Ma di chi è la proprietà dell’immobile di Via Veneto 13, Roma, che “ospita” un Casinò? Lo chiedo inutilmente (lo ammetto!) da mesi

Se già negli anni Trenta si sapeva che le slot machine creavano dipendenza, PERCHÉ si è concessa la loro diffusione in Italia? Chi pagherà il conto?

Ottobre 1934, il sindaco di New York, l’italoamericano Fiorello La Guardia prende a mazzate le slot machine prima di inabissarle. Se già negli anni Trenta si sapeva che le macchinette mangia soldi e mangia anima creano dipendenza, PERCHÉ si è concessa la loro diffusione in Italia? Chi pagherà il conto?

In questi giorni ci sembra sacrosanta la campagna stampa d’appoggio che riceve Papa Francesco impegnato in questioni “vitali” per il futuro della Chiesa di Roma quali le vicende scandalose di chi, (Tarcisio Bertone ad esempio) nella Curia romana, non vuole rinunciare ai lussi (gli attici) o agli aiuti finanziari (mentre la Caritas si impegna quotidianamente contro la continua crescita della povertà anche nel nostro Paese) distribuiti dallo IOR, con evidente cultura di “parte” (i legami con prelature alla Opus Dei), fuori da ogni logica di amministrazione oculata e frugale. A tal proposito si vedano gli articoli di Marco Lillo sul Il Fatto Quotidiano e la campagna di contro-informazione che Dagospia, bene “infiltrato” o sostenuto, dall’aldilà, ancora una volta, dal suo santo protettore Francesco Cossiga, continua ad imbastire. Questa battaglia contro ciò che, per forma e sostanza, suonerebbe male messo a confronto con le disposizioni strategiche che sempre di più il Papa gesuita/francescano emana, è necessaria, in momenti così delicati, perché l’opinione pubblica, laica e religiosa, veda confermato il superamento della dicotomia popolare ” chiacchiere e fatti”. Dicotomia che, come le persone di esperienza sanno, è sempre in agguato.

Dicevo che Leo Rugens non può non essere che soddisfatto del riscontro che si ha presso i media laici più sensibili a queste tematiche. Ci aspettavamo quindi maggiore attenzione alla notizia che, inutilmente, da mesi abbiamo resa pubblica, informazione che, in nessun modo, riesce ad attrarre l’attenzione di chi di dovere (almeno per un chiarimento o una doverosa smentita) e, cioè che, a Roma, via Veneto 13, in un bene che risulterebbe ancora di pertinenza del Convento dei Cappuccini è allocato un Casinò (con l’accento sulla ò) dove, tutti i giorni e fino a notte fonda, si gioca d’azzardo.

Non mi sembra che, qualora la notizia risultasse vera, queste siano scelte “imprenditoriali” (il canone deve essere altamente remunerativo se il bene immobiliare è stato prima affittato ad un “Pastarito” e successivamente a sede di numerosissime e stordenti macchinette mangia soldi) confacenti e coerenti con le indicazioni (tassative) etico/morali di Papa Francesco. Avevo annunciato la spedizione della segnalazione di questo ipotetico (mi scuso sin da ora se, come ho sempre detto, avessi preso un granchio) fatto disdicevole, direttamente, via posta, a Papa Bergoglio. Poi, immaginandolo impegnato in ben altro, per una estrema forma di rispetto e pudore, non l’ho disturbato. Mi sono limitato ad inviare la segnalazione al SIR, all’Avvenire, a Famiglia Cristiana, a Radio Vaticana. Pensavo che fosse sufficiente. Invece, silenzio assoluto. Tenete conto, viceversa, che le indelebili tracce elettroniche mi evidenziano che questo blog, nonostante la sua relativa attendibilità, è seguito, sistematicamente, da “qualcuno” da dentro lo Stato Vaticano. Devo ritenere che l’oggetto della curiosità dei miei fedeli lettori “residenti” elettronicamente “oltre Tevere”, siano solo le vicende oscure legate alla figura controversa di Suor Lucia Lacandia, di cui mi sono doverosamente interessato? Oggi invio, nuovamente speranzoso, agli indirizzi a cui, inutilmente mi sono rivolto a suo tempo, la documentazione elettronica del mio “sospetto” su quanto avviene nel locale di Via Veneto 13. Aggiungo a quegli indirizzi quello della valente studiosa di cose complesse Carlotta Zavattiero, che come forse sapete si è interessata, in due libri documentatissimi, sia di gioco d’azzardo (Lo Stato bisca) che di potentati (Le lobby del Vaticano). Poi, in presenza di un eventuale ulteriore silenzio, troverò il coraggio di disturbare direttamente Papa Francesco, a cui, immagino, potrebbe far piacere apprendere la notizia “delicata” qualora non mi fossi sbagliato. Inoltre il Papa potrebbe apprezzare l’informazione implicita in quanto gli segnaleremo e cioè che, chi di dovere, non lo informa. Anzi, con l’indifferenza, copre un eventuale fatto di grave incoerenza di cui la Chiesa romana potrebbe essere accusata. La Via Veneto di cui ho scritto è, infatti, a Roma e Papa Bergoglio, per prima cosa, come Lui ha sempre evidenziato, è Vescovo della Capitale.

Rimaniamo in fiduciosa e ottimistica attesa.

Leo Rugens

P.S. Per rinfrescare la memoria…

Roma, via Veneto: Slot e Cappuccini

Leo Rugens e il “gioco d’azzardo” (175 post)