Rizzo e Scajola, una storia di pilu e di sangue

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Quindi, quando per anni dicevo (poi ho cominciato anche a scriverlo) che i nostri luoghi istituzionali adibiti a garantire la sicurezza dello Stato e dei cittadini italiani tutti, erano affollati di delinquenti e traditori della Repubblica, non lo dicevo per vaniloquio o, peggio, per “invidia”, come insinuavano alcuni pezzenti che negli anni si sono dilettati ad insultarmi: lo dicevo, banalmente, perché era vero! In questo nostro martoriato Paese – dove una guerra civile strisciante (gli opposti estremismi), costruita artificiosamente da mostri perversi (è un altro dei capitoli oscuri che andrà, quanto prima, aperto), è durata trent’anni, bagnata del sangue di centinaia di giovani e meno giovani vittime, un guerra civile che, covando ancora sotto la cenere, potrebbe non essersi conclusa – siamo riusciti a non farci mancare nulla, affidando il Ministero dell’Interno a un delinquente quale Claudio Scajola. Spero che l’assassino (di fatto è lui che ne ha decretato la morte) di Marco Biagi, sia oggi, finalmente, nudo (si fa per dire perché lo schifo sarebbe troppo) agli occhi di tutti gli italiani onesti. Spero che l’attenta lettura delle cronache “giudiziarie”, lo rivelino nelle sue contorsioni mentali di povero ometto frustrato, maniacale, assatanato di emozioni provenienti dalla condizione mentale del “cornuto” contento. Quelle di Scajola, della Chiara Rizzo in Matacena e di Francesco Caltagirone Bellavista detto “Orco”, sarebbero, appunto, storie di banali omuncoli resi “schiavi” dal profumo di donna e desiderosi di essere “umiliati”, se non riguardassero la Sicurezza dello Stato. Se potete, se volete, rileggete cento volte quello che le carte dell’inchiesta ci rivelano: nelle stesse ore in cui mille e mille persone, onestamente affezionate alle proprie mogli o mariti, erano in ansia per non avere mezzi di sussistenza da dedicare alla crescita e all’educazione dei propri figli, questo pezzente, questo ipocrita frequentatore di chiese cattoliche, questo assassino a suo tempo “infastidito” dall’onestà e dalle legittime paure di Marco Biagi, spendeva un fiume di denaro, sottratto, negli anni, con continue malversazioni e appropriazioni indebite. Comportamenti mai puniti esemplarmente da uno Stato troppo debole con i forti e vigliacco carnefice con i deboli. Questo essere infinitesimale, alto più o meno quanto un verme, passava, secondo le evidenze investigative, la sua residua esistenza a rincorrere il “pelo” della scaltra doppiogiochista, “Madame coppa di Champagne” che se lo rigirava, a quanto sembra, a piacimento.

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Il povero farlocco (immaginate che Ministro di Polizia abbiamo avuto!), innamorato perdutamente, passava il tempo, arrovellato nella sua gelosia, a tramare contro le leggi dello Stato, pur di compiacere la “paracula” di turno, consumando il denaro che, ogni mese, la Repubblica Italiana, gli riconosceva come vitalizio. Ovviamente, il problema dell’Italia sono i toni populisti di Giuseppe Grillo e le oneste rigidità di Casaleggio! Il problema dell’Italia sono i cittadini organizzatisi nel M5S che si sono liberamente tassati costituendo, con i propri intelligenti risparmi, un fondo di garanzia per salvare imprenditori resi disperati dai taglieggiatori della cosa pubblica, come Claudio Scajola, già Ministro (tra l’altro) delle Attività Industriali! Ma non sentite che la misura è colma? Non sentite che ognuna delle vedove degli imprenditori che si sono uccisi, perseguitati da Equitalia (che bel nome sintesi tra, equo e Italia!), ha diritto ad essere risarcita con il denaro che si deve saper scovare nelle tasche di Claudio Scajola, di Chiara Rizzo alias Matacena, dei “tanti” Vincenzo Spezziali? Il problema dell’Italia sono le donne e gli uomini alla Paola Taverna o alla Luigi Di Maio, organizzatisi spontaneamente nel M5S o che la cosa pubblica è stata, troppo a lungo, nelle mani di questi esempi di “sbavatori”, perduti dietro “u pilu” dell’avventuriera di turno?

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In campana: il problema dell’Italia e che, tra poche ore, il “moderato” Beppe Grillo potrebbe non essere più in grado di contenere la rabbia dei cittadini lasciati, senza futuro, per colpa di delinquenti psicolabili (la gelosia maniacale non credo che sia la normalità auspicabile) alla Scajola Claudio da Imperia.

Il problema dell’Italia sarà, drammaticamente,  se non si organizza, dopo lo scrutinio dei voti, una modalità di convivenza  civile che mostri subito i segni, facilmente leggibili, di una giustizia sociale che sia la base di una “Nuova Repubblica, più giusta e più pulita” (come dicevamo, ingenui e speranzosi, tanti anni addietro noi repubblicani mazziniani), lo scontro frontale tra chi dissipa ricchezze illecitamente accumulate e chi non ha più niente. Tanto meno, un futuro. La vedo dura, per la pace sociale, senza l’opera intelligente, prospettica ma, infine, necessariamente “rivoluzionaria”, del M5S e dei suoi fondatori.

Oreste Grani

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Scajola: Chiara Rizzo negli uffici Dia di Fiumicino

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