Viene eletto, a furor di popolo, uno come Luciano D’Alfonso a Governatore dell’Abruzzo e i cittadini organizzati nel PD, festeggiano

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Viene eletto, a furor di popolo, uno come Luciano D’Alfonso a Governatore dell’Abruzzo e i cittadini organizzati nel PD, festeggiano. Mistero misterioso. Perché una figura “stranota” agli abruzzesi, di ogni ordine e grado, suscita tanto entusiasmo ? Mistero misterioso. Perché un personaggio di cui si è apprezzata, in decine di anni di carriera, solo la capacità di sciare a slalom,  lungo tutti i pendii della politica/partitica, prende voti a sufficienza per ricevere l’ennesima investitura a fare danni a  danno degli stessi abruzzesi che lo hanno votato? Mistero misterioso. Forse perché con assoluta volontà di ribadire la sua fedeltà alla chiesa ha battezzato il suo ultimo figlio con il nome, Cetteo (non come il noto Cetto La Qualunque) che è più semplicemente, il santo protettore di Pescara? Mistero misterioso. Niente da fare. È veramente difficile capire cosa pensa la gente. Luciano D’Alfonso a suo tempo (il nuovo che avanza) esordisce e si consolida, da democristiano, quale creatura dell’ex presidente del Senato, Franco Marini. Poi si fa folgorare, da vero provincialotto, dal fascino dalemiano, e, divenuto così un vero cattocomunista, si comincia a far beccare con un “reato” commesso, pare, in una vicenda, un po’ cristiana e po’ materialista, come sono quelle quella attinente un cimitero. Nel caso del cattopiddino Luciano D’Alfonso, un cimitero si trasforma da luogo di culto cristiano, in opportunità per non pagare una parte dei lavori di ristrutturazione di un appartamento di sua proprietà. I lavori pare li avesse svolti la ditta vincitrice dell’appalto per i sevizi cimiteriali!

Che stomaco questi politici, senza rispetto per niente e nessuno e, soprattutto, per niente scaramantici. Come Matteo Renzi, anche Luciano D’Alfonso si è fatto le ossa come Presidente della Provincia di Pescara: vai poi a parlare dell’inutilità delle Provincie! Tenete conto che le provincie erano competenti del sistema viario del territorio e il giovane Presidente della Provincia, Luciano D’Alfonso siglò, nel lontano 1999, con l’Anas, ad esempio, un accordo per la strada 81, detta Mare e Monti.

Perché perdersi dietro a storie di 15 anni fa?

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A che serve ricordare che tale Giuseppe Cantagallo (ma con tale cognome cosa si aspettava il furbo democristiano D’Alfonso se non che il solerte geometra dell’Amministrazione se la sarebbe “cantata?) incaricato di redigere i criteri della gara d’appalto della manutenzione della tratta di cui ho fatto cenno, si senti chiedere dall’allora presidente della Provincia, l’osannato piddino oggi appena eletto, a furor di popolo, presidente della Regione Abruzzo, di prendere contatto, preventivamente, con un certo Rapposelli, il quale lavorava per la Toto Spa. La Toto Spa, non ha niente a che vedere con il Principe Antonio de Curtis che faceva in arte Totò ma, appunto, con l’accento, sulla o. Il Rapposelli, nel lontano 1999, scopre che, nella sistema mentale del presidente della Provincia, oggi neo eletto Governatore (parliamo sempre, per chi si fosse perduto, di Luciano D’Alfonso) sospinto, il 25 maggio 2014, a furor di popolo, dalla marea montante renziana (quella del 40% e del nuovo e morale che avanza), a gara ancora non bandita, chi deve vincerla partecipa di diritto alla definizione del bando. Approccio funzionale, concreto degno di quel genio di Cetto La Qualunque! Per quello, torno a dire che, ispirandosi al modello di politico amante soprattutto do u’ pilu, il nuovo Governatore dell’Abruzzo (quello opportunamente eletto, ora-ora, per dare una svolta all’Italia del malaffare) ha battezzato un figlio Cett(e)o.

“D’Alfonso” racconta Cantagallo ai magistrati, “ebbe successivamente modo di dirmi in maniera entusiasta che Toto (non Totò) era riuscito a riprendersi l’appalto pagando un miliardo di vecchie lire alla ditta Cetti (ma allora è per questa assonanza che il Governatore chiamò il figlio Cetteo non per venerazione del santo protettore o per ammirazione del personaggio inventato da Antonio Albanese) perché si ritirasse dalla gara”.

Aspetto smentite ed eventuali querele.

Dice il sommo vate di questi temi putrescenti, Alberto Statera nel suo libro già,in questo blog, più volte citato, “Il Termitaio – I signori degli appalti che governano l’Italia”, Rizzoli: la storia di D’Alfonso, della gara per la strada 81 (ndr) “…è un luminoso esempio di concorrenza tra imprese, di certezza delle regole dell’economia liberista, che spiega gli immensi extracosti degli appalti che hanno contribuito a conferirci nel mondo industrializzato il record assoluto del debito pubblico”. Le falangi abruzzesi, il 25 maggio, mentre votavano per D’Alfonso rafforzavano il duce Renzi. Se dovessimo, con pazienza certosina, foglia a foglia, togliere tutti i voti che sono andati a comporre il successo di Matteo Renzi potremmo scoprire che, in Italia, l’hanno votato, per trascinamento, tutte situazioni di questa ambiguità. Potremmo scoprire che di voti lineari, Renzi ha preso il suo e quello di sua cugina. Sei anni dopo il 1999, in pieno 2005, quando, orientativamente, tutti si sarebbero dovuti dimenticare la questione Toto/Rapposelli/D’Alfonso/Cetti/Cantagallo,viene concessa dal Sindaco di Pescara (quello devoto a non si sa chi), una variante sul progetto originario della strada 81, che oltre – te pareva – a gonfiarne i costi, fa sconfinare il tracciato stradale nell’area protetta della riserva del lago di Penne.

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Se è questo che gli abruzzesi vanno cercando, per mari e monti, questo avranno ora che il Governatore dovrà mettere bocca (e mani) nella questione della trivellazione del suo/nostro mare Adriatico. Se tanto mi da tanto e se penso alla capacità che una Toto spa ebbe di suggestionare la pubblica amministrazione in quegli episodi e paragono questa capacità che per semplicità continuo a chiamare di suggestione e la raffronto con le forze finanziarie/geo politiche che stanno per scendere in campo per “succhiarsi” il sotto Adriatico, mi chiedo in mano a chi ci ha messo quel 40% di italiani entusiasti di Matteo Renzi e del sistema consolidato cattocomunista oggi denominato PD. Non era meglio 10, 100, 1000 volte che vincessero quei disonesti, un po’ terroristi, populisti, ultranazisti dei cittadini organizzati nel M5S?

Leo (adriatico-marino) Rugens