“Aiuti allo sviluppo” è una delle frontiere che vanno tassativamente sorvegliate dal personale dell’AISE

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In un recente post ho usato parole particolarmente dure nei confronti dell’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Non solo non me ne pento ma oggi rincaro la dose ormai certo che la spregiudicatezza del personaggio e del suo entourage di complici, gli ha consentito di insediarsi parassitariamente, nel settore istituzionale degli aiuti allo sviluppo che risulta essere tra i maggiori “indiziati”, da decine di anni, di non poche storture e scelte inique che si sono fatte in politica  estera. Certamente, queste errori  sono avvenuti ad opera di paesi di maggior peso dell’Italia ma anche qui da noi non ci siamo fatti mancare nulla. In molti paesi “donatori” è diffuso il sospetto che l’aiuto venga spesso sprecato e che scarsi effetti abbia sulle condizioni economiche e sociali del paese beneficato. I paesi di destinazione degli aiuti, dal canto loro, non sono esenti da un certo senso di scetticismo circa la loro efficacia. I problemi che sarebbe interessante porre “sul tavolo” del governo Renzi, a seguito dello scoperchiamento delle attività truffaldine inerenti a questi accordi bilaterali nel caso del furbacchione di turno Clini (Brasile, Egitto, Cina, Messico, Montenegro, Iraq) potrebbero riguardare una inchiesta severa su quanto dell’aiuto esterno è stato effettivamente sprecato a prescindere, evidentemente, dai danni inferti dalla corruzione.

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Il termine spreco può essere inteso in due sensi diversi. Nel primo e più grave caso si presuppone che le finalità per le quali l’aiuto è stato fornito non sono soddisfatte a causa, ad esempio, di storni di fondi per, appunto, mal costume. Nel secondo caso può invece essere impiegato per indicare che l’obiettivo fissato non è stato scelto bene, o perché esagerato o perché i mezzi prescelti per perseguirlo non sono i più idonei. L’inefficacia dell’aiuto, come nel caso Clini, è certa perché il furbo di turno se la è cantata e se la è suonata sempre lui stesso o, con pochi complici. Fottendo così tutti, donatori e destinatari del dono. Tutti e tutte, compreso la specialista in intrighi internazionali la bella moglie montenegrina Martina Hauser. O lei fotteva lui?

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A prescindere che ovviamente ogni spreco è sempre deprecabile, ora che la papera non galleggia, sarebbe interessante sapere se la percentuale delle perdite è troppo elevata tanto da rendere sostanzialmente nulli i programmi d’aiuto. Programmi che nessuno ferma perché i tanti Clini, da trent’anni, hanno evidente interesse a che nessuno si permetta di fermarli questi “benedetti e sacrosanti aiuti” destinati ai popoli amici e bisognosi. Chi di dovere, vari subito una task force, anche e soprattutto, attivando quanto rimane delle capacità dell’AISE di essere a conoscenza, nei paesi destinatari di cifre rilevanti di attività illecite  intorno a queste transazioni. I nostri servizi, devono essere utilizzati, senza che chiudano un occhio se non due, proprio per avere certezza o meno, di questi saccheggi, determinanti per una ulteriore perdita di credibilità del nostro già troppo sputtanato Paese e per il danno che creano al tentativo di ricreare, in quei luoghi, relazioni influenti. Anche facendo assumere questo ruolo ai nostri “agenti”, si risponde strategicamente alle domande sempre più ricorrenti nella rete: “Quanto si guadagna nei servizi segreti? Come si entra nei servizi segreti? Quali prerogative si devono avere per essere assunti nei servizi segreti?“.

Forse è tempo che la nostra gioventù si chieda: “Cosa mi chiederanno di fare i nostri servizi segreti nell’eventualità che mi arruolino?

Leo Rugens