Trarre insegnamento, ad esempio, dal “Caso Abu Omar”, per decidere cosa e a chi vendere (e se vendere) i gioielli di famiglia

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“Attanasio Cavallo Vanesio” Matteo Renzi, forte di quella che ormai si fa credere essere un investitura elettorale democratica di oltre il 40% del popolo italiano (sappiamo invece che si tratta di una minoranza oscillante tra il 23% e il 24 % degli aventi diritto al voto che hanno deciso di fidarsi di lui), si prepara a fare, “come cazzo gli pare”, in non pochi settori che definirei “sensibili” se non, strategicamente, legati alla Sicurezza Nazionale. Le scelte che Matteo Renzi, euforico e ignorantissimo (secondo la definizione, mai smentita o ritirata, data di lui dal direttore del Il Sole 24 Ore, Roberto Napoletano) nuovo capo del Governo, si prepara a fare, in alcuni comparti, sono elementi sostanziali rispetto all’ipotesi di ri-trovare, per l’Italia, una qualche sovranità nazionale.

Ad esempio dis-mettendo, privatizzando, cedendo ad ambienti riconducibili a Paesi terzi (fu così con la vendita della Wind!) pezzi di aziende, industriali o di servizio, legate a comparti che voglio evidenziare nel loro valore incommensurabile, attraverso il racconto (giudiziario) del famoso episodio denominato, “Sequestro Abu Omar”, si potrebbero combinare gli ultimi, definitivi, non riparabili danni. Durante la lettura di quanto già sicuramente conoscete, provate a porre l’attenzione su ogni aspetto “investigativo” che evidenzi i dettagli di quello che chiameremo “ricerca delle ombre elettroniche”. Vi accorgerete quanto sia vero che… “se c’è sole, sulla faccia della Terra, c’è l’ombra” e che … l’elettronica non può funzionare senza lasciare ombre. Buona e attenta lettura.

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I fatti antecedenti il ricorso per conflitto di attribuzioni del Presidente del Consiglio dei ministri contro la Procura di Milano. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano e la Digos della Questura di Milano avevano, sin dalla metà del 2002, sottoposto a indagini per il reato di cui all’art. 270-bis c.p. Nasr Osama Mustafa Hassan detto Abu Omar, quando improvvisamente, il 17  febbraio 2003, egli scompariva.
La moglie ne denunciava la sparizione dopo un paio di giorni. Le conseguenti indagini si sviluppavano grazie, soprattutto, ad intercettazioni telefoniche ed all’analisi del traffico di telefonia mobile intervenuto nel giorno, nell’ora e nell’area in cui il sequestro era stato consumato. Quanto alle intercettazioni telefoniche – che erano state disposte nell’ambito delle indagini per reati connessi al terrorismo di cd. matrice islamica a carico dello stesso Abu Omar – emergeva dalle stesse che costui, verso il 20 aprile del 2004, era stato liberato da una prigione egiziana dove si trovava detenuto sin dalla sua scomparsa e si era messo in contatto telefonicamente sia con la moglie sia con un suo correligionario islamico (Elbrady Mohamed Reda), anche lui sottoposto ad indagini ed intercettazioni. Ad entrambi Abu Omar aveva raccontato di essere stato sequestrato, messo su un furgone, bendato e trasportato prima in una base aerea sita a cinque ore circa di distanza da Milano (individuata dagli inquirenti in quella di Aviano) e poi, in aereo, a Il Cairo (previa sosta intermedia nell’aeroporto di Ramstein, in Germania, come pure accertato dagli inquirenti). Durante la detenzione, aveva subito torture e violenze di vario tipo.
L’analisi del traffico di telefonia mobile prendeva spunto dalla dichiarazione di una teste egiziana, la quale aveva visto uno dei rapitori parlare al telefonino. Proprio per tale ragione, l’analisi riguardava il traffico intervenuto nelle «celle» che coprono territorialmente il luogo del sequestro (la via Guerzoni a Milano) e le vie limitrofe, il 17 febbraio e nei giorni precedenti. Era così possibile selezionare, tra migliaia di telefonate e utenze, 17 utenze risultate in contatto tra loro, nel giorno del sequestro. Quasi tutte queste utenze erano state attivate circa un mese prima del sequestro ed avevano cessato di funzionare due giorni dopo la sua consumazione. Sedici di esse risultavano intestate fittiziamente a persone inconsapevoli (cinque o sei alla stessa persona), altre non intestate ad alcuno, una risultava intestata ad una cittadina statunitense.
Lo sviluppo dei dati dei tabulati relativi al traffico telefonico di tali utenze, e di altre utenze risultate in contatto con queste, consentiva di identificare 25 cittadini statunitensi che ne erano intestatari. I loro nominativi venivano individuati attraverso controlli in hotel milanesi siti nelle zone dove i telefonini avevano funzionato in ore notturne, in hotel di altre città, nonché incrociando dati relativi alle chiamate effettuate, all’uso di carte di credito, di Viacard autostradali, agli accertati noleggi di autovetture etc. In alcuni hotel, così come presso autonoleggi, venivano anche acquisite copie di alcuni passaporti. Tra gli utilizzatori di questi telefoni cellulari, alcuni risultavano essere giunti ad Aviano (partendo dalla zona del sequestro) appena quattro o cinque ore dopo il sequestro stesso; altri risultavano solo avere partecipato ai sopralluoghi ed agli studi preliminari in vista del sequestro; l’utilizzatore di uno deitelefoni era il Capo Centro C.I.A. di Milano, a casa del quale – in zona di Asti – veniva eseguita una perquisizione, rinvenendo tracce inconfutabili della preparazione del sequestro (foto del sequestrando durante gli studi preliminari, studio del miglior percorso stradale fino ad Aviano, prenotazioni aeree per il trasferimento dello stesso a Il Cairo, messaggi di posta elettronica dal significato inequivocabile etc.). Attraverso indagini condotte nelle basi militari di Aviano, Poggio Renatico (Ferrara), nonché presso i Centri Controllo Volo di Linate e Bruxelles, venivano pure individuati i due aerei con cui Abu Omar era stato portato da Aviano a Ramstein e da Ramstein al Cairo, nello stesso giorno del 17 febbraio 2003.


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Spero vi sia chiaro perché si deve vigilare su chi compra Enav Spa (Ente Nazionale Assistenza al Volo), Poste, Telecom (o altra realtà, di qualunque genere, legato alla telefonia), Autostrade con annesse apparecchiature di semplice contabilità e, via dicendo, così. Temo, essendo Matteo Renzi ben consigliato (visti i risultati eclatanti!) da ambienti che – da sempre – si interessano di fare gli interessi (anche di tipo affaristico) di altri Stati, ci si possa trovare alla vigilia di una stagione particolarmente impegnativa per chi, legittimamente, sedendo nelle Istituzioni repubblicane, ritenesse di dover/poter vigilare che le svendite non risultino ancora più ferali di quello che, già oggi, si delineano essere. Non parlo solo della solita corruzione ma, questa volta, anche se tutto fosse fatto nella doverosa trasparenza, bisognerebbe aver ben chiaro a “chi” si vende. E questo è campo di necessaria e vincolante azione dei Direttori dell’AISI/AISE.

Questo è il solito paranoico pensiero “prudente” di Leo Rugens.