Ora, più che mai, in Europa, la moralità dei rappresentanti del M5S, si dimostrerà un bene strategico. Come già lo è stato nel “Caso Shalabayeva”

Giuseppe_Mazzini-Pisa

Gli stati d’animo di Giuseppe Grillo da Genova, che stimo come uomo politico capace di aver far fatto nascere, nelle condizioni storiche più difficili e con il solo aiuto dell’amica rete, il vasto movimento “culturale” denominato M5S, vanno capiti e rispettati. Al tempo stesso, il patrimonio rappresentato dalla atipicità dell’organismo vivente nato dalla intelligente “omosessualità” del duo creativo Casaleggio/Grillo, non si deve, in alcun modo consentire che venga disperso e saccheggiato dai barbari della partitocrazia. Gli oligarchi e le loro ancelle,  spostando a loro favore i soliti tre milioni di moderati che in Italia hanno sempre fatto la fortuna dei “gattopardi” (prima democristiani poi, berlusconiani, oggi renziani), sembrano i dominatori della scena politica. Non è così e, tassativamente (è l’ora del coraggio e non della viltà; è l’ora di nuove penetrazioni verso l’ignoto perché il noto è alle spalle), dobbiamo (mi ci metto anch’io nell’ora in cui in molti scenderanno dal carro) ai sei milioni che hanno confermato la loro fiducia nelle persone oneste e intelligenti che, passo dopo passo, clic dopo clic, hanno dato vita al più grande esperimento di “Agorà” telematica mai tentato nel Cyber-mondo, quello che Giuseppe Mazzini chiamava il dovere d’azione. Sei milioni di “non moderati” che, nel segreto dell’urna, non hanno tradito i legami liberamente scelti con gli altri cittadini liberi e pensanti, sono ancora una meravigliosa garanzia che tutto è possibile. Guai a non mettere subito a fattore comune sofferenze, analisi (fossero anche dilettantesche come è ovvio che sia), visioni, proposte di nuove tematiche da mettere con umiltà strategica al centro dell’agire del MoVimento. Ritengo che Giuseppe Grillo abbia sempre saputo che nulla era suo e che tutto era del popolo italiano. Da mazziniano quale penso che (pur inconsapevolmente) Grillo sia, tornerà subito all’azione ragionata e al dovere di questo agire politico.

Via telematica, consiglio Beppe Grillo, di non tenere in alcuna considerazione le critiche (interessate) al linguaggio “violento” da lui usato: la prima rivoluzione che Mazzini compì fu proprio quella del linguaggio politico che trasformò in passionale, caldo, coinvolgente, iconoclastico. Violento, per l’epoca. Dopo secoli, dei valori che seppe propagandare in quel modo “diverso”, l’Umanità, specialmente quella europea, è ancora orfana. Disperdere i sei milioni di cittadini (un’enormità) che, il 25 maggio 2014, hanno saputo/voluto  votare per il M5S, sarebbe un gravissimo errore.

Vediamo perché!

Nel novembre del 2010, viene stampato un libro /inchiesta di Aldo Gianulli dal titolo anticipatore: “2012 La Grande Crisi” edizioni Ponte alle Grazie. Nessuna delle affermazioni e suggerimenti contenuti nel volume atti a comprendere la fase storica 2012/2014, si è dimostrata fallace o campata in aria. Il prof Aldo Giannuli è lo stesso studioso di cose complesse che, da alcuni mesi, si è appassionato alla vicenda politica che ruota intorno al M5S.

Ritengo che Giannuli si sia applicato a fornire ai giovani e inesperti dirigenti (io li chiamo così e sarebbe bene che che anche loro cominciassero a non temere gli eventuali significati negativi di questo appellativo) del M5S, suggerimenti tecnico/giuridici per provare a mettere a punto una legge elettorale democratica degna di questo nome. Ritengo di aver colto il senso di questa collaborazione da segnali che arrivano dalla rete e da quando si legge sulla rivista telematica “La Fucina” edita dalla Casa editrice “Adagio” fondata da Gianroberto Casaleggio. Dico questo perché,  in queste ore (che devono apparire belle e importanti come non mai) sarebbe vitale far assumere, a “La Fucina” il ruolo (coerente con il nome scelto) di pensatoio strategico per riprendere “il sentiero non battuto” che, come già stava avvenendo, ci porterà a ridare dignità e passione alla politica e alle sue istituzioni repubblicane. Un vero Centro studi telematico, multinazionale e transdisciplinare, per dare sostegno e spessore alla pattuglia di eroi che si prepara a trasferirsi al Parlamento Europeo. Nulla deve essere considerato perduto. Anzi, il terreno della complessità soprannazionale evidenzierà la serietà e l’eticità dei nostri rappresentanti a cinque stelle. La partita, in Europa, si presenta estremamente complessa e poco adatta ai truffaldini che la partitocrazia ha espresso come suoi rappresentanti. All’estero, viceversa, come il caso Shalabayeva/Kazakistan insegna,  i giovani, a cinque stelle, se la cavano egregiamente.

Leo Rugens