Le migliaia di cittadini, convenuti liberamente in Piazza S.Giovanni, ieri, 23 maggio 2014, gridavano: “Onestà! Onestà!” Guai a non dare risposta a questo ultimo avviso

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I telegiornali, le agenzie di stampa  farfugliano notizie intorno alla verità sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Ci dicono che, due mesi dopo l’agguato, si sapeva già tutto. Pochi ma attenti lettori, si sapeva già che “si sapeva tutto!”. Basta, sono contrario a questo modo di raccontare i comportamenti criminali di una classe dirigente, in modo frammentario e comprensibile, di fatto, nelle sue gravissime implicazioni, solo agli addetti ai lavori. Tutto il popolo italiano, con i familiari delle vittime, è il vero colpito da quegli assassini, che non venivano mai commessi nella casualità  ma come parte di un ordito criminale finalizzato ad avere privilegi, onori, potere sessuale su povere schiave e schiavi, droga a profusione, vacanze stordenti. I moventi e i vantaggi dei  traffici illeciti e i loro attori protagonisti vanno spiegati nei dettagli (usando in modo didattico i cartoni animati, se dovessero servire), con i vantaggi e le “esclusività” che comportavano.

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Gli italiani che soffrono la loro quotidianità “stentata” devono sapere in modo esaustivo che quei crimini avvenivano perché alcuni vivessero nel lusso. Non c’è nulla di casuale in quelle vicende. Ilaria Alpi viene uccisa perché scopre come si arricchivano alcuni a scapito della sofferenza di altri. Il giudice Paolo Adinolfi viene “soppresso” perché, indagando sul crack della compagnia di assicurazioni Ambra, aveva scoperto chi si era preso i soldi. Con i soldi, i suoi assassini, ci compravano cose e persone: ville lussuose, scarpe fatte a mano, cocaina, auto “sportive” e seduttive per le donne pronte a farsi sedurre, abiti firmati, spettacoli esclusivi alla Scala di Milano, perdite al gioco, quadri d’autore appesi nelle dimore per farsi ritenere persone di gusto, servitù per pulire i propri cessi e barche, aerei, diamanti, monete d’oro senza fine. Tutto il denaro che è stato accumulato in quegli anni dai criminali coinvolti in quegli episodi, va restituito al popolo italiano e destinato a migliaia di borse di studio perché l’ignoranza non sia mai più il vero complice acquiescente di tanto orrore. Non si capirà nulla di quegli avvenimenti e delle responsabilità (facce, nomi e cognomi, arricchimenti) se non si trova una modalità “straordinaria” per raccontare quelle vicende!

Senza togliere nulla allo straordinario compito già assolto dai familiari e dagli “onesti” che si sono dedicati totalmente a sconfiggere l’oblio. Senza togliere nulla a quanto onesti magistrati hanno già tentato di fare. Senza   togliere nulla ai colleghi investigatori che si sono profusi nella ricerca della verità. Ecco la proposta di una, cento, mille “Norimberga”. I criminali politici (loro si amici dei “nazisti”) si sentono minacciati da tale ipotesi; temono la fine della libertà concepita, oscenamente, come il loro diritto a fare scempio delle vite degli altri. Continuare a “saltellare” dietro alla “madame champagne” di turno, usando le risorse destinate alla “Sicurezza Nazionale”, è ritenuto un diritto inalienabile, dagli esponenti della casta partitocratica. “In nome del Popolo Italiano”, si deve sempre di più sentire risuonare, con voce chiara e udibile da tutti, fino agli ultimi dei cittadini  che in tale emarginazione sono stati ridotti dalla criminalità politica, nelle aule di giustizia!

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Comincio a scrivere il post intitolato, momentaneamente, “Perché mai dovremmo perdonare i complici degli assassini di Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Paolo Adinolfi, Mario Ferraro, Vincenzo Li Causi e, ultimo ma non ultimo, Mauro Rostagno?”, con una tempesta emotiva che (mi è evidente), mi toglie lucidità, impedendomi di formulare i pensieri e le descrizioni che un tale groviglio putrescente di viltà, di egoismi, di tradimento dell’onore, di miserie meriterebbe. Si tratta, ancora una volta (forse più di altre), di ragionare e scrivere di “sangue e merda”, utilizzando l’espressione cruda formulata dal “socialista” Rino Formica, per descrivere la politica italiana e il suo habitat. La tempesta emotiva, proverò a tenerla a bada per cercare di, almeno, arrivare a scrivere questa frase da cui, con altro stato d’animo, proverò a ripartire perché, nella rete e per sempre, rimangano testimonianze di verità e di proposta.: “Nessuno può ridare la vita ai “servitori della verità e dello Stato”, caduti in queste vicende ma, è nostro dovere, impedire che l’oblio, non solo si porti via la verità ma che, i traditori della verità e dello Stato, la passino liscia”. Ecco i tribunali di cui  parlano i “cittadini” organizzati nel M5S. Ecco le “Norimberga” che, lunedì 26 maggio 2014, sarà giusto e senza timori reverenziali, mettere in moto, almeno nei loro primi passi organizzativi, perché , alla fine, nessuno sfugga, alle attività di giustizia.

Propongo, nello spirito che fu di Norimberga e poi del “Centro Simon Wiesenthal”, di non dare tregua ai carnefici e ai loro complici acquiescenti. Soprattutto a quelli che, nei ranghi della partitocrazia, hanno protetto gli assassini. È la politica (incarnata da esponenti aventi nome e cognome) che ha, in quegli anni in modo particolare, asservito, alle sue avidità, i servizi segreti (Sismi e Sisde); è la politica che spingeva e alimentava (nominando, promuovendo, rimuovendo, intimidendo il personale residuo onesto nell’Intelligence e nelle forze dell’ordine) tutto lo schifo che le donne e gli uomini elencati, con modalità  e con ruoli professionali diversi, avevano scoperto. Solo una “Norimberga” che attivasse una investigazione culturale capace di raccogliere il grido fermo che dalla Piazza S. Giovanni ieri si levava (onestà! onestà!), potrà chiarire le responsabilità di quei gravissimi e putrescenti avvenimenti.

Il Colonnello Mario Ferraro è morto il 16 luglio del 1995; sarebbe importante che, alla data del 16 luglio 2014, per un atto riguardoso della memoria del “suicida”, 19 anni dopo, fossero messi in moto i meccanismi investigativi e di giustizia straordinari, di cui parlo. A immaginare l’impianto “storico culturale” in cui collocare i comportamenti criminali, propongo alla rete, che già lo conosce e lo apprezza, il prof. Aldo Sabino Giannuli. Se vorrà assumere lui questo compito gravosissimo.  Tanto per cominciare.

Leo Rugens