; come si è della CIA, per tutta la vita; come si è “carabiniere” per tutta la vita. Primo Greganti era autorizzato dalla Direzione, all’import export di “denaro” funzionale all’attività di sostegno al Partito Comunista Italiano. Forse è ora di chiedere al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lui che era iscritto al PCI e che si dava del “tu” con Greganti, di dire, ai suoi sudditi, prima di andare in pensione, dove si trovava e che consapevolezza aveva di questi fatti  eversivi. Chiamo “fatti eversivi”, ad esempio, far entrare nel paese denaro che poi veniva speso, attraverso mille e ben mimetizzati rivoli (a Torino, erano maestri in queste attività culturali di sostegno alle più diverse “testate” e associazioni culturali) per corrompere, fomentare odii, spargere disinformazione durante tutto il periodo storico denominato “guerra fredda”. Si è chiamata “guerra” (sia pur “fredda”), perché si combatteva, provocando morti e feriti. E quanti! Se penso solo alle Brigate Rosse, forti proprio a Torino e in tutto il Piemonte, mi chiedo cosa si aspetta a far parlare veramente il Compagno G. e tutti i suoi complici dell’epoca  ancora oggi, nell’ombra. Quei soldi entravano e rafforzavano ambienti asserviti e condizionati da altri giuramenti che quelli alla Bandiera Italiana. Così facendo questi “faccendieri corruttori”, indebolivano le istituzioni democratiche e repubblicane, servendo gli interessi delle “intelligence” straniere alle cui dipendenze, operavano. In altri Paesi, per questi “reati”, si prendevano, mediamente, venti anni di carcere duro se non, una pallottola alla nuca.

Signor Presidente, con viva e vibrante soddisfazione, è ora che, memore di quanto fece il suo collega Presidente della Repubblica dell’epoca, Francesco Cossiga (ricorda Gladio e le 62 cartelle, uni a 4, lette, a reti unificate?) invii un messaggio alla Nazione, dando così il suo contributo alla ricostruzione del periodo storico in cui il “compagno G.” operava per conto di tutti voi dirigenti del PCI. Ci dica, signor Presidente, se è una nostra illazione che, anche Lei, dava del tu al compagno Primo Greganti come poche “righe” prima abbiamo affermato. Lei, gli Amendola, i D’Alema, gli Occhetto, i Fassino, i Novelli, i Ferrara (non cito, ovviamente, Armando Cossutta), tutti sapevate cosa succedeva a Torino negli anni ’70/80 e quanto fosse forte il condizionamento di quel denaro sulla convivenza civile del nostro martoriato Paese. Lei, inoltre, era un alto dirigente del Partito quando arrivò a Roma, da Mosca, dopo poco la caduta del Muro di Berlino, per parlare, tra l’altro, dei militanti italiani del PCI addestrati dal KGB e dei rapporti PCUS-BR-STASI, il Procuratore Generale della Repubblica Russa, Valentin Stepankov. A via delle Botteghe oscure ci fu una riunione a cui Lei partecipò e, con modalità che ancora mi sfuggono, foste informati, che il 45enne magistrato russo, accompagnato dal sostituto Serghei Aristov, aveva confermato l’elenco degli italiani addestrati dal KGB nel lontano (?) 1974. Forse più che parlarci di Beppe Grillo e del “populismo” (come giustamente Lei dice, in Italia, “c’è libertà di parola”), è arrivato il tempo, Signor Presidente, di attivarsi per spiegare alla Nazione (a cui, non essendo re, come i “superficiali” l’appellano, è chiamato a rispondere), chi sia questo Primo Greganti. Un faccendiere è semplificazione che non possiamo più tollerare. Lei è il garante della convivenza pacifica tra gli Italiani è può, tra l’altro. onorare questo compito, autorizzando, immediatamente, la pubblicazione dei dossier intestati a “Greganti Primo”, giacenti presso (almeno), una decina di archivi (legittimi e repubblicani). In questi archivi è possibile che si reperiscano notizie certe su chi sia il “compagno G” e fin dove si spingessero i rapporti rizomici che, dal PCI di Torino e dal mondo delle cooperative che intorno a quella sigla ruotavano, il denaro, illecitamente  procurato, generava. Il resto sono chiacchiere e …”libertà di parola”.

Leo Rugens

P.S.

Solo i pregiudicati alla Scajola Claudio devono poter accedere ai fascicoli dei “Servizi”?

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Fermiamo la deriva dell’illecito, prima che venga smentita la “moderazione” (quella che piace tanto a Berlusconi e al Ministro dell’Interno Angelino Alfano) degli Italiani.