Macine al collo (metaforiche?) dei colpevoli del reato di pedofilia: è il pensiero di Padre Bartolomeo Sorge

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Su Rai News 24 ho appena rivisto il teologo gesuita, padre Bartolomeo Sorge. L’autorevole intellettuale veniva intervistato in occasione dell’uscita del suo libro “Gesù sorride”. La statura del personaggio non deve certo essere da me confermata ma voglio aggiungere comunque un pensiero di vero omaggio alla capacità di padre Sorge di essere facilmente capito nei suoi enunciati anche da chi, come me, non è certamente un addetto ai lavori in materia teologica. Scelgo, tra i tanti argomenti che, in pochi minuti di intervista televisiva, ha saputo trattare, quello relativo al rispetto dovuto ai bambini, colpito dal modo fermo con cui, Bartolomeo Sorge, ha posto una parola definitiva sul problema della pedofilia. Solo poche ore prima, evocando l’orrore delle messe nere, lo stesso argomento era stato ancora una volta affrontato da Papa Bergoglio che mi era sembrato già, giustamente, molto severo. Niente in confronto di un pacatissimo Sorge che, evocando “macine al collo”, indicava la strada della tolleranza zero, per chi si macchia dell’orrendo comportamento. Comportamento reso ancora più grave dalla fiducia che la fanciulla o il fanciullo ripongono nell’educatore (il sacerdote) preposto, nel pensiero cristiano, all’elevazione spirituale e alla ricerca della Luce. Gente che inganna, approfittando del ruolo. Cambiamo latitudine e continente. Quanto è accaduto, ancora ieri, in India (succede evidentemente senza intervallo se non quello rappresentato dai silenzi della stampa locale o dalle complicità delle comunità/autorità che coprono i misfatti che, viceversa, evidentemente, accadono continuamente) a discapito di due fanciulle stuprate in branco e, successivamente, impiccate, pone il problema macroscopico e irrisolto della  sessualità e dei processi educativi che intorno ad essa vanno prioritariamente costruiti. Ovunque nel Mondo.

Oreste Grani