Gelli parla di Renzi e delle mezze cartucce che si affannano nell’Italia che, lui per primo, ha ridotto in questo stato. Nel farlo, chiama in causa Randolfo Pacciardi

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Ieri, 23 maggio 2014, è comparso sul Il Fatto quotidiano, il pensiero (ritengo, elaborato in quella particolare condizione in cui l’uomo si trova quando è tra la vita e la morte) di Licio Gelli, a proposito di Matteo Renzi. A 96 anni (e questa è la notizia), Licio Gelli ci conferma che Matteo Renzi è un burattino filo diretto. Una volta tanto, siamo d’accordo con il mentore di Luigi Bisignani: Renzi è la marionetta di “vecchi paraculi” (ad esempio, Giancarlo Elia Valori), rintracciabili proprio tra gli espulsi dalla P2 gelliana. Ecco la notizia per gli addetti ai lavori: a 96 anni, Gelli, è ancora geloso del navigato manovratore impomatato, Elia Valori. Anzi, Gelli, in punto di morte, continua ad odiare Valori e quindi cerca di screditarne “la creatura”. Il vecchio malandrino, con l’intervista, manda più segnali e, uno di questi, è per i “fratelli” statunitensi (non certo persone vicine al Presidente Obama) tipo l’altro anziano (72) mestatore (anche di “cose nostre”), Michael Ledeen, di cui vi abbiamo ampiamente parlato, nei giorni scorsi. Tra la vita e la morte, l’uomo che, come pochi, temeva la “controinformazione” che Mino Pecorelli, dalle pagine della sua rivista OP, si preparava a mettere in atto contro la dirigenza della loggia “Propaganda 2”, svela un particolare relativo all’elezione di Giovanni Leone al Quirinale, avvenuta, a dire suo, grazie ai voti della Massoneria. Non sono certo io in grado di confutare queste affermazioni: mi limito a ricordare che Camilla Cederna (altro personaggio velenosamente citato nell’articolo), fu una delle artefici (manovrata?) della caduta del Presidente Leone. Camilla Cederna viene nominata, dal Venerabile, sostanzialmente, in punto di morte, come “sua buon amica”. Leone, secondo il vecchio mascalzone aretino, mandò ringraziamenti alla Massoneria per la sua elezione alla Presidenza della Repubblica. Durante il settennato,  ho il ricordo di una campagna feroce dei radicali di Marco Pannella contro Leone. Proviamo, andando a chiedere al vecchio malandato Marco Pannella, come andarono le cose  veramente, mettendo a tacere, per sempre, il triplo giochista, piazzista di materassi, Licio Gelli.

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Così chiedo, ha chi ha amato e stimato Randolfo Pacciardi, di chiarire questa rivendicazione di legami certi tra un massone onesto, quale ricordo essere stato Pacciardi e il mandante di ogni tipo di nefandezze, quale le carte processuali redatte in tutta Italia, confermano  sia stato Licio Gelli. Chi, per anni, si è assunto l’onere (solo questo ritengo sia stato) di mantenere vivo il ricordo del patriota e statista Randolfo Pacciardi, dovrebbe ora smentire le gravi affermazioni che vengono fatte dal criminale aretino. Se avessi carte o certezze, lo farei io stesso. Posso solo offrire, eventualmente, il mio stupore. Mi ricordo infatti che solo il giornalista (esperto di argomenti militari )Carlo De Risio, tra le persone più vicine alla direzione di Folla (poi Nuova Repubblica), risultò iscritto alla loggia Propaganda 2. Licio Gelli, tra la vita e la morte, in questi giorni, afferma di aver messo a punto, quaranta anni fa, su richiesta del Capo dello Stato, Giovanni Leone, il Piano R. A quella data,1975, per mie scelte culturali, professionali e politiche, non frequentavo più, da anni (sei/sette), gli ambienti che facevano capo al pensiero neo repubblicano di Pacciardi, per cui tutto è possibile ma, non lo ritengo probabile. Forse, chi all’epoca c’era, dovrebbe dire una parola di chiarezza. Per tutti noi che abbiamo amato e stimato Randolfo Pacciardi e,soprattutto, per la verità storica che dobbiamo al Popolo Italiano.

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Oreste Grani

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