2 giugno: sotto l’operazione Mastrapasqua, gatta ci cova. In particolare potrebbe spuntare il nome del gattaccio di Posillipo (Alberto Statera preferisce chiamarlo “la volpe”) Alfredo Romeo

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Il 26 gennaio 2014 noi di Leo Rugens postavamo l’articolo intitolato “Antonio Mastrapasqua, l’uomo dai ventiquattro culi. Più il suo, fanno 25!“. Titolo un po’ scurrile ma che poteva rendere l’idea della complessità della vicenda.

Il 29 gennaio 2014 “La notizia – Giornale.it”, testata elettronica, pubblicava un pezzo, ampiamente documentato, su cosa si potesse intravedere dietro al terremoto dell’Inps (traumatico attacco al super potente presidente Antonio Mastrapasqua) a firma dell’esperto Stefano Sansonetti.

Il 2 febbraio 2014 noi di Leo Rugens scrivevamo un altro post di cui oggi si riscontra  il  valore intuitivo: E SE ANTONIO MASTRAPASQUA NON FOSSE SOLO UN MANGIATORE DI POLTRONE? E SE LE POLTRONE “SU CUI SEDERSI “NON FOSSERO STATE SCELTE SOLO DA LUI?”

Infine il 7 marzo 2014 tornavamo ancora sull’argomento con il post “COME LEO RUGENS IPOTIZZAVA, ANTONIO MASTRAPASQUA È AL CENTRO DI COMPLESSITÀ CHE SEMBRANO ANDARE OLTRE I MOTIVI DELLA SUA ISCRIZIONE SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI”

A quelle date ci sembrava che “qualcuno” non avesse approfondito la figura professionale e umana di Antonio Mastrapasqua. Non ci sbagliavamo.

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In questi giorni, infatti, apprendiamo, con soddisfazione, che, in modo ben altrimenti autorevole, il procuratore generale della Corte d’Appello, Otello Lupacchini, ritiene che, intorno ad un episodio di natura affaristico/imprenditoriale inerente la gestione di oltre 13.000 appartamenti di proprietà dell’INPS, qualcuno, tra i magistrati inquirenti, fino a quel momento, “non ha dato fondo alle possibili attività investigative”. Nell’episodio a cui fa riferimento il magistrato Lupacchini (lo ricordiamo  persona esperta di cose complesse tipo Brigate Rosse, Banda della Magliana, intrecci tra terrorismo nero e affari criminali, con particolare riferimento agli anni ’70/’90, quando, per intendersi, i magistrati e gli investigatori rischiavano la pelle), sono “sospettati” personaggi del calibro di Alfredo Romeo, Marco Tronchetti Provera e, appunto, il super trasversale ex presidente INPS, Antonio Mastrapasqua. Oltre al marginale “Leo Rugens”, anche la giornalista Valeria Pacelli che segue, per Il Fatto Quotidiano, le cronache giudiziarie,  scriveva, il 21 maggio u.s., un articolo dedicato a questo groviglio. Anche a lei la storia appare subito rilevante, per gli importi impliciti (parliamo di milioni e milioni di euro), per la valenza sociale (13.000 appartamenti), per i profili professionali dei protagonisti.

Afef+Jnifen

Se l’articolo vi fosse sfuggito, vale la pena di leggerlo integralmente. I protagonisti, dicevamo, non vanno sottovalutati singolarmente e, soprattutto, se in rapporto (fosse anche conflittuale) tra loro: Alfredo Romeo è un uomo/sistema che, come dice l’infallibile Alberto Statera, è tra quei signori degli appalti che, di fatto, governano l’Italia; in più, per non farsi mancare nulla, si è messo a finanziare Attanasio Cavallo Vanesio Matteo Renzi; Marco Tronchetti Provera deve ancora chiarire, fino in fondo, il suo ruolo nella oscura vicenda “intercettazioni telefoniche/Tiger Team di Giuliano Tavaroli ed altri” e, soprattutto, dovrebbe ancora dire agli italiani, dove prese tutti quei soldi per scalare la Telecom e in ultimo, ma non ultimo, chi fosse e di cosa si interessasse (convention e incentive per i “piazzisti” Tim/Telecom? macchine automatiche per chi vuole uccidere il prossimo?) in realtà suo cognato Slaedine Jnifen, fratello della bellissima Afef; Antonio Mastrapasqua è stato trovato, in modo sorprendente per le logiche tradizionali, seduto, contemporaneamente, su le 25 poltrone di cui si parlava all’inizio del post, rivelandosi essere un hub di un sistema comprendente realtà che, per tradizione culturale, si presumevano, tra di loro, compartimentate se non, addirittura, in disputa d’affari e di potere; spunta, inoltre, tra i protagonisti di questa battaglia campale, il nome di Massimo Caputi che, meno noto al grande pubblico, è ricordato dai Carabinieri come l’uomo che se ne uscì, alcuni anni fa, da un albergo, lasciando (beato lui!) un sacchetto di carta con dentro 47.000 euro.

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Nella fretta di fare i bagagli, se ne dimenticò. L’episodio si risolse grazie al personale adibito alle pulizie che, onestamente, segnalò la cosa anomala alla direzione; con i carabinieri che inseguirono il “titolare” dell’involucro e con Caputi che riuscì a spiegare l’accaduto nonostante, evidentemente, sia dotato di una memoria labile o di troppe disponibilità liquide. Giustamente, vista la caratura dei personaggi e il modus operandi a cui sono avvezzi singolarmente presi, un magistrato, quale ci ricordiamo essere Otello Lupacchini, addestrato dall’esperienza a non fermarsi alla superficie delle cose, ci vuole vedere chiaro. E, a noi che siamo modesti cultori dell’arte di estrarre dalla realtà quello che c’è ma non si vede, la cosa non ci dispiace per niente. Anche e soprattutto perché la sicurezza e l’autonomia di uno Stato, di un governo e delle Istituzioni, sono minacciate costantemente da complotti che nulla hanno a che vedere con i toni di voce di Giuseppe Grillo da Genova, ma, quasi tutto, con fenomeni di dimensioni internazionali quali la criminalità immobiliare/finanziaria, la corruzione e le relazioni carsiche con le ormai (visto il clima euforico innescato dal grande cambiamento renziano) innominabili, mafie. Criminalità finanziaria, corruzione del ceto politico/dirigenziale, rizomi con le mafie, sono tutti fenomeni che chiamano in causa il ruolo dell’Intelligenza dello Stato, necessariamente e auspicabilmente l’ultimo baluardo dell’etica sociale economica e politica della Repubblica. Questo residuo pensiero è il mio omaggio, oggi, 2 giugno, alla forma di stato scelta drammaticamente (scorse il sangue tra monarchici e repubblicani) dagli Italiani. Quella volta fu, realmente, la maggioranza a decidere e non un risicato 24% degli aventi diritto al voto. Abbasso la dittatura delle minoranze organizzate “in partito”.

Viva la “maggioranza” del popolo italiano! Viva la Repubblica!

Leo Rugens